Tra l'Autoritratto di Pontormo e la Natività di Giovanni Bellini, ospitati nel Museo civico di La Spezia, Amedeo Lia si muove come se fosse a casa propria. Ognuna delle oltre mille opere della galleria ligure è un viaggio, un'emozione, un ricordo, che lui questo 93enne dagli occhi sorridenti vuole condividere con più persone possibile. Nel 1996 ha donato alla città questa sua collezione privata. Oggi che potrebbe godere tranquillo degli onori del mecenate, ha un cruccio: far conoscere al pubblico dipinti, avori, smalti, vetri, bronzetti, un patrimonio culturale che è stato definito «piccolo Louvre di Liguria». Aver dato il proprio nome a un museo e aver ricevuto diversi premi non gli dà tanto piacere quanto vedere lo stupore dei visitatori nelle sale, 35mila il primo anno di apertura, 13mila oggi. «Non credo di essere presuntuoso dice l'ingegner Lia ma la collezione meriterebbe di essere vista da un pubblico più vasto. Forse La Spezia, città di un turismo di passaggio verso le Cinque Terre, non è stata la scelta giusta. Non so. Di certo mi sento un po' solo nella promozione del museo. Legga il registro dei visitatori: tanti apprezzamenti di stranieri e di persone giunte qui con il passaparola. Si potrebbe fare di più». Per Amedeo Lia «fare di più» è la passione di vivere. Nato in un paesino del Leccese, nel 1913, Lia è ufficiale effettivo di Marina fino alla Seconda guerra mondiale, imbarcato sulla nave Littorio. Poi, dopo il congedo, si butta a capofitto nella cantieristica al servizio dell'industria bellica. Tuttora ogni mattina va al lavoro nella sua impresa. L'incontro con l'arte è una folgorazione. Nel 1949 a digiuno di qualsiasi studio in materia, Lia compra a un'asta a Milano un dipinto dell'800. L'anno seguente si aggira tra gli antiquari di Firenze dove conoscerà poi anche il critico Federico Zeri per arredare la casa di La Spezia e acquista una tavola del Trecento, una Madonna di Nicolo Pietro Gerini. Così inizia la passione per i Primitivi. Da quel momento sale la «febbre» per l'arte. In viaggio per lavoro, si intrufola appena può nelle botteghe degli antiquari di mezza Europa. «Non sono mai ripartito da una grande città senza passare almeno un'ora al museo. Alla National Gallery di Londra, al Louvre di Parigi. Che bellezza. Mi piacevano tante cose, avrei rubato tutto», dice divertito. Da Sotheby's e Christie's lo vedono arrivare ogni anno per le aste di luglio, nei giorni attorno il suo compleanno. La sua collezione si è arricchita di opere straordinarie come il Compianto di Cristo (XIII secolo) di Lippo di Benivieni, il Ritratto di gentiluomo (XVI secolo) di Tiziano; e ancora la bottiglietta di vetro a bande d'oro, del I secolo avanti Cristo, solo l'Hermitage di San Pietroburgo ne ha una simile; le miniature, tra cui una di Belbello da Pavia, comperata in treno da un antiquario. «Un giorno ho chiamato i miei tre figli e ho spiegato loro la mia idea, donare la collezione alla città, loro sono stati d'accordo. Ho sempre pensato che a La Spezia c'è tanta gente che non ha la possibilità di viaggiare, che non può conoscere queste belle cose». Il rischio era quello di tanti lasciti italiani: rimanere nei magazzini in attesa di allestimento. Al sindaco di allora, Lucio Rosaia, detta le condizioni per la donazione. La prima che il museo sarebbe stato inaugurato entro un anno e mezzo. La seconda, vedere il luogo prescelto, sovrintendere all'allestimento e l'apertura al pubblico sei giorni la settimana. Il Museo Amedeo Lia viene inaugurato nel dicembre del '96 nel restaurato complesso della chiesa e del convento dei frati di San Francesco di Paola, del '600. Passati dieci anni, ha bisogno di allargare l'area. «Ho proposto la copertura del giardino a mie spese, ma non senza difficoltà», racconta. Le polemiche in Comune sono andate avanti per un paio di anni. Lo spazio è stato aperto a marzo con la mostra «Venezia. Capolavori dal XIV al XVIII secolo nella Collezione Lia». «Dopo anni di tentativi, sono riuscito a organizzare e allestire la prima mostra». E sempre per il decennale, Lia pensa a un altro regalo. Cioè il prestito al museo e l'esposizione di una sua opera della collezione privata, la Madonna col Bambino, di Francesco Napoletano, allievo della bottega di Leonardo, (committente probabilmente Ludovico Il Moro), già esposta al Castello Sforzesco di Milano un paio di anni fa. La sua soddisfazione ora sono le scuole: «Gli studenti possono vedere opere bellissime. Li guardo ogni tanto mentre si aggirano per le sale, mentre disegnano», dice osservando le opere d'arte, come se fosse la prima volta. Lo sguardo si sofferma per poco, è tempo di ripartire, questa volta a Francoforte, dove il museo Lia ha prestato allo Stadelsches Museum tre opere per una mostra «Pale d'altare e immagini di devozione privata prima del 1500 in Italia».
Il mio Louvre sconosciuto
Amedeo Lia, un 93enne ingegnere di La Spezia, ha donato alla città la sua collezione privata di oltre mille opere d'arte, che include dipinti, avori, smalti, vetri e bronzetti. La collezione, che include opere di artisti come Pontormo, Giovanni Bellini e Tiziano, è stata inaugurata nel 1996 nel museo omonimo. Lia ha donato la collezione per farla conoscere a un pubblico più vasto, ma si sente un po' solo nella promozione del museo. Il museo ha avuto un successo iniziale, ma negli anni successivi ha dovuto affrontare polemiche e difficoltà per espandere l'area.
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