La banca dati delle opere rubate rende più difficile il loro commercio Un dipinto, una volta rubato, è come l'ostaggio in un sequestro. Chi ha messo a segno il colpo è quasi sempre persona diversa da chi tratta per il riscatto. Il ladro o cede immediatamente la refurtiva, oppure la nasconde, aspettandocele di quel furto non si parli più. Ma quando vi sono le riproduzioni il "ricordo" è sempre vivo. E adesso nella banca dati delle opere d'arte da ricercare del Comando Tutela Patrimonio Culturale dei carabinieri ci sono anche i quadri rubati in una villa sulla Bolognese qualche giorno fa. Si tratta di oli su tela, cm 64x47 e cornici laccate dorate raffiguranti "nature morte con vasi e fiori" di scuola Toscana e due "paesaggi", cm. 59x45, di scuola Veneta i sei dipinti del XVII secolo. La banca dati è uno strumento informatico, che dal 1980 si è rivelato supporto investigativo indispensabile rendendo anche la commercializzazione delle opere rubate un po' più complessa. I commercianti onesti rifiuteranno di acquistarli e i ladri pur di disfarsene, potrebbero compiere un passo falso che potrebbe tradirli. L'occhio esperto dei carabinieri che da anni effettuano la comparazione è il valore aggiunto. Molte volte i quadri vengono smembrati per " rendere più difficile l'individuazione. Accade allora che si trovino Santi che invece di adorare il Cristo guardano il vuoto, attirando l'attenzione degli esperti del Tpc. Angeli che non sono a corona di nessuna Madonna subiscono un controllo più accurato tra le pale d'altare trafugate dai "lanzichenecchi dell'arte". In Italia, l'assalto da alcuni anni, segna il passo. Ogni anno, in Italia, vengono mediamente denunciati 1.5001.600 furti, per un totale di circa 1820.000 oggetti asportati. Tra 1 vittime, i privati per il 50 ; le chiese per il 35 ; gli enti pubblici e privati per il 10 ; i musei pubblici e privati per il 5 . Per quanto concerne la tipologia degli oggetti d'arte più commercializzabili, il 30 è pertinente a gioielli e preziosi, il 25 all'antiquariato, il 18 agli oggetti chiesastici, il 15 alla pittura; il 7 alla numismatica ed il 5 alla scultura, ai libri. I privati hanno un'arma: possono costituirsi un proprio archivio fotografico da fornire, in caso di furto, a corredo della denuncia. La scheda può essere ritirata anonimamente e gratuitamente presso qualsiasi Comando dell'Arma e deve essere compilata nelle sue parti essenziali. Una volta compilata, va conservata avendo cura di nascondere i negativi delle fotografie in luògo diverso da quello dove vengono conservate le schede; questo affinchè in caso di furto non venga presa l'unica documentazione esistente. Un'opera rubata, infatti, se fotografata, nell'80 dei casi, può essere recuperata.
In rete i predatori dell'arte
La banca dati delle opere rubate è uno strumento informatico che aiuta gli investigatori a identificare e recuperare le opere d'arte rubate. La banca dati contiene informazioni su oltre 1.800.000 oggetti rubati in Italia ogni anno. I dipinti rubati sono spesso smembrati per renderli più difficili da identificare, ma gli esperti del Tpc possono ancora riconoscerli grazie alle loro caratteristiche uniche. La banca dati è anche utile per i commercianti onesti, che rifiutano di acquistare opere rubate. I ladri, invece, possono essere identificati grazie alle riproduzioni delle opere rubate. In Italia, ogni anno vengono denunciati 1.500-1.
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