L'area storica della città lucana, recuperata dal degrado, rischia il declino. "Potrebbe essere salvata dai privati" MATERA Nel tratto in cui i fi-danzatini sono precipitati nel vuoto la notte di San Lorenzo, quella delle stelle cadenti, il parapetto non arriva all'altezza del petto e neppure a quella della vita. I due ragazzi, Andrea Magagnini e Valeria Grippo, s'erano seduti su quel muretto dei Sassi di Matera, l'antica città di pietra in Basilicata dove Mel Gibson ha girato le scene finali della "Passione di Cristo", ad ammirare il cielo blu di mezza estate e il dirupo in fondo al quale scorre il torrente Gravina rischiarato dalla luna. Probabilmente, dopo una serata spesa in allegria con gli amici tra una battuta e un drink, hanno perso l'equilibrio e trovato accidentalmente la morte. Ma non è purtroppo la prima disgrazia che accade in quel punto: proprio lì, a gennaio dell'anno scorso, s'era già suicidata una studentessa. In memoria della "notte delle stelle cadute", i giovani del Comitato spontaneo autogestito di Vico Solitario hanno affisso lungo il muretto una serie di cartelli che avvertono "Attenzione, pericolo", impiantando una fila di paletti e una rete di plastica su cui giorno per giorno turisti e passanti appendono biglietti-ricordo sotto l'insegna "Pensieri al muro...parole al vento...". E a titolo di provocazione, come dichiarano loro stessi in un comunicato alla cittadinanza, hanno rialzato il parapetto con due file di mattoni di tufo per rendere meno pericoloso quello che chiamano "il nostro muro della vergogna": per questa struttura abusiva, però, hanno ricevuto addirittura una denuncia e una multa. Finalmente, qualche giorno fa sono stati consegnati alla ditta ap-paltatrice i lavori per la riqualificazione di piazza San Pietro Caveoso, nell'ambito dei quali si provvedere anche a garantire la sicurezza del muretto. Non s'era ancora spento lo choc per la fine assurda dei due fidanzati che un nuovo motivo di polemica ha infiammato gli animi della popolazione locale. Nella seduta del 18 agosto, il Comune ha approvato il regolamento sul cosiddetto "telepass nei Sassi", la nuova disciplina di accesso e sosta dei mezzi privati attraverso i varchi elettronici che entreranno in funzione fra un mese. Qui parlano impropriamente di "telepass", ma forse si potrebbero anche ribattezzare "telesass", se il termine moderno non stridesse troppo con la storia di stenti e sofferenze di questo quartiere cavernicolo, abitato un tempo da intere famiglie di contadini che convivevano in condizioni di promiscuità con i loro animali: pecore, capre, muli e maiali. Fatto sta che l'annuncio della Ztl, zona a traffico limitato, ha provocato le reazioni dei residenti e soprattutto quelle dei commercianti, titolari di bar, ristoranti, negozi e bancarelle, preoccupati come sempre in casi del genere di perdere clienti e avventori. In realtà, la strada carrabile del quartiere sarebbe una sola. Ma nei vicoli tortuosi e scoscesi dei Sassi, battuti una volta dagli zoccoli del bestiame e dalle ruote dei carri o carretti, transitano abitualmente moto, motorini e perfino auto. Qua e là gli scalini di pietra sono stati livellati con l'asfalto o con il cemento, in modo da consentire il passaggio dei veicoli. E così può capitare di imbattersi in una vecchia Panda parcheggiata bellamente davanti a una "casa grotta", trasformata in un piccolo museo (a pagamento) della civiltà contadina, o magari nei pressi di una chiesa rupestre. Sicurezza e traffico non sono, tuttavia, gli unici problemi che incombono oggi sulla sopravvivenza dei Sassi, trenta ettari di particolare valore storico e archeologico, dichiarati nel 1993 dall'Unesco patrimonio mondiale dell'umanità. Fermato il degrado sociale con l'evacuazione che terminò nel '68, non s'è interrotto invece quello ambientale e urbanistico, nell'attesa di un progetto organico capace di rivitalizzare e riqualificare l'intero quartiere. Tanto che, di fronte alle spese della manutenzione ordinaria (circa 200mila euro l'anno) e ai costi insostenibili di quella straordinaria che non si riesce più a eseguire, cresce la tentazione di ricorrere come si usa dire al mercato: cioè di cedere ai privati il patrimonio abitativo per favorire il risanamento delle case, seppure con l'imposizione di vincoli giuridici ed edilizi. Nonostante gli sforzi dello Stato e dell'amministrazione comunale, adesso la popolazione si appresta a celebrare senza grandi entusiasmi il ventennale dell'ultima legge speciale varata per Matera il 6novembre 1986. Finora, sono stati spesi complessivamente più di cento miliardi di lire, recuperando il 60 delle costruzioni originarie e riportando circa2milapersone avi-vere nelle abitazioni ristrutturate. E intanto procedono i lavori perla costruzione di un Museo, di un Auditorium e di altri spazi pubblici. Ma occorrerebbero almeno altri 70 milioni di euro per completare il resto dei progetti, assicurando alla "città di pietra" un futuro che non sia solo quello di un set cinematografico. L'assessore ai Sassi, Giuseppe Falcone, un giovane e appassionato esponente diessino, lancia una proposta che ha il tono della sfida: «Per reperire risorse che il bilancio pubblico non è in grado di erogare, il meccanismo può essere quello delle sub-concessioni nell'ambito delle "Previsioni generali di recupero" che saranno approvate definitivamente entro ottobre. Il demanio dovrebbe trasferire il patrimonio edilizio in proprietà al Comune, in modo da indire una serie di bandi specifici per singoli immobili e assegnare ai privati residenze per uso abitativo, con un vincolo di destinazione e durata. Solo così è possibile sollevare le casse comunali dagli oneri della manutenzione straordinaria». Dalla terrazza dello "Stone Age", un bar-belvedere che la proprietà-ria Maria Scalcione definisce con orgoglio «una struttura di accoglienza turistica polifunzionale», diventato ormai non solo un punto di ristoro per i visitatori ma anche un circolo sociale, si può osservare la carovana dei torpedoni che sfila sul crinale del Golgota cinematografico dall'altra parte del canyon maledetto. A pochi passi da qui, un cartello rosso a forma di cuore ricorda "gli angeli che ora abitano nella bellezza silenziosa e disperata di questo piccolo paradiso". E a guardarsi intorno, sembra davvero di vivere ancora nell'età della pietra.
MATERA Troppo traffico, niente sicurezza le minacce tra i Sassi
La città lucana di Matera, patrimonio mondiale dell'Unesco, rischia il declino a causa del degrado sociale e ambientale. Il quartiere dei Sassi, abitato da intere famiglie di contadini, è stato recuperato dal degrado, ma la sua sopravvivenza è ancora minacciata. La popolazione si appresta a celebrare il ventennale dell'ultima legge speciale varata per Matera, che ha recuperato il 60% delle costruzioni originarie e riportato 2 milioni di persone nelle abitazioni ristrutturate. Tuttavia, occorrerebbero altri 70 milioni di euro per completare i progetti e assicurare un futuro migliore alla città.
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