Il Papiro di Artemidoro un falso? Luciano Canfora sostiene tesi credibili dal punto di vista linguistico e filologico, ma a me sembra che la scrittura sia autentica e quindi che la tesi del falso non sia ancora completamente dimostrata». Rosario Pintaudi, professore di Papirologia all'Università di Messina e curatore tra l'altro dei papiri della Biblioteca Laurenziana di Firenze, interviene nella discussione aperta dal filologo di Bari con un articolo sul numero 64 della rivista Quaderni di storia e ieri con una intervista al Corriere sull'attribuzione di un frammento del secondo libro di Artemidoro di Efeso, geografo del primo secolo avanti Cristo. Si tratta di un reperto di rara importanza, acquistato dalla Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo dopo che studiosi del livello di Claudio Gallazzi, dell'Università di Milano, Salvatore Settis, direttore della Normale di Pisa, e Bàrbel Kramer, dell'Università di Treviri, ne hanno Certificato l'autenticità. «Canfora sostiene Pintaudi ha fatto un encomiabile lavoro di ricostruzione del testo con cui si dovranno confrontare gli autori dell'edizione critica che ancora non c'è. La tesi che il testo greco rispecchi la tradizione bizantina, sia quindi stato scritto molto dopo il I secolo a. C, è convincente. Ma se si analizza la scrittura un esperto non vede che è un falso. Ci sono elementi che ancora non sono stati valutati, analisi paleografiche che saranno rese note con l'edizione critica, al di là dei controlli con il Carbonio 14, che poco ci potranno dire». La discussione è aperta. «A cominciare dalla tesi che il vero autore sia il moderno Costantino Simonidis. Questa ipotesi continua Pintaudi non mi convince anche perché la grafia del falsario, di cui io ho visto alcuni esempi, seppur in litografia, è abbastanza diversa da quella del papiro. Rimane il fatto che il Papiro di Artemidoro è un unico, anche per i disegni di suggestiva bellezza. Non è un caso che per analizzarli sia stato chiamato lo storico dell'arte antica Salvatore Settis». In viaggio a New York, Settis, interpellato dal «Corriere», non vuole dare risposte affrettate. All'estero è anche Gallazzi, impegnato in una campagna di scavi in Egitto. Sentiamo allora Francesco Prontera, ordinario di Storia greca e Geografia del mondo antico all'ateneo di Perugia, che fu chiamato da Gallazzi per un giudizio sulla carta geografica disegnata sul lato recto. «Nel caso del papiro di Artemidoro risponde i dubbi sono più numerosi delle certezze. Anche se non ho potuto esaminare tutto il materiale, sono convinto che Canfora abbia ragione da vendere sulla lingua della parte introduttiva, che fa pensare a un'età molto più tarda del I secolo avanti Cristo. Quanto alla carta geografica, non è sostenibile, come è stato affermato dai curatori del catalogo della mostra di palazzo Bricherasio, che si tratti di una regione della Spagna, la Betica. E nemmeno le distanze descritte nella quarta e quinta colonna del testo corrispondono a quelle di Artemidoro. Certo, si tratta di un Artemidoro interpretato da Strabone e dall'ancora più tardo Stefano di Bisanzio. Come«si vede, la questione è tutt'altro che risolta». Come risponde Luciano Canfora a queste prime osservazioni? «Anzitutto dice Canfora rispondo solo agli studiosi. Non è vero che il testo del presunto Artemidoro non sia noto. Durante la mostra il papiro è rimasto esposto per mesi e lì l'abbiamo potuto trascrivere e leggere. Quanto all'obiezione che non si possa discutere su un testo senza una completa edizione critica, vorrei ricordare l'imponente letteratura attorno al più antico papiro conosciuto, quello di Derveni, risalente al IV secolo avanti Cristo, di cui ancora aspettiamo l'edizione ufficiale. È poi davvero irrilevante che come sostennero nel 1999 gli stessi Gallazzi e Kramer sulla rivista Archiv la scrittura del papiro non trovi riscontro in quelle finora conosciute? Faccio inoltre notare che il greco Costantino Simonidis, capace di creare molte varietà di scrittura contraffatta, operava in un'epoca in cui non era ancora definita per scarsità di materiale una tipologia papirologica. Perché infine non è stata eseguita l'analisi dell'inchiostro con il microscopio elettronico a trasmissione come è avvenuto nel caso del Vangelo di Giuda? Ma al di là di queste osservazioni, ritengo che la prova decisiva resti l'analisi della lingua e soprattutto della sintassi».
Artemidoro, il papiro della discordia
Luciano Canfora sostiene che il Papiro di Artemidoro è un falso, ma Rosario Pintaudi, professore di Papirologia, interviene con un articolo e un'intervista al Corriere, sostenendo che la tesi del falso non è ancora completamente dimostrata. Pintaudi ha fatto un lavoro di ricostruzione del testo con cui si dovranno confrontare gli autori dell'edizione critica. Canfora sostiene che la tesi che il testo greco rispecchi la tradizione bizantina e sia stato scritto molto dopo il I secolo a.C. è convincente, ma un esperto non vede che la scrittura sia un falso. La discussione è aperta e ci sono diverse ipotesi, tra cui quella che il vero autore sia il moderno Costantino Simonidis.
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