Alla scoperta della Nazionale Miracoli dell'urbanistica: laddove c'erano le carni macellate, pesce e frutta da vendere sul mercato, ora ci sono 400mila libri, chilometri di documenti antichi e sale di lettura ultramoderne. Siamo nella nuova Biblioteca nazionale «Sagarriga Visconti Volpi» che da qualche tempo è aperta nell'ex «Cittadella annonaria», luogo in cui funzionavano il Macello comunale, il mercato ittico e quello ortofrutticolo, lino spazio enorme, in via Pietro Oreste (tra via Napoli e il lungomare), rimesso a nuovo da un restauro imponente curato dalla Soprintendenza e oggi diventato «Cittadella della Cultura»,perché qui vivranno affiancati non solo la Biblioteca ma anche l'archivio di Stato di Bari, il cui trasferimento è in corso e sarà ultimato entro pochi mesi. Varcare i cancelli neri della Cittadella significa immergersi in un luogo che per Bari è davvero medito: in un quartiere in cui manca persino un cinema, ci sono spazi culturali per oltre 11 mila metri quadrati, magazzini con scaffalature, climatizzati in modo da proteggere i testi antichi. E poi sale lettura (di 870 metri quadrati e di 400 mq) in cui dominano l'azzurro e il legno: basta guardare in alto e si vede un soffitto di vetro, due grandi lucernari con vetri a controllo solare. Altre sale, per giornali e manoscritti, oltre a saloni per le conferenze e impianti tecnologici di avanguardia. Sembra di stare a Parigi: «Questa è una delle Biblioteche tecnologicamente più avanzate in Italia», dice con orgoglio il direttore Mauro Giancaspro (pugliese di origini, napoletano di adozione), che guida anche ad interim la Biblioteca nazionale di Napoli. Gli impianti di avanguardia sono pura tecnologia: un esempio è la macchina nera e arancione che ha un nome suggestivo come «Mondo Nuovo» e permette di leggere le scritture cancellate sui manoscritti antichi. Per non parlare dei sistemi automatici di consultazione e di quelli che permettono una conservazione perfetta e climatizzata dei testi e documenti antichi. Per le «Giornate europee del patrimonio», sabato prossimo, sono state organizzate visite guidate alla nuova Biblioteca dalle 9 alle 13 (prenotazione facoltativa allo 0802173450) ma la Biblioteca è sempre aperta a tutti, dalle 8,30 alle 19. Mentre entro l'anno sarà trasferito qui - nello spazio dell'ex Macello - l'Archivio di Stato, come ha annunciato il direttore Giuseppe Di Benedetto, sottolineando l'impegno dell'Amministrazione Comunale che ha messo a disposizione lo spazio rimasto abbandonato per tanti anni. Realizzato nel 1928 dall'allora podestà di Bari Araldo di Crollalanza, il Macello comunale permetteva di abbattere - raccontano i vecchi documenti - in sei ore, 140 bovini, 25 equini, 200 suini e 2.500 ovini. Oggi il patrimonio è fatto di chilometri di documenti e di migliaia di volumi, anche preziosissimi. «Aprire questo spazio - spiega il direttore Giancaspro - è una scommessa e vogliamo aprirci al territorio, non essendo più nel cuore dell'ateneo. Tra i programmi, ci sono spazi per i bambini e persino una Biblioteca digitale del Levante, un progetto che raccoglierà traduzioni di Bibbie e testi di varie religioni «qui, a due passi dalla Fiera del Levante, aprendoci al dia logo verso il Levante», spiega Giancaspro. L'inaugurazione vera e propria si terrà il 27, 28 e 29 ottobre, nell'ambito dell'iniziativa «Piovono libri». Per costruire l'ex Macello furono appaltati nel 1926 lavori per oltre tre milioni di lire. Per ristrutturare questo grande spazio ne sono stati spesi circa 25milioni (di euro), messi a disposizione dal Ministero dei Beni culturali. Un accordo firmato nel '97 dall'allora sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia permise di cedere in concessione dal Comune al Ministero i locali. Spazi che erano rimasti abbandonati e degradati per decenni dopo un incendio scoppiato nel 1986. E - pensando al Petruzzelli - se da un incendio è nata una realtà culturale come questa, forse la «Cittadella della cultura» può essere anche di buon augurio.