Nel padiglione MetroPolis (logo indicativo di scelte e obiettivi), allestito a Venezia dalla Regione e dalla Metropolitana Napoletana in occasione della decima Biennale di Architettura, le immagini delle future stazioni e dell'intera rete dei collegamenti su ferro esprimono con efficacia l'inequivocabile segno di un rinnovamento della città, che vede finalmente le sue infrastrutture adeguarsi alla consolidata dimensione territoriale. La varietà dei progetti e la geniale idea delle "stazioni dell'arte", un valore aggiunto all'intero territorio metropolitano, "rappresentano" la coraggiosa scelta politica che ne costituì l'indispensabile premessa, volta al potenziamento del trasporto pubblico e al ristabilimento di una civile vivibilità. Possiamo affermare che tale sostanziale aggiornamento sta entrando di diritto nella storia millenaria di queste terre. Eppure, talvolta i progetti generano polemiche. Non tutti sono d'accordo sulle modifiche dei luoghi urbani che sono proposte attraverso incarichi a progettisti famosi- Metropolitana grandi firme titolava significativamente "Repubblica" spesso giudicati estranei alle esigenze quotidiane e alla storia della città. Conviene, allora, riflettere su alcuni aspetti del fenomeno che non sono in mostra a Venezia, per capire e valutare meglio ciò che accade, perché verso la nuova realtà metropolitana siamo tutti in corsa, anche chi finora non è mai salito sul treno sotterraneo. La circostanza è singolare: in città o in contesti storicamente rilevanti, i grossi nomi dello star system spesso sono promossi, paradossalmente, dalle amministrazioni locali che dovrebbero essere più legate alle tradizioni e agli abitanti, come ne sono talvolta condizionate sul piano clientelare, e che finiscono invece con il guardare alla vetrina del mercato globale, collegandosi direttamente anche alle sue realtà produttive e commerciali. Il ruolo di garante delle identità locali rimane invece allo Stato, che rappresenta il territorio dell'intera nazione. Quest'ultimo, chiamato al ruolo cruciale di giudice attraverso il ministero per i Beni e le attività culturali e le sue soprintendenze, conserva però competenze limitate esclusivamente alle presenze monumentali; e nel paesaggio recita solo un ruolo "concorrente" . Gli enti locali, viceversa, hanno competenze circoscritte al territorio di propria pertinenza, ma più dirette e complete. Il fenomeno, ormai generalizzato, deve essere considerato, piuttosto che somma di singoli episodi, come vero e proprio sistema. Se in Campania, ormai, non si contano più i progetti di architetti di fama internazionale - accanto a professionisti napoletani-questi meccanismi legati alla ricerca del nome di rilievo, con le conseguenti polemiche, si registrano in tutta la Penisola. Dai contrasti per l'auditorium di Niemeyer a Ravello, al concorso a inviti per la nuova uscita degli Uffizi, vinto nel 1998 da Arata lsozaki, con le discussioni tra i sostenitori della gigantesca loggia e i difensori dell'identità del luogo che hanno visto il Comune di Firenze, proprietario dell'area, schierarsi tra i primi. Nel 2004, l'area dismessa dei Mercati Generali, a Roma, è stata affidata a Rem Koolhaas: tra i requisiti richiesti dal Comune nel bando di gara, la presenza di un progettista di chiara fama. Le polemiche sull'Ara Pacis appena realizzata da Richard Meier, a Roma, hanno visto l'ente locale trai naturali promotori del progetto. E abbiamo citato solo alcuni casi. Chi, dunque, ha ragione? I difensori di quel genius loci che per condizioni di natura o per vicende storiche rappresenta un riferimento universale grazie alla sua unicità, oppure coloro che vogliono aggiornare i contenuti della metropoli modificando luoghi e strutture urbane in nome dei diritti, altrettanto universali, del Contemporaneo? Impossibile dare una risposta generale, valida per ogni situazione. Ma ci sembra opportuno ricordare che tra le circostanze che originano un'opera, i modi in cui si manifesta la committenza hanno sempre costituito un fattore primario, tanto da potersene considerare parte integrante. La vera novità è che oggi la committenza, pubblica o privata, è fortemente condizionata, nel bene e nel male, dalla globalizzazione dell'offerta che, grazie allo straordinario sviluppo dei meccanismi divulgativi, si giova del fenomeno dell'emulazione. Non sarebbe più possibile, ai giorni nostri, rifiutare con analoga perentorietà un'opera di Le Corbusier, Wright o Khan, come accadde negli anni Cinquanta e Sessanta a Venezia. Del mercato globale, insomma, non si può ignorare l'esistenza e la pervasività. Esso costituisce una delle condizioni ormai storicizzate delle modifiche del territorio e, piuttosto che sottovalutarne le spinte o recriminare contro proposte talvolta giudicate destabilizzanti, occorre considerarlo con la stessa attenzione che abbiamo per le nostre memorie. Una responsabile consapevolezza dei fenomeni che alimentano le dinamiche dell'offerta può consentire di esorcizzarne gli effetti più dele-teri e costituisce l'indispensabile presupposto per qualsiasi cambiamento.
Locale e globale nei Beni culturali
Il padiglione MetroPolis, allestito a Venezia per la decima Biennale di Architettura, presenta progetti per le future stazioni e la rete dei collegamenti su ferro. Le immagini mostrano un rinnovamento della città, che si adegua alla sua dimensione territoriale. Tuttavia, i progetti generano polemiche, in quanto alcuni sono giudicati estranei alle esigenze quotidiane e alla storia della città. Il fenomeno è generale, con enti locali che promuovono progetti di architetti di fama internazionale, spesso a scapito dell'identità locale. L'opinione pubblica è divisa tra coloro che difendono il "genius loci" e coloro che vogliono aggiornare la metropoli con contenuti contemporanei.
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