Chiusa nel 1986 per lavori di ristrutturazione Dopo la sua riapertura versa nel degrado Protestano i comitati dei cittadini In 10 anni nessun progetto per il suo recupero Al suo interno, senza alcuna manutenzione, l'ufficio per la tutela artistica del centro «QUESTO luogo è patrimonio artistico di Roma e del mondo. Aiutaci a conservarlo nella sua bellezza e pulizia. Sanzioni severe per chi lo danneggia». Tutto questo è scritto su un cartello ben in vista all'ingresso della villa Aldobrandini. Peccato, però, che il patrimonio artistico di Roma e del mondo è diventato un dormitorio pubblico e un luogo dove stendere i panni. Peccato che un gioiello storico e culturale sia ormai da anni abbandonato a se stesso, ridotto in uno stato pessimo. La villa, che sorge nel cuore della città nel rione Monti, uno dei più belli e antichi della Capitale, era sta chiusa nel 1986 per dei lavori di ristrutturazione per essere riportata al suo antico splendore. Ma questo non è mai avvenuto. Sporcizia, panchine diverte o danneggiate, aiuole secche, le fioriere all'interno del giardino rotte, fontane non funzionanti e ritrovo per nomadi e senzatetto. Rattrista constatare come a nessuno interessi salvaguardare e difendere da atti vandalici, sempre più frequenti, le statue romane presenti nel giardino, tutelare le bellissime terrazze che si affacciano sui mercati Traianei, sul Quirinale e su via Nazionale. Dal 1986, infatti, nessuno si è mai preoccupato di presentare un progetto per il suo recupero. Nessuno. E a far ancora più rabbia è il fatto che all'interno della villa, sotto la tutela della Sovrintendenza comunale, ci siano gli uffici per la tutela artistica del centro. Ma dalla rabbia, qui, si passa al paradosso. Infatti anche questi uffici sono abbandonati, lasciati all'incuria e al degrado. Il citofono è staccato, sulle porte campeggiano numerosi murales, le vetrate delle finestre, trasformate in bersaglio per il lancio di sassi, sono frantumate e le insegne diverte o imbrattate con altri murales. Eppure qualcuno che vuole salvare il giardino e strapparlo all'incuria e al degrado del tempo c'è: sono i residenti del rione Monti. La loro voglia di riprendersi un luogo che rappresenta la loro storia, la loro cultura, si è manifestata lo scorso 5 agosto. Quel sabato mattina l'associazione «Rione Monti» occupò un padiglione del giardino per chiederne al Comune il pieno recupero. Una richiesta caduta nel vuoto. «La nostra richiesta dice il presidente dell'associzione, Sergio Perozzi - non è stata accolta e il risultato è quello che vedete. Ad oggi la villa è deserta, tranne per una colonia di gatti, un cane al quale qualcuno ha costruito anche una cuccia all'ingresso e a un numero sempre maggiore di nomadi che oltre a dormirci vengono qui per fare ben altro. Fino a qualche tempo fa - prosegue Perozzi - la pulizia e la cura del verde del giardino erano affidati a una cooperativa che improvvisamente è sparita. Chiunque venga qui può constatare coi propri occhi la situazione. È davvero un peccato che un bene storico così importante venga dimenticato e ridotto a una discarica». L'associzione «Rione Monti», però, non è stata la prima che ha avuto l'interesse e il senso civico di voler salvare Villa Aldobrandini. Nel 2002, infatti, l'associazione culturale «LiberoPensiero», in qualità di capofila di un gruppo di associazioni senza fini di lucro impegnate in attività di promozione culturale e sociale nel rione, si fece promotrice della richiesta di «adozione» della villa. Ma anche allora qualcuno preferì lasciare che un pezzo di storia della Capitale continuasse a rimanere prigioniero del degrado.
Villa Aldobrandini, tesoro dimenticato
La villa Aldobrandini, un patrimonio artistico di Roma e del mondo, è stata chiusa nel 1986 per lavori di ristrutturazione e non è stata riaperta. Dopo la sua riapertura, il luogo è caduto in degrado e sporcizia. I comitati dei cittadini protestano contro la mancanza di progetti per il suo recupero. L'ufficio per la tutela artistica del centro è stato abbandonato e i locali sono stati danneggiati. I residenti del rione Monti hanno occupato il giardino per chiedere il recupero della villa, ma la richiesta è stata ignorata. La situazione è stata descritta come un "dormitorio pubblico" e un "luogo di discarica".
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