La Biblioteca Nazionale di Firenze avrà una sua autonomia gestionale e amministrativa. Entro l'anno, sarà riorganizzata con lo stesso stato giuridico del Polo museale fiorentino: autonomia anche scientifica, gestione manageriale da parte del direttore che sarà equiparato allo status del soprintendente dei musei fiorentini. Una trasformazione annunciata dal Giuseppe Proietti, capo del Dipartimento per la ricerca, l'innovazione e l'organizzazione del ministero dei Beni culturali, che dovrebbe sanare tutte le magagne economiche e di carenza di personale che affliggono la prestigiosa istituzione, e permettere alla direzione di mettere in atto tutte le iniziative per rilanciarla. «Si tratta di un disegno di riorganizzazione e razionalizzazione in corso di verifica con precisi e concreti passaggi, che dovrebbe entrare in funzione entro l'anno. Riguarderà anche la Biblioteca nazionale di Roma, che avrà la stessa autonomia come l'Archivio centrale di Stato - spiega Proietti - Non è l'unico progetto in ponte, l'altro a Firenze tocca l'Opificio delle Pietre Dure che resterà autonomo, ma entrerà a fra parte di un nuovo sistema di eccellenza che riunisce insieme le competenze dell'Istituto centrale del restauro di Roma, quello della Patologia del libro e il Centro per il restauro e legatoria degli Archivi di Stato». Una metamorfosi dettata dalla necessità di confrontarsi con nuove competenze, per fra crescere le due istituzioni, «farle uscire dalle difficoltà economiche» ripete il capo del dipartimento di via del Collegio Romano. Che rassicura i fiorentini, che temono lo scippo delle specificità dell'Opificio: «Da un lato, la Biblioteca nazionale acquisterà più prestigio e potere, dall'altro l'Opificio potrà avvalersi delle altre competenze messe a disposizioni dagli altri centri, pur restando operativo a Firenze con il proprio nome e patrimonio di conoscenze storielle indiscusse». Insomma, di fatto cosa cambierà per l'Opificio? Il nuovo disegno di riorganizzazione ministeriale, precisa Proietti «punta a creare un nuovo centro di eccellenza nazionale sul modello dell'Istituto superiore di Sanità, così l'Opificio fiorentino farà parte di un grande istituto coordinato, che ci permetterà di potenziare la nostra leadership nel mondo sul settore dei restauri». Di fatto però sparirà la figura del soprintendente o dirigente locale, a Firenze resterà solo un direttore, mentre la dirigenza sarà a Roma, nel nuovo supercentro che accorperà tutti e quattro gli istituti. «Il direttore fiorentino avrà gli stessi poteri che attualmente ha la soprintendente Cristina Acidini - prosegue Proietti - quello che cambia è che si mette in atto un'occasione di crescita con nuove sinergie e competenze perché oggi i livelli di eccellenza si consolidano verticalizzando la ricerca e coordinando tutte le forze disponibili». Una riorganizzazione ministeriale che punta a far quadrare conti e posti, che secondo gli esperti del ministero non deve passare per «operazione di centralismo». Cristina Acidini, attuale soprintendente dell'Opificio e dal 1 ottobre, nuovo soprintendente del Polo museale, non nasconde qualche perplessità: «L'Opificio è una struttura vitale e antica, mi auguro che possa mantenere i livelli di eccellenza che in questi anni ho cercato di salvaguardare. Ma se cambiano certi requisiti mi chiedo che cosa possa accadere».