Apprendo con sorpresa che a seguito di una polemica con Sgarbi circa l'esposizione del Cristo Morto del Mantegna a Mantova Mauro Lucco ha dato le dimissioni dalla cura della grande mostra che si è aperta ieri a Palazzo Te in concomitanza con quelle di Padova e Verona. La cosa mi dispiace molto perché getta un'ombra su questa celebrazione del quinto centenario mantegnesco che devo apertamente dichiarare non si poteva organizzare meglio dì - cosi. Queste mostre sono preziose e di I livello irraggiungibile. A chi il merito? Naturalmente il primato spetta alla rumorosa presenza dell'ingegno di Sgarbi che come sua abituarne ha istruito e coperto la scena. Debbo però subito aggiungere che lo stesso Sgarbi ha riconosciuto apertamente il merito dei collaboratori, innanzitutto di Mauro Lucco, anche da me stimato come uno migliori storici dell'arte. Ma, al di là della (inutile) polemica sulla collocazione del Cristo Morto a Palazzo Te, come anziano e modesto appassionato d'arte colgo l'occasione per dire che Sgarbi ha portato una provvidenziale ventata nel contesto della cultura dell'arte italiana con l'assoluta preparazione storica che a lui viene dalla frequentazione di Federico Zeri, il migliore allievo del mio maestro ideale Roberto Longhi, della cui stima mi onoro. Sgarbi non è uomo che si faccia dominare dall'immobilismo delle Sovrintendenze e questa la ritengo una cosa estremamente utile oggi affinchè l'arte italiana ritrovi il percorso che le si deve.