La chiave per rilanciare il turismo in Italia? Le compagnie aeree low cost. Sono loro a muovere il mercato dei turisti. Ne è convinto Josep Ejarque Bernet, il guru del settore, ingaggiato da Riccardo Illy per il Friuli-Venezia Giulia. innovare, innovare Dice il consulente: «Buona la proposta di Rutelli sulle ferie, ma serve una riorganizzazione strategica del sistema» Sa «chi comanda oggi nel turismo? Le low cost, è con loro che dobbiamo e dovremo fare i conti. Il turista ormai si compra e loro ti portano chi vuoi, basta pagare». Josep Ejarque Bernet ha 42 anni, è spagnolo di Barcellona e porta cucito addosso il vestito del guru. Poche idee, ma chiare. La forza di chi crede in un progetto, anche al limite della spavalderia. Un pedigree che annovera le Olimpiadi di Barcellona prima (1992) e quelle sulla neve di Torino poi. Due successi. Ora l'ha ingaggiato il presidente del Friuli-Venezia Giulia, Riccardo Illy, che ha voluto un uomo solo al comando di un settore così strategico per il futuro. Ejarque è quel che si dice in termini tecnici un destination manager: pianifica, sviluppa e costruisce una destinazione turistica. «E il segreto di questa professione è molto semplice: vedo le cose come le vede 0 turista e di conseguenza cerco di creare un prodotto per lui. Perché l'errore che si fa in Italia è che il turista non lo ascoltiamo e continuiamo e vedere solo ciò che ci interessa. Il turismo oggi è business. Il turista è un ch'ente che in Friuli-Venezia Giulia come nel resto dell'Italia ha nel portafoglio 500 euro. Il nostro mestiere è fare in modo che quella banconota rimanga da noi, perché così possiamo far girare tutta l'economia». Alla faccia, il guru catalano assesta subito la prima randellata («Ma io mi sento italiano, siete voi che mi pagate lo stipendio, per quello uso il "noi"»). E meno male che l'estate 2006 ha il segno più. «Certo aggiunge , ma non bisogna pensare che le cose vadano in questo modo perché siamo bravi. Anche tutti gli altri Paesi stanno andando bene. Però, programmano e organizzano per essere pronti anche nei tempi di vacche magre. Noi no. Eravamo abituati a tirare su e giù la serranda e la gente arrivava. Quei tempi sono finiti». Almeno di turismo, comunque, si comincia a parlare anche nei palazzi che contano. Il vice-premier Rutelli ha gettato nella mischia la proposta di ferie scaglionate: «Buona idea, ma da sola sarebbe solo un rattoppo. Quel che serve in Italia è qualcuno che prenda il comando e organizzi strategicamente tutto il sistema. Basta pensare ad un'attività che debba durare solo tre mesi. Si deve lavorare tutto l'anno con offerte interessanti per il cliente. Magari abbassando i prezzi, ma guadagnando di più perché c'è più lavoro. La vacanza in Europa è cambiata. La gente in media ha dagli undici ai sedici giorni all'anno e preferisce distribuirli in piccoli periodi, sfruttando i voli low cost. Questo è l'unico vero mercato in grande crescita e noi dobbiamo intercettarlo». Ma.... «Il problema dice Ejarque è che gli imprenditori hanno paura di cambiare, di innovare. Ci ritroviamo con strutture vecchie e ci sono pochi investimenti. Si aspetta sempre il contributo dello Stato, bisogna farla finita. Se decidi di rinnovare e accendi un mutuo poi devi pedalare per pagarlo, pedalare. E in Italia va creato questo circolo virtuoso. Altrimenti gestendo solo l'esistente non generiamo ricchezza». Si parla tanto anche di ticket, soprattutto per le città d'arte. Un altro modo per rastrellare risorse da investire: «Se realmente serve a migliorare le strutture, ben venga. Non è ipotizzarle infatti che le spese necessarie a sostenere i grandi flussi turistici