Da 17 anni la tradizione di Banca Intesa con il progetto «Restituzioni» Difficile immaginare di imbattersi in un «Settore Beni culturali» scorrendo l'organigramma di una banca. È quello che accade però in Banca Intesa, che non solo possiede un gran numero di collezioni d'arte ma che da tempo ormai opera in questo ambito con l'autorità derivata da una lunga militanza sul campo, con le sostanze del colosso economico che è, e con rara sensibilità ai problemi del patrimonio pubblico d'arte e di cultura. «Ci muoviamo lungo varie direttrici spiega Fatima Terzo, direttore dei Beni culturali della banca . In primo luogo abbiamo sentito l'esigenza di conoscere a fondo le nostre collezioni, specie quelle "ereditate" nelle varie fusioni, e ne abbiamo promosso la catalogazione istituendo dei comitati di studio: da limila voci d'inventario che erano, oggi ne abbiamo 6 mila, tutte importanti e tutte messe a disposizione del pubblico attraverso i cataloghi scientifici e il sito internet, visitatissimo. Senza dimenticare che due raccolte sono esposte nelle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari a Vicenza, aperte al pubblico per volontà del presidente Giovanni Bazoli. E dalla fine di quest'anno l'intero piano nobile di Palazzo Zevallos Stigliano, a Napoli, sarà destinato all'esposizione del nostro Caravaggio, accompagnato da una vastissima documentazione storico-artistica a disposizione di tutti». Restaurato di recente, il Caravaggio è stato presentato lo scorso anno in un'esposizione itinerante che in tre sole città italiane ha raccolto 150 mila visitatori. Ma non è certo questo l'unico capolavoro delle collezioni della banca, che vanno dalle raccolte di icone russe e di importanti dipinti veneti esposti in Palazzo Leoni Montanari a Vicenza, alla magnifica collezione d'arte del 900 già della Banca Commerciale; dalle ceramiche attiche e apule di Ruvo di Puglia ai dipinti e alle sculture antichi, fino a un nucleo di 200 dipinti dell'800. Banca Intesa si muove tuttavia con altrettanto impegno sul versante della salvaguardia e della valorizzazione del patrimonio pubblico: «Da 17 anni ormai promuoviamo "Restituzioni" continua Fatima Terzo un programma di restauri in cui operiamo con uno spirito di servizio, in stretta collaborazione con le Soprintendenze: non aspettiamo infatti di essere interpellati, ma siamo noi stessi a sollecitarle, chiedendo loro di segnalarci gli "ammalati" più gravi, indipendentemente dal loro richiamo mediatico. Sono ormai oltre 500 le opere salvate e restituite ai loro luoghi d'appartenenza, ma la peculiarità del progetto consiste soprattutto nella sua continuità. Possiamo dire che sia stata una promessa mantenuta». Impossibile sapere ora se qualcosa cambierà dopo la fusione con il San Paolo: «È del tutto prematuro parlarne», ribatte Fatima Terzo. Ma certo da un tale gigante è legittimo attendersi grandi cose.
Quando la banca salva l'arte
Banca Intesa opera nel settore dei beni culturali con autorezza derivata dalla sua lunga militanza e dalla sua rara sensibilità ai problemi del patrimonio pubblico d'arte e di cultura. La banca ha promosso la catalogazione delle sue collezioni, che sono state messe a disposizione del pubblico attraverso cataloghi scientifici e il sito internet. Le collezioni includono opere di artisti come Caravaggio, dipinti veneti, icone russe e ceramiche attiche. Banca Intesa promuove anche la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio pubblico con il programma "Restituzioni", che ha salvato e restituito oltre 500 opere ai loro luoghi d'appartenenza. Il programma è continuo e la banca si muove con impegno per mantenere la promessa.
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