L'AVVERTIMENTO. «Potremmo escluderla dalla nostra lista» Palermo. Un patrimonio a perdere quello dei cinque siti siciliani considerati patrimonio dell'umanità dall'Unesco. Cinque gioielli, invidiati all'estero come mirabile esempio di commistione fra arte, storia e natura, che rischiano a febbraio l'esclusione dalla prestigiosa lista dell'agenzia delle Nazioni Unite. Il motivo? Paradossalmente sono proprie le aree a più alto valore storico-naturalistico che nella nostra Regione vengono prese di mira dai «palazzinari» di turno. Una villa a ridosso di un rinomato sito archelogico, infatti, acquista un valore rilevante sul mercato. Il problema, comunque, non è legato soltanto alla costante aggressione dei nostri tesori ma anche alla loro mancata valorizzazione. È questo il caso, per esempio, di una delle perle del Mediterraneo, l'isola di Lipari, dove le cave di pietra pomice continuano a deturpare il versante degli antichi coni vulcanici nonostante esista da tempo un piano di riqualificazione che non decolla a causa della mancanza di strumenti urbanistici adeguati, o della famosa villa romana del Casale, a pochi chilometri da Piazza Armerina. Qui i mosaici più famosi del mondo antico rischiano di andare perduti per sempre a causa del ritardo con cui si sta provvedendo agli interventi di restauro dei variopinti tasselli. Il simbolo di questo degrado rimane, comunque, la Valle dei Templi, dove a poche centinaia di metri dalle colonne doriche dell'antica Akragas sono state costruite decine di ville abusive. Anche in questo caso non si è arrivati alla totale riqualificazione del sito. Di pochi mesi fa, invece, è la polemica legata agli scavi petroliferi nella Val di Noto, rinomata per le sue architetture barocche. Quel che è peggio è che il tempo stringe. Per Giovanni Puglisi, presidente della Commissione italiana per l'Unesco, sul caso Eolie ci sarebbe tempo fino alla prossima primavera per rimettersi in carreggiata. Il rischio è, infatti, quello dalla cancellazione dell'isola dalla lista. Intanto non mancano le polemiche. Il Movimento per l'indipendenza della Sicilia, per esempio, si scaglia contro la classe politica regionale rea «di prodursi in mille promesse pur di ricevere il prestigioso marchio, salvo poi, come da consolidata prassi, lasciar perdere tutto, permettendo un incancre-nimento della situazione». L'assessore regionale ai Beni culturali, Uno Leanza, ha ribadito che «il pericolo della cancellazione sussiste soltanto per Lipari. Il 27 mi incontrerò con Puglisi, quindi metterò a punto un piano per la gestione dei beni Unesco. La Regione farà tutto quanto in suo potere per valorizzare questo patrimonio».