siano a carico solo dei cittadini che vivono in quelle zone. Attenti però all'importo: sento parlare anche di dieci euro: siamo matti? Così facciamo scappare la gente». Poi c'è l'altro grande tema, quello del marchio Italia. Il presidente del Touring Club, Roberto Ruozi, è stato impietoso: «Senza un logo turistico la sfida con Francia e Spagna è persa in partenza». «Ha ragione da vendere rincara la dose Ejarque . Se faccio promozione alla mia regione in Ucraina, tanto per fare un esempio, accanto al nome Trieste o Friuli devo avere il brand Italia. Dovrebbe diventare una sorta di ombrello generale sotto il quale tutti gli operatori turistici devono muoversi. Quello realizzato dall'Enit nel '90 per me va benissimo. Guardate il successo che ha avuto il logo regalato da Mirò alla Spagna. E poi c'è un'altra cosa che ci tengo a sottolineare: il turista non si aspetta più, dobbiamo andare a cercarlo per il mondo, con la valigetta in mano e tanta aggressività. E invece, nelle fiere specializzate, dentro gli stand italiani si chiacchiera e si ride. Entri in quello spagnolo, prendi in mano un depliant ed hai già" tre imprenditori che fanno a gara per farti firmare un contratto». Andiamo al sodo Ejarque: punti fissi per crescere in fretta. «Intanto creare un buon cuscino di turismo domestico. Il primo Paese al mondo nel settore turistico, la Francia, ha la chiave del suo successo nel fatto che i francesi fanno le loro vacanze brevi proprio in Francia. In Italia la gente appena ha un giorno libero scappa all'estero». Poi... «Senz'auto la capacità di essere presenti in tutti i segmenti. Noi parliamo e puntiamo sempre sul turismo legato alle città d'arte. Ma è troppo poco. Prendiamo, ad esempio, il golf. È una delle novità degli ultimi anni. Spagna, Tunisia, Portogallo e Turchia ne hanno tratto grandi benefici. Noi non abbiamo un prodotto turistico di golf. Stessa cosa vale per le convention : l'Italia sarebbe lo scenario perfetto per i meeting delle aziende di mezzo mondo. Però ai primi posti di questo business ci sono altri Paesi». Ma il vero as-set è contendersi le compagnie aeree low cost. Turisti assicurati, anche dalle località più impensabili, basta pagare: «È proprio così. Tu scegli il Paese, paghi a quelle compagnie un contributo sotto forma di marketing, dai 50 ai 300 mila euro all'armo a seconda della località, e il turista ti arriva in aereo. Pronto per spendere nella tua città. Sì, il vero potere ce l'hanno le low cost. Il consumatore che vuoi fare una vacanza, anche breve, va sul loro sito internet vede che voli ci sono e sceglie. Essere tra quei voli vuoi dire poter avere migliaia di turisti in più all'anno. E fa la differenza». Il guru ha finito e prepara la valigia. Destinazione Dubai, la fiera delle compagnie aeree low cost di tutto il mondo.
Illy chiama a Trieste il guru catalano. Josep Ejarque Bernet ha una ricetta per il turismo italiano: tutta basata sulle compagnie low cost
Josep Ejarque Bernet, un consulente del turismo, è stato ingaggiato dal presidente del Friuli-Venezia Giulia, Riccardo Illy, per aiutare a rilanciare il turismo in Italia. Ejarque sostiene che le compagnie aeree low cost sono la chiave per il successo del turismo italiano, poiché offrono voli a prezzi accessibili e permettono ai turisti di scegliere la destinazione. Il guru catalano afferma che il turismo oggi è un business e che il turista è un cliente che deve essere soddisfatto. Ejarque critica gli imprenditori italiani che hanno paura di cambiare e di innovare, e sostiene che è necessario investire in strutture e promozioni per attirare i turisti.
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