15 set 2006, il Giornale Rutelli vuoi distruggere l'Opificio. Ecco il piano del ministro: passare a Roma la direzione di tutti gli istituti di restauro. Ora Firenze rischia di perdere un'altra delle sue più prestigiose e storiche istituzioni. Autonomia minacciata Bonsanti: «È un attentato alla città, un inaudito colpo di centralismo» II progetto di accorparlo ad altri istituti di restauro con una direzione tutta romana. ----------------------- Un grido d'allarme per l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Presto potrebbe perdere la sua «indipendenza» e finire accorpato, insieme ad altri prestigiosi enti, all'Istituto Centrale per il Restauro che ha sede a Roma. La notizia ci è stata confermata da Giuseppe Proietti, capo del Dipartimento per la Ricerca, l'innovazione e l'organizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali. «Per il momento si tratta di un semplice progetto, non ancora scritto su carta - ha detto Proietti -, ma ne sto discutendo con i miei collaboratori. Noi dobbiamo puntare a due obiettivi molto importanti: aumentare la qualità dei nostri istituti e ragionare in termini di economia di scala, che significa consolidare il ruolo internazionale del know how italiano in fatto di restauri, senza peraltro perdere la specificità di ogni istituto». L'Italia è il paese al mondo dove più di ogni altro si sono sviluppate le capacità di restauro, sfruttando la scienza e diventando esso stesso scienza, sia nei materiali che nelle tecniche e nelle procedure, facendo scuola e trovando soluzioni per qualsiasi tipo di casistica. In questo panorama di eccellenze, l'Opificio delle Pietre Dure svolge da sempre un ruolo di leader, per cui stupiscono alcune dichiarazioni di Proietti riguardo al futuro del settore e dell'Opificio. L'idea di Proietti. In pratica, se il progetto di Proietti trovasse attuazione, l'ente fiorentino attualmente retto da Cristina Acidini, diverrebbe parte integrante di un istituto nazionale del restauro composto da vari enti non più autonomi, ma guidati da una direzione centrale che, neanche a dirlo, avrebbe sede a Roma. Con tutto quello che ne consegue a livello di rapporti diretti tra uno dei migliori istituti di restauro al mondo e la città con il più alto tasso di opere d'arte, che vanno continuamente curate da mani esperte e sicure. L'idea di Proietti parte da un assioma: «In alcuni casi, diversi istituti trattano l'identica materia. Questo perché talvolta derivano da ministeri diversi. La mia idea progettuale è di elevare la qualità degli organi esistenti facendoli lavorare in maniera più integrata, meno dispersiva e più vicina ai moderni criteri. Non possono esistere - ha proseguito Proietti - 2 o 3 istituti che fanno l'identica cosa. Dobbiamo puntare all'integrazione e alla ricerca. E in tal senso nulla si chiuderebbe per l'Opificio. Sto pensando a un organismo tipo l'Istituto Superiore della Sanità, dove si fanno anche ricerche sperimentali, di altìssimo profilo e capace di lavorare in sinergia». Senza bisogno di leggere tra le righe, rimane difficile capire come l'Opifìcio delle Pietre Dure di Firenze possa lavorare in sinergia con altri istituti senza perdere alcune delle specificità che l'hanno sempre contraddistinto e che, fino a oggi, ne hanno fatto un vero istituto d'eccellenza nel restauro, sia che si tratti di dipinti o di supporti lignei, di tessuti o di arazzi, di lapidei e di oreficeria. Come detto, quello di Proietti è poco più che un progetto, ma la veloce decisione di far circolare certe notizie, la dice lunga sulla voglia di arrivare a una decisione entro breve tempo. Proietti vuol incrementare la qualità degli istituti di ricerca per far diventare l'Italia il punto di riferimento del restauro a livello mondiale (ma non lo eravamo già?). Proprio da questo dipenderebbe, secondo Proietti, il «cambio di marcia» per l'Opificio che sarebbe «immesso nei circuiti dei grandi restauri internazionali». Secondo il capodipartimento l'accorpamento avrebbe anche