All'Unicredit riunione tecnica dei referenti dei 41 siti italiani classificati «Patrimonio dell'umanità» «Verona è un esempio» ha aperto la riunione tecnica dei referenti dei 41 siti Unesco italiani nella sala riunioni dell'Unicredit Sergio Vasarri, della segreteria del sottosegretario ai Beni Culturali Danielle Gattegno Mazzonis. Una riunione tutta dedicata a una riflessione sulle buone pratiche dei siti della Penisola dichiarati patrimonio mondiale dell'umanità dall'Unesco. Tanto più necessaria dopo la denuncia dei giorni scorsi di Giovanni Puglisi, presidente della commissione italiana per l'Unesco, che puntava il dito contro le nuove speculazioni edilizie della Val D'Orcia, in Toscana, ma nello stesso tempo lanciava l'allarme per i centri storici snaturati dal turismo di massa come San Gimignano, per la costruzione di 42 villette con piscina a Corniglia, nelle Cinque Terre, e di un parcheggio sotto i Sassi di Matera o davanti alla Reggia di Caserta. «Ufficialmente, i siti italiani sotto osservazione "disciplinare" dell'Unesco», ha rivelato ieri l'architetto Manuel Roberto Guido, coordinatore governativo per le relazioni con l'Unesco, «il primo è Lipari; per la vicenda delle cave di pietra pomice; il secondo è Vicenza e le Ville Palladiane, a causa del prolungamento dell'autostrada A31. In questo caso per mantenere il sito l'Unesco ha chiesto che il tratto nelle fasce attigue all'autostrada per la larghezza di un chilometro, in cui sono presenti oltre 32 beni culturali vincolati eo tutelati, fra cui numerose ville, sia realizzato in trincea». Nulla da eccepire, invece, come dicevamo, su Verona, nonostante la vastità e la problematicità del sito, tutta la città all'interno delle mura, che la rendono unica nel panorama italiano, grazie anche il piano di gestione Unesco, che il Comune ha realizzato per primo in Italia. Tra gli intervenuti i rappresentanti di Napoli, Pisa, Assisi, Urbino, Ravenna e Modena.