A dispetto del nome che porta, la sorte dell'Ara Pacis continua a far discutere. «Un'Ara senza pace», l'hanno definita i rappresentanti capitolini di Italia Nostra, che ieri hanno ospitato nella propria sede associazioni di cittadini, politici, professionisti e docenti universitari per siglare una sorta di patto trasversale ed esprimere il loro dissenso nei confronti del progetto commissionato nel 1996 all'architetto americano Richard Meier dall'allora giunta Rutelli, II cantiere è ormai aperto, per la teca di Morpurgo non c'è stato nulla da fare. Per dirla in linguaggio calcistico, potremmo dire che siamo in «zona Cesarini». E chissà, forse è stata proprio la consapevolezza che il tempo stringe a compattare in una comune trincea esponenti politici e professionisti dì ogni orientamento. «Speriamo che qualche autorità ritenga l'argomento meritevole di attenzione - ha esordito Giorgio Muratore, noto architetto capitolino ed esponente di Italia Nostra -, perché siamo ancora in tempo per parlare di questo "affaire" che in passato ha valicato i confini dell'Urbe per diventare oggetto di un dibattito internazionale». E infatti se ne è discusso per ore nella sede dell'associazione. «Il facile diventa difficile attraverso l'inutile». A tirar fuori il vecchio adagio- popolare è Renato Nicolini, autorevole esponente della sinistra capitolina, già assessore alla Cultura. Nicolini ha tracciato un efficace affresco delle «tante cose che a Roma non funzionano», contestando «l'idea illusoria che i problemi si possano risolvere a colpi di grandi firme». «Non è una questione di bello e di brutto - ha spiegato l'architetto a proposito dell'Ara Pacis -, questa vicenda è stata impostata male fin dall'inizio». E su un piano generale, Nicolini non ha usato mezzo termini nei suoi sferzanti attacchi: «II centro di Roma continua ad essere vittima di una sorta di devastazione, mentre avrebbe bisogno di interventi qualificanti. E invece continuiamo ad assistere a strani episodi. Non seguiamo la diffusa convinzione che le soluzioni ai problemi siano automatiche perché l'architetto è famoso» . Sulla stessa lunghezza d'onda, anche se sul versante opposto dello schieramento politico, il consiglière regionale di Alleanza Nazionale Fabio Rampelli. «Dal punto di vista procedurale la situazione è disperata - ha affermato nel corso dell'assemblea l'esponente di An -, siamo ormai all'esecuzione dell'opera, l'appalto è stato conferito, una ditta ha acquisito i diritti. Ma proponiamo un patto trasversale fra urbanisti, intellettuali, politici e comitati per ripartire da capo e tentare un'opera di mediazione". Mentre il capogruppo di An in municipio, Federico Mollicone, aspetta «di conoscere il parere del presidente Lobefaro, che ha speso fiumi di parole sulla pedonalizzazione del Tridente». Anche il consigliere Marco Marsilio ha ricordato di aver presentato, a suo tempo, una proposta di delibera per evitare lo «scempio». Intorno al tavolo della concertazione Rampelli invita anche l'architetto Meier e, forse provocatoriamente, la Corte dei Conti. La quale, in seguito ad un esposto dell'Aduc, sta valutando se la modifica del progetto e lo slittamento rispetto alla prevista chiusura del cantiere - fissata ora per il 2004 - potevano essere in qualche modo evitati, e in caso affermativo se l'aumento dei costi possa implicare responsabilità di tipo contabile. Proprio in seguito all'esposto, Italia Nostra e le numerose associazioni di cittadini intervenute all'assemblea avevano chiesto che nel frattempo i lavori venissero sospesi. Ma il sovrintendente Adriano La Regina, non aveva «ravvisato la necessità» di bloccare il cantiere. E così Italia Nostra ha pensato di riunire il vasto e trasversale «fronte del no» per lanciare un ultimo, accorato appello al sindaco e al Ministero per i Beni culturali, presso il quale si era già adoperato l'allora sottosegretario Vitto rio Sgarbi. Dalle indiscrezioni filtrate sembrerebbe che la Corte dei Conti stia per pronunciarsi, come anche l'autorità per la vigilanza per le norme della concorrenza in materia di lavori pubblici, chiamata in causa da un'altra segnalazione. Nell'attesa che si conoscano i pronunciamenti dei due organismi, Gemma Umani Ronchi, membro di Italia Nostra, sta per inoltrare «una richiesta ufficiale affinchè venga verificato lo stato del monumento, imballato dal 1999.
Italia Nostra: Un'Ara senza pace. Associazioni, tecnici ed esperti contro il progetto dell'americano Meier
I rappresentanti di Italia Nostra hanno ospitato un'assemblea per discutere del progetto dell'Ara Pacis, un monumento a Roma. L'architetto Richard Meier ha progettato il progetto, ma i lavori sono stati criticati per essere stati eseguiti male. I critici sostengono che il progetto non è stato impostato bene fin dall'inizio e che i problemi non sono stati risolti. L'assemblea ha proposto un patto trasversale per ripartire da capo e tentare un'opera di mediazione. La Corte dei Conti sta valutando se il progetto possa essere modificato e se l'aumento dei costi possa implicare responsabilità di tipo contabile.
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