Parliamone. Di fronte al possibile avvicendamento sulla illustre poltrona di Palazzo Vecchio tra Simone Siliani e l'attuale soprintendente al Polo Museale, la città si interroga e commenta. Perché se è vero che Paolucci, classe '39, ha un curriculum da capogiro (soprintendente nelle principali realtà artistiche italiane, oltre che ministro dei Beni culturali nel governo Dini), dall'altra la sua formazione di storico dell'arte e l'indubbia predilezione per il (glorioso) passato artistico di Firenze lascia perplessi gli operatori culturali fiorentini che più spiccatamente si occupano di contemporaneità. Il primo timore, all'unisono, riguarda la discontinuità del lavoro. Interrompere un mandato porta con sé una crasi, non solo di uomini ma anche di programmi. E il conseguente, disarmante, ricominciare tutto da capo. «Abbiamo visto cambiare dalla sera alla mattina l'assessore provinciale, e quello regionale è in un momento di vacanza - spiega Gianni Pini della Eventi Music Pool,uno dei principali poli nell'organizzazione di spettacoli dal vivo in città, per lo più concerti -. E se mettiamo anche che la Fondazione per la cultura è per ora inattiva, l'assessorato di Palazzo Vecchio resta per tutti noi l'unico punto di riferimento. Il momento è difficile, con un pubblico in calo e i tagli alle risorse, rischiare di mettere uno stop alla progettualità equivale a mandare allo sbando il settore». Risponde con una battuta Massimo Gramigni della Prg, altro colosso della musica: «Non sono un operatore culturale, mi occupo di canzonette». E nessun commento su Paolucci. Realismo nelle parole di Maurizia Settembri, direttrice artistica del festival Fabbrica Europa: «Paolucci è una persona sicuramente competente, ma non per fare l'assessore alla cultura. Quello è un lavoro in cui con pochi soldi si deve coordinare il lavoro degli operatori. Il soprintendente è abituato ai grandi progetti, non ce lo vedo a perdersi dietro dei poveracci come noi...».Capitolo a parte per l'arte contemporanea, "avversaria diretta"della sorella maggiore che certo è la principale passione di Paolucci. «L'assessorato alla cultura è un centro nevralgico della città, che non deve confondersi con il suo patrimonio ma avere a cuore la produzione della cultura - riflette Sergio Risaliti direttore artistico di Quarter, il centro di contemporaneità nato come una scommessa e oggi realtà consolidata in città -. Il passaggio dalla tutela del patrimonio alla politica culturale è difficile: spero comunque che se il soprintendente sarà nominato assessore potremo trovare tutti in lui un interlocutore che segua le linee tracciate da Siliani ». E la cultura la si fa anche d'estate, magari all'aria aperta. «Non conosco il professor Paolucci e non so niente dei suoi eventuali programmi - premette Mauro Pagani, direttore di Firenze Estate -.Mi dispiacerebbe non lavorare più con Siliani, che ho visto esporsi in prima persona in un ambiente non sempre favorevole per la causa. Pensando in prospettiva, mi fa piacere che la classicità sia valorizzata, ma mi auguro anche che per quel che concerne la comtemporaneità Paolucci si trovi dei buoni collaboratori. E che la sua presenza non vada a rafforzare la crociata contro l'utilizzo delle piazze storiche della città per eventi di spettacolo ». Contare di più. Per incidere di più nella politica amministrativa fiorentina. «Ci sembra che questo sia il momento di dare un segnale di maggiore vivacità politica, di capacità di intervento e di capacità di risposta. È necessario dare un segnale forte» spiega il capogruppo della Quercia di Palazzo Vecchio, Alberto Formigli. Le voci di un possibile rimpasto in giunta, si intrecciano con quelle più concrete di una ridistribuzione corposa delle deleghe fra gli attuali assessori del sindaco