«Mi piacerebbe che i gioielli delle regine sabaude, custoditi dalla Banca d'Italia di Roma, fossero esposti ih permanenza a Torino,'città che ha dimostrato di ben valorizzare il patrimonio di Casa Savoia». Il principe Vittorio Emanuele di Savoia l'ha affermato ieri, dopo aver visitato l'Armeria, la Biblioteca e il Palazzo Reale, dove con il figlio Emanuele Filiberto e la moglie Marina ha voluto applaudire i Soprintendenti Carlenrica Spantigati e Francesco Pernice e, in particolare, la direttrice della reggia Daniela Biancolini, per «l'opera che conducono a favore dei beni della tradizione sabauda». «So che Torino ci tiene ad esporre quei preziosi - ha detto il principe - e ritengo che la città abbia tutti i meriti per accoglierli. Sono pronto a intraprendere ogni azione utile perché questo avvenga. Non so che valore venale abbiano. Ma se possono far vendere biglietti in un museo, è giusto che questo avvenga a Torino». La Fondazione Crt, presieduta da Andrea Comba, da tempo si è detta disponibile a finanziare l'operazione. Comba propone di trasformare in museo gli aulici depositi dismessi della Banca d'Italia di Torino, affinchè possano accogliere il tesoro delle Regine. «Da parte di Casa Savoia non vi sono problemi» conferma il principe. La famiglia reale è rimasta molto colpita dalle «opere dei torinesi, da una città dove ovunque ti giri vi sono memorie di Casa Savoia, ben conservate». Entrando a Palazzo Reale le hanno quasi accarezzate con gli occhi. Lo hanno fatto non da reali, nemmeno da turisti, ma con quella stessa gioiosa sorpresa che ben conoscono tutti coloro che, dopo essere stati a lungo privi di vista, salute o libertà, riescono infine a ritrovare il mondo dal quale credevano di dover rimanere separati per sempre. I Soprintendenti hanno mostrato quadri, saloni, gabinetti cinesi, spiegato i restauri avvenuti a seguito dell'incendio della Cappella della Sindone. I principi hanno ascoltato con compunzione, hanno rivolto domande competenti. Poi la visita ufficiale è diventata più intima, quando piccole, a volte persino marginali, testimonianze hanno risvegliato ricordi, creato legami fra la storia aulica del casato e la vita quotidiana della famiglia odierna che lo rappresenta. Come un bustino di bronzo. «Che cosa ne dite?» ha chiesto Vittorio Emanuele «Mi sembra Carlo Emanuele I quand'era bebé. Ne ho una copia anch'io sul mio scrittoio, ma più piccola». Poi all'improvviso chiama il figlio: «Emanuel, guarda questo quadro. Lo vedi Amedeo VIII, I fondatore dell'Ordine di San Maurizio?». Quando la visita giunge nella sala dove fu firmato lo Statuto Albertino il principe Emanuele Filiberto ne prende in mano un facsimile, lo sfoglia con garbo, ne soppesa le parole e chiede se può tenerselo. La galleria degli antenati offre un altro viaggio nel passato. Il principe Serge di Jugoslavia dinanzi a tanta solenne magnificenza scherza compiaciuto: «Qui è tutto straordinario. E' tutto pronto. Mancano forse solo le lenzuola». E il Soprintendente Pernice mormora: «Ci sono anche quelle». La principessa Marina e consorte passano poi in rassegna le stoviglie da tavola. «Sono quelle da tutti i giorni - stupisce lei - ed erano ben 1500 pezzi?». Ce n'è di meglio : nella «sala da pranzo piccola», imbandita come ai tempi di Re Umberto I. Emanuele Filiberto ne è visibilmente colpito e chiede: «Se questa è la sala piccola, i banchetti più grandi dove, avevano luogo?». Cerca di esaminare una forchetta, ma è cucita alla tavola, resiste e strappa un sorriso. Poi tocca agli appartamenti dove vissero Umberto II e Maria Josè, quindi alla Biblioteca Reale, con l'autoritratto di Leonardo. Marina è visibilmente fiera di Carlo Alberto che lo acquisì e si stupisce che sia esposto da poco. «Perché? Mancanza di fondi? Sono un problema». Mentre il figlio esamina libri antichi e d'improvviso sbotta: «Qui sono felice».Il tempo stringe, ma i principi non rinunciano a vedere l'Armeria Reale, seppuresotto restauro. Dove Emanuele Filiberto scopre e accarezza «Favorito» il cavallo di Carlo Alberto. Il padre chiede di vedere la spada di San Maurizio e racconta: «Balthus la voleva replicare per farne dono agli odierni cavalieri mauriziani. Ma la cosa poi cadde». Vorrebbe fermarsi di più. E promette: «Torneremo, quando l'Armeria inaugurerà il suo storico allestimento».
I Savoia promettono a Torino i gioielli della regina
Il principe Vittorio Emanuele di Savoia ha visitato Torino e ha espresso il desiderio di esporre i gioielli delle regine sabaude, custoditi dalla Banca d'Italia di Roma, nella città. Il principe ha affermato che Torino ha dimostrato di valorizzare il patrimonio di Casa Savoia e che è pronto a intraprendere azioni per farlo accadere. La Fondazione CRT ha proposto di trasformare gli aulici depositi dismessi della Banca d'Italia di Torino in un museo per accogliere il tesoro delle regine. La famiglia reale non ha problemi con la proposta.
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