Multe più «salate» e giro di vite sulle vendite delle bombolette spray per punire i graffitari, quelli che riempiono di scrìtte e disegni i muri delle città. Lo ha annunciato il ministro per i Beni culturali, Giuliano Urbani, dopo l'editoriale sul Corriere della Sera firmato da Alberto Ronchey che denunciava il malcostume dei «cultori della vernice pazza, che imbrattano gli edifìci delle nostre città e scompaiono nella quasi certezza dell'impunità». Ma non tutti sono d'accordo: il dibattito è aperto. Qui sotto l'intervento del direttore generale del ministero dei Beni culturali, Pio Baldi, favorevole alla «linea dura». Concedere spazi su muri pubblici a chi vuole disegnare graffiti, senza rischiare di essere bersagliato da multe e divieti, è invece la controproposta del Comune di Firenze. «Il problema del graffito selvaggio è serio spiega l'assessore alle politiche giovanili, Daniela Lastri , ma a Firenze abbiamo scelto di concedere delle aree ai giovani che esercitano questa forma di espressione artistica». Caro direttore, l'editoriale di Alberto Ronchey del 20 giugno sui «Vandali con la vernice» mi tocca da vicino e mi spinge ad esprimere tutta la mia adesione. Circa dieci anni fa, al tempo del disegno di legge promosso da Ronchey come ministro per i Beni culturali, ero vicedirettore dell'Istituto centrale del restauro all'interno del quale, come. scrive lo stesso Ronchey, fu predisposto un buon contributo per defluire la parte tecnica di quella norma contro i graffitari, rimasta, purtroppo inattuata. Oggi il problema è acuto e non se ne vede ancora la, parabola discendente. Che fare? Su indicazione dell'attuale ministro è stata ripresa in esame la questione che continua ad insidiare la conservazione dei monumenti (e non solo) poiché si estende su vasta scala a tutti gli altri edifici belli o brutti, antichi o moderni, centrali o periferici . Dall'approfondimento finora effettuato emerge la possibilità di contrastare il fenomeno su tre linee di azione. 1 ) Strumenti di persuasione e comunicazione. E' ovvio che si tratta di mezzi ad effetto non immediato, ma prima o poi occorre cominciare. Si possono individuare almeno due diverse campagne di comunicazione . Una può .essere di sensibilizzazione educativa rivolta a ragazzi in età scolare per illustrare gli aspetti negativi del vandalismo grafico (gravità del danno arrecato, spiacevolezza visiva degli effetti, ecc.). Questo tipo di azioni,che fanno leva sul rispetto dei beni pubblici e che quindi sono fondate sulla formazione di ciò che si chiama senso civico, hanno un effetto formativo-preventivo nel medio termine, ma certo non sono un deterrente nei confronti chi già esercita, cioè dei cosiddetti "writers". Un altro tipo di campagna potrebbe mirare alla demolizione dell'immagine,del'writer» nel suo ambiente sociale eculturale Assai spesso il ragazzo-writer gode, infatti, di una sorta di indulgenza possibilista, se non di incoraggiamento permissivo. A questo si aggiunge l'ulteriore incoraggiamento indiretto che proviene da alcuni settori pedagogici (... le energie creative dei giovani non vanno frustrate...) e perfino alcuni segmenti sociologici ( il muro dipinto sarebbe più viale, il vagone istoriato sarebbe meno triste...). La demolizione dell'immagine.dovrebbe «essere indirizzala verso la ridefinizione della conscienza 'interiore del writer ridicolizzandone la presunta aura da eroe maledetto ed inscrivendolo in categorie sociologiche di marginalità, esclusione, frustrazione. 2) Interventi diretti sulle superfìci dei muri. Anche questo genere di azione può essere di due tipi, preventivo e di riparazione. Gli interventi preventivi consistono nell'applicare sulle superfici murarie a rischio un protettivo trasparente che, coprendo le porosità dei muri, impedisce alla spray graffitista di penetrare i profondità. Dopo tale applicazione le eventuali iscrizioni vandaliche sono facilmente rimovibili con getti d'acqua o altro. Gli interventi di riparazione consistono in applicazione di solventi per «solubizzare» i graffiti o in leggere abrasioni delle superfici danneggiate o ancora nella sovrapposizione di vernici coprenti dello stesso colore della superficie macchiata. E' valido soprattutto il primo dei tre metodi (uso di solventi), ma deve essere messo in atto entro 48 ore dal danno per impedire alle vernici di entrare in profondità . 3) Aggravio delle pene e delle sanzioni. L'inasprimento delle pene può essere un buon deterrente solo se è accompagnato dalla consapevolezza che non sarà facile evitarle. Questo mi sembra più un auspicio che una possibilità reale. In sostanza una parte rilevante delle azioni che ho indicato è di spettanza delle amministrazioni comunali che possono istituire ronde di vigilanza sia per la prevenzione che per la riparazione dei vandalismi. So che la municipalità di Parigi ha affrontato il problema con buoni risultati (quindi è possibile) e mi sembra che anche il Comune di Roma si stia incamminando su questa strada. Da parte del ministero dei Beni e Attività culturali, oltre a pensare a campagne di comunicazione nel senso detto sopra, è in corso la messa a punto di un dispositivo che renda obbligatoria, dopo ogni intervento di restauro dei monumenti, la applicazione del protettivo antigraffiti. In conclusione credo che se ognuno farà la sua parte si potrà arrivare a risultati apprezzabili in tempi ragionevoli. Pio Baldi è direttore generale del Ministero dei Beni culturali
Facciamo capire ai giovani che i graffitari non sono eroi
Il ministro per i Beni culturali, Giuliano Urbani, ha annunciato che le multe per i graffitari saranno più salate e che ci sarà un giro di vite sulle vendite delle bombolette spray per punire i graffitari. Il direttore generale del ministero, Pio Baldi, ha sostenuto la linea dura, mentre il Comune di Firenze ha proposto di concedere spazi su muri pubblici ai giovani che esercitano la forma di espressione artistica. L'assessore alle politiche giovanili, Daniela Lastri, ha espresso la sua adesione all'editoriale di Alberto Ronchey, che ha denunciato il malcostume dei cultori della vernice pazza.
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Bene culturale
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