un risvolto economico positivo, cioè potrebbe tradursi in un risparmio dì risorse. E infine: «Per l'Opificio non si tratterebbe di un arretramento: anche davanti alle esperienze plurisecolari bisogna tenere il passo con i tempi». Interim e concorsi - Un tema su cui certamente si discuterà è la «strana» concomitanza di vari elementi: la fine del mandato di Antonio Paolucci (come soprintendente speciale per il polo museale fiorentino) e l'ingresso al suo posto di Cristina Acidini. Uscendo dall'Opificio delle Pietre Dure, la storica dell'arte avrebbe preferito passare le consegne a una persona affidabile e capace. Il candidato ideale avrebbe potuto essere Marco Ciatti, direttore del laboratorio restauri dell'Opificio alla Fortezza. Purtroppo il «blocco» dei concorsi per dirigenti di qualche giorno fa, ha procrastinato la sua nomina creando una situazione difficilmente sostenibile: Acidini, almeno per qualche mese siederebbe al vertice del Polo museale fiorentino, mantenendo l'ìnterim dell'Opificio. Lei avrebbe preferito evitare una simile ipotesi, ma Proietti ha detto che per 3 o 4 mesi è praticabile. E Ciatti? Certo non è felice e si augura, come tutti gli altri candidati ammessi all'orale del concorso per soprintendenti, che la situazione si sblocchi al più presto. Tuttavia il progetto di Proietti, se venisse attuato, manderebbe in fumo il previsto passaggio di consegne tra Acidini e Ciatti. Le prime reazioni - Già da qualche giorno circolavano le voci del possibile accorpamento dell'Opificio all'Istituto Centrale del Restauro. Tra le prime voci critiche che si sono levate, quella dell'ex direttore dell'Opificio stesso, Giorgio Bonsanti, e del soprintendente ai beni artistici di Firenze, Prato, Pistola e Lucca, Bruno Santi. «É una cosa di una gravita inaudita - ha detto Bonsanti - un colpo di centralismo incredibile, un attentato alle capacità della nostra città. Comunque credo che non sarà facile cambiare la situazione perché l'autonomia del'Opificio è sancita dalle Legge 44 del primo marzo 1975. Quindi prima di mutare la situazione bisognerà votare in Parlamento. Io credo che sia un attacco - ha proseguito - al quale tutte le forze della Toscana dovrebbero reagire con forza e subito. E poi diciamolo senza timore, negli ultimi 20 anni le innovazioni tecnologiche nel campo del restauro sono venute dall'Opificio e non dall'ICR. Come si restaura un affresco o un arazzo, l'abbiamo insegnato noi al mondo. In questa manovra vedo l'intenzione di promuovere artificialmente Roma rispetto a Firenze, senza che ne abbia merito. E poi sospetto che dietro questa manovra, tra l'altro, ci siala volontà di recuperare un posto da dirigente da "spendere" poi a Roma». Quindi il soprintendente Bruno Santi: «Ferma restando la professionalità delle persone e la stima, credo si tratti di una voce abbastanza preoccupante, di cui si era già parlato durante gli anni Ottanta. Pur non essendo direttamente coinvolto nella vicenda, esprimo il mio rammarico perché l'Opificio delle Pietre Dure ha una storia completamente diversa rispetto agli altri istituti. Dal 1588, da quando lo fondò Ferdinando I, l'ente si è evoluto e la sua funzione, oltre quella di realizzare manufatti e compiere decorazioni, poi è diventata principalmente quella legata ai restauri. Solo a pensare, ad esempio, alla fusione con l'Istituto Centrale del Restauro, c'è da dire che i due istituti si distinguono per l'impostazione metodologica: una voluta da Brandi e Argan per l'ICR; l'altra che invece prevede una metodologia di indagini scientifiche e un'operatività - basta vedere quel che è stato fatto sulle opere alluvionate - che ha dato grandissimi risultati. Ecco, alla luce di tutto ciò, io esprimo il mio rammarico nei confronti della possibile fusione dei vai enti».
il Giornale
15 Settembre 2006
Opificio: il Governo gli vuole togliere l'autonomia
MA
Marco Ferri
il Giornale
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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