TERNI L'archeologia industriale è una «contraddizione in termini», ha detto io storico Micheal Rix, che ha coniato l'espressione: «L'archeologia si occupa dell'antico mentre l'industria è un l'atto moderno». Il XIII congresso dei Ticcih (The International Committee for thee Conservation of the Industriai Heritage), a Terni da ieri al 18 settembre, vuole dimostrare il contrario . E cioè che lo studio di miniere, capannoni e acciaierie è necessario, a più di due secoli dalla rivoluzione industriale. Ne è una prova il moltipllcarsi di siti italiani dichiarati patrimonio dell'umanità dall'Unesco: dai villaggio operaio di Crespi d'Adda agli stabilimenti della Valnerina. I luoghi di lavoro del passato, infatti, non sono solo "memorie" di identità e socialità di un popolo, ma possono anche essere recuperati e riutilizzati, trasformandoli per esempio in luoghi d'arte e d'incontro. Manca tuttavia, denunciano gli "archeologi", una precisa normativa nazionale. Il congresso triennale del Ticcih (le ultime edizioni si sono svolte a Salonicco, Londra e Mosca) ospita incontri su "Patrimonio industriale e trasformazioni urbane" e "Tenitori produttivi e paesaggi industriali". Organizzati inoltre tredici workshop tematici e undici mostre. In programma ci sono visite nella zona ternana, dove nell'Ottocento si è sviluppata un'intensa attivitàindustriale, e a Roma, inparticoiare alla Centrale Montemartini e ai Mercati generali.