"Murale selvaggio", questo il nome in codice che sembra contrassegnare l'insieme delle azioni di prevenzione, repressione e legislative decise per frenare l'eccessiva esuberanza cromatica, spesso indelebile, di quanti, e sono tanti, bombolette alla mano, imbrattano - diciamo noi - o dipingono -dicono loro - tutte le superfici pubbliche sulle è quali è possibile sfogare un'irrefrenabile voglia di comunicare e di esprimersi, dai muri alle fiancate dei treni. Ci hanno assicurato che entro un mese, il ministro per i Beni e le Attività Culturali presenterà un disegno di legge. Nel frattempo Milano e Roma si attrezzano per cancellare il già fatto e per predisporre soprattutto i monumenti con preparazioni «cromorepellenti», per respingere la micidiale vernice spruzzata o per agevolarne la rimozione. Era ora che si facesse qualcosa, diciamo tutti, augurandoci maggiore severità e controllo, all'insegna del solito principio «meglio prevenire che reprimere». E mentre si aspetta, ci si interroga sui perché e sulle differenze di espressione tra i giovani di oggi e quelli del passato, ovviamente degli anni Sessanta e Settanta, e ci abbandoniamo al flusso dei ricordi, prossimi e remoti. Di qualche anno fa è il ricordo di un ragazzo inglese sorpreso a Singapore ad armeggiare con una bomboletta contro la fiancata di un'automobile: ne seguì una punizione corporale da tribunale dell'Inquisizione che stava per far scoppiare una crisi diplomatica. Ma si affacciano altre reminiscenze legate alla nostra vita, come i due bagni maschili di un istituto universitario di tanti anni fa: l'uno aveva le pareti cosparse di scritte di slogan politici e di vere e proprie botte e risposte tra gli esponenti di contrapposte posizioni, l'altro era invaso di scritte sessuali, gaiamente inneggiano al più bramato oggetto del giovanile desiderio dei maschi, con un ricco proliferare di simbologie falliche. E ancora più indietro nel tempo, affiora l'immagine di un cortile condominiale, con dei bambini armati di gessetto e organizzati in squadre per esprimere il massimo dell'infantile trasgressione nel «fesso chi legge» o per cimentarsi in sgrammaticate ingiurie contro il portiere e la sua balbuzie per vendicarsi dell'applicazione rigorosa dei divieti condominiali contro il pallone e la bicicletta, con l'illusoria copertura di un anonimato, sui quali nessuno dei grandi aveva il minimo dubbio. Allora la ripulitura era immediata da parte del portiere che interveniva con abbondanti secchiate d'acqua che colpivano tanto il muro scrittorio quanto noi piccoli «writers» ancora all'opera. Chissà che capolavori avremmo fatto se al posto di fragilissimi e delebilissimi gessetti avessimo avuto le bombolette. E non avevano le bombolette nemmeno i nostri antenati pompeiani, che allontanandosi dal traffico infernale di Via dell'Abbondanza, sempre intasata di carri e di perdigiorno, se ne andavano, spesso col favore della penombra, verso il lupanare per lasciare traccia, incisa e indelebile giunta fino a noi, dei loro apprezzamenti grevi e scanzonati nei confronti delle signore che esercitavano in quei paraggi il mestiere più antico del mondo. Nulla di nuovo sotto il sole, dunque, con l'eccezion dell'esagerazione, che oggi deve caratterizzare per forza tutti i gestì della nostra esistenza, vissuta all'insegna del «maxi» e del «mega». Un'esagerazione per la quale anche l'amore per la nostra bella va gridato con lettere gigantesche incorniciate in un cuore mastodontico. Le grida nell'anfiteatro Puteolano o del Colosseo erano niente rispetto al clangore assordante che oggi possono fare, attaccate a una trombetta, sempre loro, le bombolette. Senza bombolette, sarebbe cosa assai ardua dipingere a mano con un pennello o con un aerografo di vecchia memoria in cui il propellente era fornito dal fiato umano. Ma come vietarne produzione e commercio? E siamo sicuri che divieti più espliciti e sanzioni più severe non aumentino il gusto della trasgressione e quindi la produzione del «murale selvaggio»?
La legge e la fantasia dei murales
Il ministro per i Beni e le Attività Culturali ha annunciato che presenterà un disegno di legge per frenare l'eccessiva esuberanza cromatica dei giovani che dipingono o imbrattano le superfici pubbliche con bombolette. Milano e Roma si stanno attrezzando per cancellare il già fatto e predisporre preparazioni cromorepellenti per respingere la vernice spruzzata. I giovani di oggi sono considerati più trasgressivi dei loro antenati, che si esprimevano con scritte e graffiti, ma senza le bombolette. Il governo vuole vietare la produzione e il commercio di bombolette per evitare che aumentino il gusto della trasgressione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo