LA LETTERA Giulia Maria Crespi del Fai e Fulco Pratesi del Wwf scrivono ai ministri Rutelli e Pecoraro sulla crisi finanziaria dell'ente Egregi signori ministri, egregio signor presidente, l'articolo pubblicato dal Corriere della Sera il 20 agosto 2006 riporta notizie preoccupanti sullo stato finanziario dell'Ente parco del Ticino e rivela una proposta della presidente Milena Bertani di istituire un «ticket ambientale» a favore del Parco: in questo modo, dichiara, «avremmo i fondi necessari a mantenere intatto il nostro immenso patrimonio ambientale» e potremmo «risolvere finalmente ogni problema economico sulle sponde del Ticino». Vorremmo esprimere qualche dubbio su queste dichiarazioni. Va ricordato che il Parco del Ticino si estende per oltre 97.200 ettari lungo i tenitori piemontesi e lombardi, sviluppandosi per 110 km lungo il fiume ed è designato dall'Unesco riserva Mab (Man and Biosphere). Esso rappresenta l'unico corridoio ecologico integro che collega il Po alle Alpi e proprio per questi attributi, consideriamo il Ticino, più che un Parco regionale, un Parco di assoluto interesse nazionale. È proprio per queste ragioni che, nel 2006, e soprattutto in una regione che si vanta di essere leader in Italia e in Europa, non possiamo più continuare a ridurre la tutela a una mera questione finanziaria che, se risolta, risolve anche le sfide di protezione della natura. Tutt'altro: questo è un alibi che porta ad ignorare i rischi che incombono sull'area protetta del Ticino. Vorremmo elencare in proposito alcuni esempi: 1) Innanzitutto, il degrado chimico-batteriologico delle acque del fiume Ticino, dovuto principalmente agli scarichi inquinanti e agli ingenti quantitativi di rifiuti degli insediamenti abitativi e produttivi che lo circondano, immessi dal canale Scolmatore di nord ovest, dal collettore del depuratore consortile del Magentino e dagli scarichi dei depuratori del novarese. Vanno pure menzionate numerose prese che prelevano acqua dal fiume per cui, in periodi siccitosi come nei mesi passati, il fiume è ridotto a un rigagnolo maleodorante. 2) Se sicurezza e igiene pubblica ci stanno a cuore, perché non si attivano le vasche di depurazione delle acque dei Comuni rivieraschi e dell'affluente Lambro, costruite, mai collaudate e abbandonate? 3) Ci si rende conto che ormai le acque una volta azzurre del Ticino sono, in periodi siccitosi, infestate da alghe, con larghe distese di fiori bianchi alimentate dagli scarichi di concimi organici, che impediscono la già difficoltosa navigazione e atrofizzano le acque, per cui i pesci di cui il fiume era ricco sono quasi spariti? 4) Infine, ma soprattutto, uno dei rischi più gravi per l'intera area del Parco è rappresentato dalla futura espansione dell'aeroporto di Malpensa, per il quale proprio in questo periodo estivo, è in via di completamento la proposta detta «terza pista». Tutto ciò affinchè la Lombardia possa avere pure lei il suo hub internazionale anche se questo dista soltanto 40 minuti di volo dal già da anni esistente hub di Roma. Oltre a tutto con quali finanziamenti? Quei politici che con tanto orgoglio parlano di «Padania» e di rilancio internazionale della Lombardia sanno che nel Tamigi sono tornati i salmoni e che le inquinatissime acque del Reno stanno gradualmente migliorando al punto che l'immissione di sostanze tossiche si è ridotta in una percentuale compresa tra il 70 ed il 100 con il risultato del ritorno di 63 specie ittiche? Sanno questi amministratori che la direttiva quadro europea sulle acque prevede il raggiungimento di uno stato buono di tutte le acque dell'Unione Europea entro il 2015 e che il non adeguamento a questo accordo comporterebbe all'Italia serie penalizzazioni finanziarie? Il Parco del Ticino rappresenta una cruciale riserva di ossigeno e biodiversità in una zona ormai fortemente antropizzata. E per i cittadini e per i Comuni rivieraschi non rappresenta più soltanto una serie di opportunità finanziarie o di turismo, ma anche e soprattutto una meta di salute, di ricreazione e svago per quelle persone e famiglie sempre più numerose che non si possono permettere il lusso di andare lontano nelle vacanze di fine settimana e ferie estive: i nostri amministratori regionali conoscono questa realtà? E allora, ci chiediamo: non serve forse un Parco Ticino che funzioni? E perché non si prendono posizioni istituzionali coraggiose anche per queste emergenze, invece che lasciare l'onere di «far quadrare i conti» esclusivamente all'Ente parco? Il problema è tanto grave che rivolgiamo queste domande anche al ministro dell'Ambiente, Peeoraro Scanio, e al ministro per i Beni culturali, Rutelli. che tra le sue funzioni svolge quella, fondamentale, di tutela del paesaggio. Giulia Maria Mozzoni Crespi Presidente Fai Fondo per l'Ambiente Italiano Fulco Pratesi Presidente WWF Italia