Fa discutere, il papiro di Artemido: Luciano Canfora, professore di filologia greca e latina all'Università di Bari, sostiene che il reperto, protagonista di una grande mostra della Torino olimpica, e destinato a entrare nelle collezioni del Museo Egizio, è in realtà un raffinato falso confezionato da un dottore in teologia, Costantino Simonidis, nell'Ottocento. Il direttore della Normale di Pisa, Salvatore Settis, e da quello dell'istituto di papirologia dell'Università di Milano, Claudio Gallazzi, ne avevano certificato l'autenticità. Non è una pura querelle fra studiosi: il papiro fu acquistato dalla Compagnia di San Paolo per quasi 3 milioni di euro, su sollecitazione dell'allora ministro Giuliano Urbani. La Compagnia aveva deciso di cederlo - in comodato gratuito - al Museo Egizio. E tutti i torinesi ricordano bene la mostra dedicata al papiro, visitata a Palazzo Bricherasio anche da Ciampi. Tra quanti seguono con attenzione la vicenda c'è ovviamente il presidente dell'Egizio, Alain Elkann. Il suo pensiero sta in una battuta: «Mi auguro che la notizia del falso sia falsa». Ovvero: «Non ho competenza scientifica sul tema, ma ho molta stima di Settis e Gallazzi, che è membro del nostro comitato scientifico. Spero sia tutto un equivoco. Questi studiosi hanno argomenti e penne bastanti a respingere le accuse». Detto che non è stato l'Egizio a comprarlo, e che dunque il museo non si trova, sul punto, in imbarazzo, «sono vicino agli accademici che hanno curato la bellissima mostra di Palazzo Bricherasio». Anche l'assessore regionale alla Cultura, Oliva, si augura che il reperto sia autentico. «Non è comunque imminente la decisione sull'opportunità di esporlo all'Egizio», dice. Ora è in mostra all'estero: «Spero che, quando si porrà il problema, la questione sarà stata chiarita. E' in corso una diatriba fra studiosi di qualità: attendiamo le conclusioni». Se Oliva è prudente, il collega assessore a Palazzo civico, Alfieri, sdrammatizza: «Di oggetti sucui si sono scatenate dispute fra studiosi sono pieni i musei. Succede su Michelangelo, figuriamoci sui reperti antichi». Alfieri1 sottolinea che la proposta d'acquisto, così come la mostra, «erano firmate da autorevolissimi studiosi». Non ha esitazioni: «Sono grato alla Compagnia di San Paolo d'aver acquistato un oggetto proposto da uno dei massimi esperti del mondo, e d'averlo messo a disposizione di tutti in una mostra splendida». E la Compagnia? Il presidente della Fondazione per l'arte, Carlo Calheri, ricorda che a sollecitare l'acquisto fu il ministero per i Beni culturali, e sottolinea che si decise «sulla scorta di un approfondito esame delle caratteristiche del reperto, arrivato alla conoscenza di una ristretta cerchia di esperti e poi sul mercato sul finire degli Anni 90». Detto che alla valutazione del reperto hanno contribuito illustri papirologi, aggiunge: «Lascio a loro - e all'approfondito lavoro di pubblicazione scientifica in corso di elaborazione, che intendiamo editare la prossima primavera - di rispondere alle fantasie di Canfora. Mi limito a evidenziare che non si da caso che il falsario non abbia goduto in vita sia del frutto pecuniario della sua opera, sia del godimento di aver preso gli esperti per i fondelli. Simonidis potrà ridere nella tomba della presunzione con cui vengono espressi giudizi sul suo presunto operato».