GLI Emirati Arabi Uniti, piccola e ricchissima federazione di stati affacciata sul Golfo Persico, si candida come uno dei poli mondiali dell'arte contemporanea. Dopo l'annuncio che la fondazione Guggenheim aprirà un nuovo museo ad Abu Dhabi, filtra la notizia che la famiglia regnante, gli Al-Nuhayyan, sta trattando anche con Parigi per una succursale del Louvre nell'emirato. Gli sceicchi, con i loro mezzi, pensano in grande. A Dubai, l'altro stato tramante della federazione, i cantieri sono grandiosi: isole artificiali a forma di palma e di atlante, città della tecnologia e dell'informazione, alberghi sotto il mare. I petrodollari vengono reinvestiti in strutture per il turismo e per servizi all'avanguardia. E ora in arte, in un momento in cui il mercato tocca livelli da record. L'isola di Saadyiat, staccata di appena 500 metri dalla terraferma di Abu Dhabi, verrà trasformata in un gigantesco centro espositivo. H progetto prevede dieci anni di lavori e uno stanziamento di circa 25 miliardi di euro. Il mondo dell'arte, poco preoccupato dallo «scontro di civiltà» e dalle minacce di attentati, ha risposto con entusiasmo. Il primo museo a sorgere sarà quello con l'etichetta del Guggenheim, affidato alla stella Frank Gehry, autore del celebrato Guggenheim di Bilbao. Il costo stimato è di 400 milioni di euro. Gehry, che ha stretto un accordo separato con il governo del principato arabo, è già al tavolo da disegno, per un progetto che dovrebbe coniugare citazioni da architetture islamiche e le linee spezzate, i piani slittanti, che sono la cifra della sua visione. Un progetto preliminare sarà svelato a novembre, nelle sale dell'Emirates Palace Hotel di Abu Dhabi, a una mostra di arte russa curata dal Guggenheim. Mentre i rappresentati dell'emiro e quelli del grande network museale si stringevano le mani, altri emissari volavano a Parigi ad incontrare Henri Loyrette, direttore del Louvre, Mubarak al Muhairi, direttore generale dell'Authority per il turismo di Abu Dhahi ha dichiarato all'inglese Art Newspaper; «Siamo in trattativa con altre istituzioni culturali di livello mondiale, oltre al Guggenheim». Ma non ha confermato nulla sugli accordi per la dependance del Louvre in terra araba. Però per il museo è già pronta un'altra matita famosa, quella di Jean Nouvel, che di recente ha firmato il discusso museo parigino sul quai Branly, dedicato alle culture tribali. Gli stati del Golfo come la nuova mecca dell'arte, contraltare di New York e Londra? Molti galleristi internazionali sono in fibrillazione per acquistare spazi tra le torri aweniri-stiche di Dubai e Abu Dhabi. La casa d'aste Christie's ha aperto i giochi lo scorso maggio con una vendita di arte contemporanea. Un «assaggio» che ha totalizzato 8 milioni di euro. Il triplo rispetto alle previsioni. Spiccioli, comunque, per il potere d'acquisto dei potenti locali. Le opere all'asta si moltiplicheranno il prossimo anno. Gli esperti di Christie's giudicano l'arte astratta e concettuale particolarmente adatta per i collezionisti arabi, dato che la regola dell'Islam rifugge dalla riproduzione delle immagini. Un veto, quello religioso, che nei secoli passati, è stato aggirato con esiti felici, basti pensare alla pittura persiana del XVm secolo e alle miniature Moghul in India. Il vero banco di prova sarà una nuova fiera d'arte, che aprirà nel marzo del 2007 nella Jumeira Arena di Dubai, con la partecipazione annunciata di 50 gallerie di prestigio intemazionale. L'emiro Al Maktum ha come modello la fiera Art Basel di Miami Beach, un concentrato di arte, potere e mondanità, dove pittori emergenti strusciano il gomito con i signori degli edge funds di Manhattan. Un obiettivo ambizioso. E ad alto rischio, in un'area dove i servizi di intelligence e polizia non si sono sempre dimostrati brillanti nel prevenire gli attentati dei fondamentalisti. Le provocazioni di alcuni artisti potrebbero bruciare troppo nella terra natale di Maometto? Le sirene dei grandi investimenti e delle tasse inesistenti suonano più forti e dolci per il mercato dell'arte. Secondo Tnomas Krens, grande capo alla Guggenheim, la sfida sta nel sostituire l'antagonismo con lo scambio culturale. L'osmosi dell'arte invece del «clash of civili-zation». Nel memorandum firmato dalle autorità di Abu Dhabi con il Guggenheim il modello seguito è quello di Bilbao: il nuovo museo sarà interamente proprietà dell'emirato e mostre ed acquisizioni dovranno essere approvate dal governo.
Abu Dhabi, dai petrodollari all'arte dopo il Guggenheim arriva il Louvre
Gli Emirati Arabi Uniti si stanno candidando come uno dei poli mondiali dell'arte contemporanea. La fondazione Guggenheim ha annunciato l'apertura di un nuovo museo ad Abu Dhabi, mentre la famiglia regnante, gli Al-Nuhayyan, sta trattando con Parigi per una succursale del Louvre. Il governo degli Emirati ha investito enormi somme in strutture per il turismo e per servizi all'avanguardia, tra cui isole artificiali e alberghi sotto il mare. L'isola di Saadyiat, vicino a Abu Dhabi, sarà trasformata in un gigantesco centro espositivo con un costo stimato di 25 miliardi di euro.
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