Leonardo Domenici, e l'ormai quasi certo ingresso nel governo cittadino del segretario metropolitano Ds Manuele Auzzi, sono appuntamenti decisivi per il capogruppo Formigli «per garantire il rilancio dell'azione di governo». O adesso, o mai più. «Dobbiamo ripartire, più che fermarci » aggiunge il capogruppo Ds. «Serve una marcia più veloce nella realizzazione delle opere e nell'attenzione ai bisogni della città » spiega l'esponente diessino. La settimana giapponese del sindaco Leonardo Domenici, per promuovere l'immagine di Firenze nel paese del Sol Levante durante la grande tournee del Maggio Musicale Fiorentino, arriverà a Tokio questo pomeriggio, fermerà sicuramente le bocce sulle prossime novità in giunta. Ma i diessini di Palazzo Vecchio mordono il freno «ci sembra che sia il momento di dare una svolta» avverte Formigli. Perché servirebbe una svolta? «Come in tutte le situazioni c'è una fase del governo in cui sembra stagnare la capacità di prendere decisioni. Adesso c'è bisogno di una ripartenza. E non mi sembra che sia una novità. Altrimenti, che senso avrebbe parlare di rimpasto o di cambiare alcune deleghe degli assessori?» Quali dovrebbero essere le priorità della giunta di Domenici? «Beh, una scossa servirebbe. Come la riorganizzazione della macchina amministrativa, con la riorganizzazione di alcune deleghe, e una maggiore capacità di incisività politica in questa fase di realizzazione delle opere infrastrutturale ». Insomma, come gruppo Ds volete dire la vostra. «Se chiamati, diremo le nostre idee e faremo le nostre obiezioni, visto che ne discutiamo al gruppo. A me sembra che il sindaco abbia in mente alcuni cambiamenti, in questo caso noi non siamo contrari, ma diciamo che questi non si ottengono solo con una nuova persona in più, o in meno, qui serve una revisione complessiva delle deleghe, per consentire questa ripartenza, che secondo noi è fondamentale». La giunta poteva fare di più? «Non mi sembra, per esempio, che sulla mobilità ci sia molta chiarezza. Ci vuole più attenzione. Sulla mobilità si gioca anche il nostro futuro e noi dobbiamo cercare di far capire a questa città, che queste opere sono indispensabili. Ecco, tutto ciò in questo momento, mi sembra che non ci sia. Soprattutto l'apparato di questa amministrazione non mi sembra che sia in grado di cogliere questo sforzo». Anche i diesse fiorentini dovrebbero sforzarsi di più. Il partito sembra più impegnato a risolvere le beghe interne. «Noi diamo una fiducia senza condizioni all'operato del segretario cittadino, Michele Morrocchi ». Anche al segretario metropolitano Auzzi? «Certo, lui lavora senza sosta, come dimostra la vicenda della Provincia ». Siete rimasti soddisfatti? «Non spetta a noi esprimerci...» L'ipotesi del soprintendente Antonio Paolucci in giunta? «Sarà la Margherita a dire se è il candidato giusto, non i diesse». Ipotesi Paolucci: non mancano le perplessità L'eventualità di un avvicendamento tra l'assessore Siliani e l'ex ministro scatena i timori degli operatori culturali fiorentini
L'IPOTESI Antonio Paolucci nuovo assessore alla cultura?.
La città di Firenze si interroga sull'eventuale avvicendamento tra l'assessore alla cultura Simone Siliani e l'ex ministro dei Beni culturali Antonio Paolucci. Gli operatori culturali fiorentini hanno perplessità sulla discontinuità del lavoro e sulla possibilità di un passaggio dalla tutela del patrimonio all'attuale politica culturale. Il capogruppo della Quercia di Palazzo Vecchio, Alberto Formigli, chiede una marcia più veloce nella realizzazione delle opere e nell'attenzione ai bisogni della città. Il segretario metropolitano Ds. Manuele Auzzi è stato nominato e il partito sembra più impegnato a risolvere le beghe interne.
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