Sgarbi inaugura la mostra e tuona contro i veti dei «principini delle Soprintendenze» PADOVA. Il 13 settembre è l'anniversario della morte di Andrea Mantegna. Muore a Mantova, vicino a lui un dipinto, un San Sebastiano vigoroso e bellissimo, e una candela simbolo della vita che sta per andarsene. Su un cartiglio un'iscrizione in latino: «Nihil nisi divinum stabile, cetera fumus». Alla fine resta solo Dio il resto è fumo. Questa immagine la evoca Vittorio Sgarbi al colmo di un intervento pirotecnico contro i veti delle Sovrintendenze, ieri, davanti alla Cappella degli Scrovegni nell'arena romana, tra Giotto e Mantegna. A sostenere Sgarbi nella polemica anche Luca Zaia, vicepresidente della giunta regionale: «Vogliamo che venga esposto al pubblico anche il San Sebastiano attualmente trattenuto in restauro da una Soprintendenza», ha detto Zaia. «Diamo il via ad un evento straordinario che celebra un artista irripetibile con il quale il Veneto chiude definitivamente il capitolo del medioevo», ha sottolineato Zaia. «Un evento per il quale sono già 100 mila i biglietti prenotati: 20 mila a Padova, 20 mila a Verona e 60 mila a Mantova». L'evento è l'inaugurazione della mostra «Mantegna e Padova 1445-1460», allestita al Museo Eremitani nella cornice montata da un grande architetto, Mario Botta e della Cappela Ovetari, polverizzata in 80 mila pezzi dal bombardamento dell'11 marzo 1944, fatta rinascere, restituita alla città, al mondo, con la pazienza e la perizia del pezzo per pezzo montato in un complesso puzzle d'arte e con la matematica e la fisica delle facoltà universitarie dell'Ateneo. Sul palco, a spiegare, il sindaco Zanonato, l'assessore Monica Balbinot, il vicepresidente della Regione, Zaia, il direttore dei Musei Davide Banzato, il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio, Antonio Finotti, l'architetto Mario Botta e Vittorio Sgarbi che presiede la commissione per le celebrazioni di Andrea Mantegna e che quindi trova spazio e responsabilità nelle tre sedi dell'evento: Padova, Verona e Mantova. Le quasi 2000 persone accorse hanno ascoltato con attenzione le meraviglie di un libro sfogliato che lasciava intravvedere squarci di storia, scintille di cultura, barbagli d'arte, poi la visita a gruppi di 60 che si è protratta fino a mezzanotte passata. Padova ha vissuto due stagioni in cui è stata la locomotiva dell'arte in Italia: nel Trecento con Giotto è stata la vera Firenze, nel Quattrocento, con Mantegna, ha sfondato le velature d'oro dei fondi, squarciati dalla prospettiva e ha segnato il passaggio burrascoso e innovativo dal Medioevo al Rinascimento. «Questa mostra», ha detto Banzato, «da la precisa immagine di quel grande cantiere che fu Padova dal 1445 al 1460, dall'arrivo di Donatello alla partenza di Mantegna. Tra Donatello e Mantegna ci fu un dialogo continuo, un feeling artistico ed emotivo. Donatello, che ebbe allievi e collaboratori padovani, tra cui spicca il Pizolo, rimase in città quasi dieci anni e ci lasciò il Crocefisso, i bronzi per l'altare del Santo e il monumento al Gattamelata. C'è poi l'intreccio di tre grandi botteghe, quella muranese dei Vivarini, quella veneziana dei Bellini che s'imparentarono con Mantegna nel 1453 e l'atelier padovano di Francesco Squarcione». La sua bottega, a Pontecorvo, secondo lo Scardeone, mise al lavoro ben 137 allievi tra cui l'enfant prodige Mantegna, ma anche Marco Zoppo, Giorgio Schiavone, Carlo Crivelli, Dario da Pordenone. Il nuovo stile si espande dal Veneto alla Lombardia, staripa in Emilia e nelle Marche. «Se Giotto è stato il Picasso del suo tempo», ha detto Sgarbi, «Mantegna e un tìaitnus del Quattrocento». Vittorio Sgarbi si è portato dietro dalle sue visite a Verona e a Mantova uno strascico polemico lungo come un abito da sposa. Avrebbe definito il ministro Rutelli un «bidello». Sgarbi smentisce: una battuta malintesa. «Rutelli ha avuto il coraggio dell'iniziativa in questo grande e complesso evento, Rutelli che è anche ministro del Turismo sa valutare i risvolti economici della cultura e dell'arte. Quanto al museo di Padova che avrei messo al nadir rispetto allo zenit per ampiezza e luminosità del sito veronese, non ho mai detto che sia un brutto museo, certo è ristretto rispetto all'importanza delle collezioni artistiche della città. Il museo dell'Albini è stato così costruito e forse non c'era altro da fare». Ma sciolto un nodo polemico, Sgarbi ne stringe subito un altro. E' lì sul palco, ha gli Eremitani a sinistra e la cappella di Giotto a destra: «Per secoli l'accesso al ciclo pittorico di Giotto - ha detto - è stato dalla porta principale della chiesetta, quella che da sul giardino degli Scrovegni, poi si sono inventati quella sconcia camera iperbarica per depurare i visitatori dalle polveri. Giotto che andava preso dal davanti ora è preso da dietro, si tratta di un'espressione di pederastia della conservazione». E poi lo storico dell'arte già polemista televisivo lancia coltelli contro i principini delle Soprintendenze e invoca una maggiore autorità statale in materia di conservazione dei monumenti. Ma sul piano dell'analisi artistica Sgarbi è impagabile, cita Berenson e spiega come Mantegna va considerato un romantico dell'antico, un antico che non esiste storicamente ma è frutto di visione artistica ed è questa la sua modernità. Ricorda il viaggio di Mantegna a Sirmione sulle tracce di Catullo, con un gruppo di amici travestiti da antichi romani alla ricerca di archi, capitelli, colonne. Dice che Padova è la mostra delle luci, semi di ispirazione innovativa che innescano la grande rivoluzione della pittura, i colori giovanili di Mantegna sono più squillanti rispetto alla plasticità più opaca del Mantegna mantovano, più maturo.
A Padova il miracolo del Mantegna rinato
Ieri sera, davanti alla Cappella degli Scrovegni, Vittorio Sgarbi ha inaugurato la mostra Mantegna e Padova 1445-1460, allestita al Museo Eremitani. La mostra celebra l'artista Andrea Mantegna e il suo legame con la città di Padova. Sgarbi ha lanciato una critica contro i veti delle Soprintendenze, affermando che il San Sebastiano di Mantegna dovrebbe essere esposto al pubblico. Ha anche sostenuto l'idea di una maggiore autorità statale nella conservazione dei monumenti. La mostra è stata inaugurata con una visita guidata di quasi 2000 persone, che ha lasciato un'impressione duratura.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo