I giudizi del sottosegretario alle politiche agricole Stefano Boco e del consigliere regionale D'Angelis IL MODELLO toscano è arrivato al capolinea. Le edificazioni di Monticchiello e il caso di Bagnaia sono «sbagliate». Ma segnalano che si deve adesso aprire una nuova fase nell'urbanistica toscana. Così la pensa il sottosegretario alle politiche agricole Stefano Boco, l'esponente verde toscano che sceglie di intervenire nel dibattito aperto dal caso Monticchiello. «Lontana da me l'intenzione di aprire un conflitto politico con la dirigenza della Regione», premette il sottosegretario. Ma è arrivato il momento di porsi alcune domande, dice. Quali? «Viviamo in una regione che, nonostante le difficoltà e il ridursi della competitività, si colloca nelle fasce più alte della qualità della vita e dello sviluppo sostiene Boco eppure sembra spesso affievolirsi, se non perdersi, quelle capacità propositive che oggi appaiono più che mai necessarie». Abbastanza per aprire un «dibattito pacato sereno, se possibile scevro da insulti e luoghi comuni, nel quale ricollocare il modello toscano». Un modello, sostiene Boco, «che ha vissuto un periodo di forte sviluppo, basato su un'economia diffusa, che rispondeva alla domanda di occupazione creando ricchezza anche se con costi sociali ed ambientali rilevanti». Oggi però «quel periodo rappresenta il passato» e si deve rispondere ad una domanda: «II compromesso è finito o perdura?» Il sottosegretario Boco offre questa risposta: «Ritengo che debba imporsi un ruolo diverso per le Regioni, che devono diventare ancor più momento di sintesi, di ricostruzione di una politica di governo che, superando il loca-lismo, riesca ad affrontare e a gestire i temi centrali di questa nuova fase». Quali? «Mi riferisco alle deleghe, atteso che non possiamo affidarci ad un decentramento amministrativo che si collochi in una politica fuori dal contesto della programmazione regionale», dice Boco. Una tesi non lontana da quella espressa da Alberto Asor Rosa, che ha criticato il sistema toscano e la scelta di decentrare ai Comuni la responsabilità urbanistica. Nessun dirigismo, dice l'esponente verde: «Rimane centrale l'integrità del territorio, "Toscana felix", la sua riqualificazione anche infrastrutturale». E per questo, conclude Boco, «consideriamo sbagliate Monticchiello o Bagnaia, perché alimentano quella visione passata di una Toscana che non vogliamo più vedere. E per la stessa ragione siamo contrari all'autostrada tirrenica». Il sottosegretario propone così«di percorrere assieme una strada che passa per il ripensamento anche culturale del modello toscano, che promuova lo sviluppo della qualità e non la mera conta dei numeri». Anche il consigliere regionale della Margherita Erasmo D'Angelis, presidente della commissione ambiente, pensa che ci debba essere un rafforzamento delle competenze regionali in tema di urbanistica. Il Pit, il piano d'indirizzo territoriale e i suoi divieti di costruzione sulle colline di cui parla l'assessore regionale all'urbanistica Riccardo Conti, va approvato con urgenza. Ma si devono anche «estendere le competenze regionali per bloccare gli interventi in palese violazione dei principi di sostenibilità», dice D'Angelis. Visto che la gran parte della Toscana è fatta di piccoli Comuni, con scarsi apparati amministrativi e professionali, suggerisce D'Angelis, «va modificata la legge ur-banistica per estendere i casi che possono essere trattati dalla "conferenza Paritetica istituzionale" già prevista dalla legge». Perché, dice il presidente della commissione ambiente, «è vero che Monticchiello o Bagnaia non sono terribili dinosauri dell'edilizia illegale come Punta Perotti a Bari o il Fuenti sulla costa amalfitana, ma ogni piccolo allarme dalla Toscana fa velocemente il giro del mondo». Del resto è intorno al paesaggio, dice D'Angelis, «che si giovano gran parte delle possibilità che la Toscana e l'Italia hanno di guardare con ottimismo al proprio futuro». E visto che il 72per cento del Pil toscano deriva da un mix di turismo, commercio, cultura, arti-gianato ed enogastronomia, conclude l'esponente rutelliano, «il paesaggio in tutto questo c'entra eccome».