Alla fine Vittorio Sgarbi, presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni del quinto centenario della morte di Andrea Mantegna, che aveva fermamente richiesto la presenza del celebre "Cristo morto nel sepolcro e tre dolenti" nel percorso espositivo della mostra "Mantegna a Mantova 1460-1506", ha avuto la meglio e il quadro è giunto alle Fruttiere di Palazzo Te a Mantova. Tra i più noti dipinti di Andrea Mantegnn, il quadro era stato inizialmente negato dalla Pinacoteca di Brera di Milano che lo conserva. A Mantova sarà invece esposto tra gli altri diciannove capolavori del maestro in arrivo da tutto il mondo. Il Centro Internazionale d'Arte e Cultura di Palazzo Te ha garantito le migliori condizioni espositive per la conservazione dell'opera e metterà in atto tutte le misure di sicurezza atte a garantire la tutela del "Cristo morto" da qualunque rischio. L'opera, assicurata per 50 milioni di euro, sarà esposta al pubblico dal 16 settembre al 14 gennaio 2007. Ma anche qui, sul termine del prestito, si è svolto un altro piccolo grande dramma, sulla scia di quelli, più urlati, che hanno occupato le cronache relative alla voce "Beni culturali" sul finire di questa estate. Sgarbi, a dire il vero, in un primo momento si era rassegnato: il piccolo tesoro non sarebbe stato esposto. Lunedì, a sorpresa, la direzione della pinacoteca milanese ha fatto sapere che le condizioni di salute del dipinto erano tali da consentirne il trasporto. Con un codicillo: il dipinto poteva essere esposto ma solo fino all'8 dicembre e non alla naturale scadenza della mostra, prevista per il 14 gennaio del 2007. Riparte, al dunque, la reazione dall'assessore alla Cultura di Milano: "Questo è un dispetto e non corrisponde ad alcuna regola: tanto più che Brera ha prestato un altro importante e altrettanto delicato dipinto di Mantegna, la 'Madonna dei cherubini', senza alcun limite temporale. E che Copenhagen ha prestato il 'Cristo sul sarcofago', non meno importante e fragile di quello di Brera. Nel caso di .una restituzione anticipata, preferisco lasciare il quadro nell'imballaggio e rispedirlo a Brera, piuttosto che sottoporre a discriminazioni i visitatori della mostra. Anzi a una vera e propria truffa". Come per la faccenda del prestito (a scadenza), le cose si sono risolte velocemente e anche misteriosamente. Scambio di telefonate tra Milano, Mantova e Roma. Interviene dall'alto dei cieli Rutelli e tutto torna nelle sue debite caselle. Ecco che Enrico Voceri, presidente del Centro internazionale d'arte e cultura di Palazzo Te, annuncia di aver preso atto "con soddisfazione dell'epilogo di una vicenda che rischiava di rovinare la festa per le celebrazioni del Mantegna".