Opificio delle Pietre Dure, il giorno dopo. A seguito delle dichiarazioni che Giuseppe Proietti, capo del Dipartimento per la Ricerca, l'innovazione e l'organizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali, ha fatto ieri a il Giornale della Toscana, in città il sentimento più diffuso è l'incredulità. Soprattutto, preoccupa il progetto di accorpamento della celebre istituzione fiorentina, fondata nel 1588 da Ferdinando I de' Medici, all'Istituto Centrale del Restauro di Roma. L'idea del capo dipartimento è quella di «puntare all'integrazione e alla ricerca» creando «un organismo tipo l'Istituto Superiore di Sanità dove si fanno ricerche sperimentali di altissimo profilo e capace di lavorare in sinergia». Tuttavia all'Opificio diretto da Cristina Acidini sono anni che si fa ricerca, anche di tipo sperimentale, e che si lavora in sinergia con altri enti: basta pensare alle analisi chimico-fisiche cui vengono sottoposte le opere prima del restauro o l'acquisita capacità di utilizzo del laser (fornito dal CNR) nella pulitura delle superfici bronzee della Porta del Paradiso di Ghiberti. No, l'Opificio ha già il profilo dell'ente cui sta pensando Proietti, ma anche un difetto: è troppo lontano da Roma e quindi difficilmente controllabile. Così la manovra centripeta del Ministero di Rutelli si potrebbe rivolgere a tutto danno dell'Opificio e di Firenze: da una parte l'ente perderebbe la sua specificità, mentre Firenze ci rimetterebbe il suo rapporto con uno degli istituti di restauro più importanti al mondo, i cui responsabili sono tenuti in grandissima considerazione all'estero, e ai quali si rivolgono da ogni parte del pianeta per risolvere problemi di recupererai beni di più varia natura. Prima che il progetto di Proietti prenda forma, comunque, bisognerà cambiare la legge che attualmente garantisce l'autonomia dell'Opificio, ma nel frattempo molte cose saranno cambiate. Prima tra tutte, alla guida dell'Opificio tra due settimane non ci sarà più Cristina Acidini, destinata a succedere ad Antonio Paolucci alla guida del Polo Museale. E chi pensa di non avere concorrenza nell'assumere l'interim della guida dell'Opificio, guarda caso è Caterina Bon Valsassina, direttrice dell'Istituto Centrale del Restauro, al quale, secondo Proietti, l'Opificio dovrebbe essere accorpato. «É comprensibile la levata di scudi fiorentina - ha detto la dirigente - rna il progetto per me è molto bello anche se difficile da gestire. Rischiamo di metter su una Ferrari col motore da utilitaria. Se il progetto andrà in porto le specificità di ogni istituto andranno garantite, ma penso che, dal momento che sono l'unica dirigente senza un doppio incarico (questo pare vero solo in parte perché anche Cristina Acidini avrebbe un solo incarico, ndr), dopo sei mesi sarò scoppiata. Io credo comunque che la direzione del nascente super istituto del restauro debba stare a Roma, perché nellaa capitale ci sono quattro dei tre istituti da accorpare. Tuttavia prima di fare qualsiasi passo occorre buon senso». Come si capisce tra i «collaboratori» con cui Proietti ieri aveva detto di aver già parlato del suo progetto, c'è proprio la direttrice dell'ICR che, stando così le cose, starebbe per mettere le mani sull'Opificio. A Firenze il primo a non credere alle argomentazioni di Proietti, ieri mattina nel suo ufficio di via della Ninna, è il soprintendente speciale per il Polo museale fiorentino, Antonio Paolucd che ha appreso la notizia dal nostro giornale. La soprintendente Cristina Acidini, responsabile dell'Opificio delle Pietre Dure, ha preferito non rilasciare dichiarazioni, là dove in molti si aspettavano invece proprio da lei una decisa levata di scudi. Rimane tuttavia il fatto che ieri la soprintendente si trovava