Retroscena NEL governo guidato da Prodi, accanto alla casella «cultura» appare il nome di Rutelli: si tratta di un refuso, il vero ministro è Salvatore Settis. Presidente del Consiglio Nazionale dei Beni Culturali, accademico di fama internazionale, Settis era stato già la spina nel fianco di Urbani e Buttiglione, al Collegio Romano. I suoi articoli (su Il Sole 24 Ore e la Repubblica), come le sue pubblicazioni (Italia S.p.A. L'assalto al patrimonio culturale e Battaglie senza eroi. I beni culturali tra istituzioni e profitto), sottolineano la passione per la difesa della storia artistica italiana, ed il suo volere essere considerato «l'ideologo» del ministero. L'unico, e quindi il vero titolare del dicastero. L'ultima polemica nata per volontà del direttore della Scuola Normale di Pisa è dedicata al ministro delle Riforme Luigi Nicolais, diessino. Tutta colpa del «silenzio-assenso», un istituto capace di snellire i procedimenti amministrativi e che - secondo Settis - permetterebbe di distruggere i monumenti italiani in soli 90 giorni: lui stesso scrive che sarebbe possibile, in questo modo, effettuare «la riconversione di una chiesa medievale in discoteca» (e pensare che nelle stanze di Nicolais questa era considerata una liberalizzazione, roba da fare invidia a Bersani). In più - e non se ne sentiva il bisogno - fin dalla prima pagina del quotidiano la Repubblica, Settis ha affermato che una simile idea è «impudicamente scopiazzata dal peggior Tremonti d'annata». Un oltraggio, per un diessino (e per di più bassoliniano) come il titolare delle Riforme: al quale va aggiunto il ricordo che «negli anni del centrodestra il principio del silenzio-assenso fu introdotto, calpestando la Costituzione». Manca solo una sfida a duello, alle sei del mattino, al Pincio. Settis, alla fine, non ha dimenticato di bacchettare il «suo» ministro, proprio quello che gli ha conferito l'incarico di numero uno del Consiglio Nazionale. Chiedendosi se i tagli ai beni culturali «se fatti dalla destra sono deplorevoli, se li fa la sinistra vanno accolti con giubilo», e se il saccheggio del territorio e la distruzione del patrimonio culturale e del paesaggio sono diventati «di sinistra», il professore ha lanciato un'Opa nei confronti della poltrona di Rutelli. A questo punto, o in un prossimo rimpasto o un ipotetico nuovo governo «di sinistra», sarà meglio nominare direttamente Settis per il dicastero del Collegio Romano. Anche perché nelle stanze e nei corridoi ministeriali non si ascoltano facilmente giudizi positivi nei confronti del vicepremier: c'è chi il filosofo Buttiglione, il forzista Giuliano Urbani, «il primo Fisichella» (quando era ancora di An) e - ovviamente - Veltroni. Negli uffici dirigenziali c'è chi non trattiene una lacrimuccia - segnale di un sincero affetto - appena si fa il nome «Walter»: ma questo non fatelo sapere a Rutelli.