Potrebbe chiamarsi "Via dei Vestini" e permetterebbe ai visitatori di fruire delle tante scoperte archeologiche emerse sulla statale 17. La proposta è dell'archeologo Vincenzo D'Ercole che guida gli scavi. «Basterebbe valorizzare i più bei reperti emersi e renderli visitabili» spiega «in modo tale che chi percorre la strada possa decidere di fermarsi e seguire un percorso archeologico che racconta la storia di 2-3000 anni fa o in alternativa utilizzare la statale solo come mezzo di collegamento». L'intervista che segue al dottor D'Ercole è stata curata dall'archeologa Alberta Martellone. Dottor D'Ercole qual è stata la procedura seguita dalla Soprintendenza per l'approvazione del progetto di riadeguamento della statale 17 nella Piana di Navelli? Il percorso interessato dai lavori tra Navelli e San Pio delle Camere era archeologicamente sconosciuto, non vi erano quindi vincoli né aree archeologiche note. Pertanto nel 1999 il Soprintendente, Annamaria Sestieri, si riservava di approvare il progetto dopo l'esecuzione di saggi preventivi. Pertanto tra il 2003 e il 2004 a carico dell'Anas furono effettuati cento sondaggi dai quali emerse una sola area archeologica di età romana sul margine meridionale della Strada in località Cinturelli a Caporciano. Alla luce di ciò nel 2004 il Soprintendente Silvana Balbi De Caro esprimeva il nulla osta alla realizzazione dei lavori, con la prescrizione della costante presenza degli archeologi durante i lavori di scavo e con la riserva di valutare la fattibilità dei lavori nell'area di Cinturelli. Qual è stato il risultato di questa seconda fase di lavoro, caratterizzata dalla presenza costante degli archeologi? A partire dal giugno 2005 sino al settembre 2006 gli archeologi della Cooperativa Vestea, coordinati dalla Soprintendenza, hanno identificato dieci importanti aree archeologiche precedentemente ignote. Di grandissimo interesse la scoperta di cinque necropoli dell'età del Ferro (I millennio a.C.) che vengono ad ampliare e a corroborare il quadro delle conoscenze sin qui lacunoso, dell'area centrale del territorio dei Vestini montani. Chi erano i Vestini? Il popolo dei Vestini occupava due territori morfologicamente assai diversi: quello costiero, tra il versante orientale del Gran Sasso, la zona di Penne-Loreto Aprutino fino alla Valle del Fiume Pescara; e quello montano che si articolava in quelle che oggi sono la Piana dell'Aquila a nord, la Piana di Navelli al centro e la Piana di Capestrano a sud. Mentre la zona settentrionale dei Vestini è stata investigata tra il 1995 e il 2005 grazie alle grandi necropoli di Fossa e di Bazzano, quella meridionale è universalmente riconosciuta in virtù della necropoli e delle statue di Capestrano (autentico simbolo archeologico dell'Abruzzo), quasi nulla era dato sapere dei rituali funerari preromani del territorio centrale che sarà appannaggio in età storica della città romana di Peltuinum. Quali sono le novità? Oltre alle testimonianze dell'età del Ferro sono stati individuati tre siti di età romana in corrispondenza di altrettanti svincoli. A Navelli sono stati portati alla luce i resti dell'insediamento romano di In-cerulae, la cui presenza era stata ipotizzata negli anni Sessanta del '900 da Adriano La Regina sulla base di testimonianze epigrafiche e toponomastiche. Nella zona di Cinturelli a Caporciano è emersa un'area "industriale" di età romana con forni per la manifattura di oggetti in ferro e in vetro adiacenti un asse stradale basolato in cui forse è da riconoscere la via Claudia Nova realizzata alla metà del I sep. d.C. dall'Imperatore Claudio come connessione tra la Via Salaria e la Via Tiburtina. Nel comune di San Pio delle Camere, in località Diamante, è stata rinvenuta una grande struttura templare edificata in età Augustea in opera reticolata e successivamente parzialmente riutilizzata come abitazione. In quest'area sono tuttora in corso di scavo ambienti di rappresentanza con pavimentazioni realizzate a mosaico e pareti intonacate e affrescate. Quali prevede saranno gli sviluppi, considerate le polemiche in atto? Da privato cittadino credo sia importante che la città dell'Aquila sia provvista di assi di collegamento funzionali. Come studioso del mondo antico, mi piacerebbe che la strada tra L'Aquila e Pescara divenisse una vera e propria "via dei Vestini" che, nel rispetto delle esigenze moderne, continuasse a essere un'occasione di ricerca archeologica, divenendo anche un percorso di conoscenza e fruizione. Auspicherei che l'attraversamento di questo territorio fosse una sorta di viaggio nello spazio e nel tempo, per apprezzarne le testimonianze del passato dalla Preistoria al Medioevo, in luoghi adeguatamente attrezzati, chiaro che per questo "non è sufficiente l'Anas" ma occorre un concorso di forze, del Ministero per i Beni Culturali, della Regione Abruzzo e della Provincia dell'Aquila.
L'AQUILA.Piana di Navelli, ecco la via dei Vestini
L'archeologo Vincenzo D'Ercole propone di valorizzare le scoperte archeologiche emerse sulla statale 17, permettendo ai visitatori di fruire di un percorso archeologico che racconta la storia dei Vestini, un popolo che occupava due territori morfologicamente diversi: quello costiero e quello montano. La statale 17, nota come "Via dei Vestini", sarebbe un'opportunità per esplorare le aree archeologiche emerse durante i lavori di riadeguamento della strada. Gli archeologi hanno identificato dieci aree archeologiche precedentemente ignote, tra cui cinque necropoli dell'età del Ferro e tre siti di età romana.
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