Pianificazione. Quasi tutti gli strumenti già varati sono da rifare La nuova stagione della pianificazione paesaggistica stenta a decollare. Fino a oggi, l'unico piano di nuova generazione ad aver tagliato il traguardo è quello relativo alle coste approvato nelle scorse settimane dalla Sardegna. Tutti gli altri strumenti paesaggistici varati dalle Regioni sono infatti precedenti al primo maggio 2004 (data di entrata in vigore del Codice dei beni culturali) e non tengono quindi conto delle importanti novità introdotte dal Dlgs 422004. Si tratta di piani varati negli ultimi quindici anni in base alla legge Galasso (1343185). L'unica Regione a esserne rimasta priva è la Calabria. La maggior parte di questi strumenti ha però solo una funzione ricognitiva e di aiuto nella gestione dei vincoli dettati dalla Galasso per le aree tutelate per legge. Spesso non riguardavano inoltre l'intero territorio regionale ma solo le aree di rilevante valore paesaggistico. Il Codice dei beni culturali ha però profondamente modificato la disciplina dei piani, arricchendoli di contenuti e rendendoli strumenti fondamentali per la gestione e lo sviluppo compatibile del territorio. Il Dlgs 422006 ha infatti ribaltato l'approccio di fondo: al centro del piano paesaggistico non ci deve esser e il vincolo ma la valorizzazione del territorio a partire dal recupero delle aree e degli immobili degradati. Ed è proprio la riqualificazione delle zone compromesse una delle novità maggiori introdotte dal Codice. Ai piani di nuova generazione il Codice affida quindi il compito di definire le trasformazioni compatibili con i valori paesaggistici, le azioni di recupero e di riqualificazione degli immobili e delle aree compromesse, nonché gli interventi di valorizzazione del paesaggio, anche in relazione alle prospettive di sviluppo sostenibi-le. Dovranno inoltre riguardare l'intero territorio regionale. Una vera e propria rivoluzione che le Regioni devono recepire entro il primo maggio 2008: solo poche autonomie stanno però lavorando all'aggiornamento dei vecchi piani. «Sia le Regioni che il ministero dei Beni culturali devono fare un salto di qualità dice Edoardo Zanchini, responsabile territorio di Legambiente per passare da un'impostazione fondata sulla gestione dei vincoli a un'ottica di pianificazione. La verità è che a nessuno va più di pianificare. Tant'è che questo compito viene sempre più trasferito a valle, ai Comuni e alle Province». Poco sfruttata è anche la strada dell'intesa con il ministero dei Beni culturali e con quello dell'Ambiente. Il Codice attribuisce ai piani redatti sulla base di questi accordi un potere di intervento più elevato in merito alla riqualificazione delle aree degradate. Ad esempio, per gli interventi volti al recupero di zone gravemente compromesse non è previsto il rilascio dell'autorizzazione paesaggistica. Finora l'unica Regione che ha firmato quest'intesa con il ministero è il Friuli Venezia Giulia. Accordi di collaborazione parziali esistono con il Veneto, il Lazio e l'Emilia Romagna. La Toscana, rispondendo a una lettera inviata dal Wwf, informa che sono in corso contatti con il ministero dei Beni culturali per «pervenire alla definizione del piano paesaggistico regionale in base a un percorso metodologico comune e condiviso». L'Abruzzo, il 1 giugno scorso, ha aggiudicato la gara per l'affidamento della revisione del piano paesistico. La Puglia invece è alle prese con il problema dei Comuni che non hanno ancora recepito il piano paesistico del 2001.