a Roma, nella sede della stampa estera, a presentare il restauro del Bronzo di Lussino portato a termine, in Croazia, proprio dai tecnici di via degli Alfani, a conferma (se mai ve ne fosse stato bisogno) dell'autorevolezza dell'Opificio all'estero e sull'inconsistenza delle dichiarazioni di Proietti. Anche Marco Ciatti, direttore del laboratorio di restauro della Fortezza e ritenuto il candidato più accreditato a sostituire Acidini alla guida dell'ente (ma il blocco del concorso per il posti di soprintendente a cui sta partecipando per il momento procrastina tutto), preferisce commentare i dati quando avverranno, anche perché in questi momenti i fraintendimenti sono sempre possibili. Dice solo di «sperare che il bene dell'istituto sia tutelato». Molto più loquace, anche perché in una posizione diversa rispetto ai colleghi, Annamaria Giusti, direttrice delle sezioni restauro di bronzi armi antiche, lapidei, mosaici e pietre dure. Parlando dell'Opificio e dell'ICR dice che «la funzione dei due istituti dipende proprio dall'autonomia e l'Opificio ha da sempre un suo ruolo proprio. La sua storia conta, sin dal 1588, e da allora è cresciuto tantissimo grazie soprattutto all'impegno delle persone che vi hanno lavorato. E in tutti questi anni - prosegue Giusti - l'apprezzamento è venuto sia dall'Italia sia dall'estero. Non solo: l'Opificio in questo momento gode ottima salute grazie soprattutto all'autonomia di cui ha sempre goduto e grazie a una dirigenza sempre molto presente, che ha seguito quotidianamente i problemi che via via emergevano, pur mantenendo una capacita propositiva continua e una selezione delle tante richieste di intervento che pervengono. C'è da chiedersi - ha aggiunto - se tutto questo non cambierebbe se la dirigenza passasse ad altri. Quindi, a conti fatti, l'accorpamento tra Opificio e ICR per me si rivelerebbe negativa sia per l'amministrazione dello Stato sia l'istituto fiorentino. L'Italia è il paese delle particolarità, ma anche delle specificità. Nei trenta anni trascorsi a lavorare in questo luogo- prosegue Annamaria Giusti -sono cambiati tanti, governi, ma nessuno ha capito le potenzialità di questo istituto, le sue esigenze, cosa può riuscire a fare. È una storia amara e questo progetto di Proietti lo trovo un atto coerente con la storia. Prima di ottimizzare il settore del restauro in Italia in questo modo, pensiamoci bene perché si rischia l'atrofia. Con l'ICR forse in passato c'è stato un vago antagonismo, ma adesso non credo che siano dispute particolari. Così come ritengo del tutto inutile la creazione di uh Istituto Italiano del Restauro». . Sul versante politico la critica alle idee di Proietti è bipartisan: il senatore di Forza Italia, Paolo Amato si è detto «sconcertato» dalle dichiarazioni del capo dipartimento e ha preannunciato un'interrogazione al ministro Rutelli; l'assessore alla Cultura di Firenze, Simone Siliani, ha sottolineato «la doppia gravita delle intenzioni di Proietti in quanto, dopo la nomina di Giovanni Bulian a soprintendente per i beni architettonici, che ricopre la stessa carica aSiena, e Firenze viene a essere considerata una sede aggiunta, il ventilato accorpamento dell'Opificio all'ICR è un'operazione sbagliata non per campanilismo, ma perché si vuoi far convivere un ente di restauro estremamente operativo con un altro che invece è una sorta di centro di teoria. E poi nel 40 anniversario dell'alluvione, proprio per il ruolo avuto in quella tragedia, all'Opificio penso si dovrebbe più rispetto».
Giornale della Toscana
16 Settembre 2006
Tutti contro Roma: Giù le mani dall'Opificio
MA
Marco Ferri
Giornale della Toscana
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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