Martini: ci sono casi discutibili ma il sistema di tutela funziona «Non chiamiamoli "ecomostri", sono termini fuori luogo», dice il presidente della giunta regionale Claudio Martini. Ma al di là dei termini i casi restano: quello di Monticchiello, scoppiato a metà agosto per la denuncia di Alberto Asor Rosa, e quello di Bagnaia, rimasto in sordina fino ad oggi. Ma anche quello del parco di Rimigliano a San Vincenzo, di Sansepolcro e di Marina di Castagneto, secondo le denunce degli ambientalisti. Nel sistema di tutela toscano si è forse inceppato qualcosa? Perché le «maglie» urbanistiche lasciano passare insediamenti ad alto impatto ambientale? «Non tutti i casi sono uguali: Monticchiello risale ad una fase precedente alla legge regionale urbanistica del 1995, altri chiamano in causa discussioni sulla qualità e non sulla legittimità. Ma non chiamiamoli "ecomostri", questi termini evocano snaturamento e speculazione», sostiene il presidente Martini. Come dire, le «maglie» della Regione vanno bene, funzionano. Semmai è il sistema che talvolta va in tilt: «Su Monticchiello la Regione ha dato parere contrario, la soprintendenza invece ha detto sì. E non si può dire dunque che la strada giusta sia quella di accentrare le responsabilità urbanistiche - dice Martini al contrario, si devono aiutare i Comuni a resistere alle pressioni». In pratica, una difesa del modello toscano, quella del presidente Martini: un modello dove i centri di decisione urbanistica, archiviato il vecchio sistema del piani regolatori approvati dalla Regione, sono stati via via decentrati verso le amministrazioni locali: «E i Comuni possono anche dare autorizzazioni discutibili ammette Martinima alla fine i casi sono cinque sette, al massimo dieci». Cifre che secondo Martini mostrano come, in fondo, il paesaggio toscano sia già tutelato. Ma forse non a sufficienza, visto che lo stesso governo regionale sta pensando a nuove norme. «Chiederemo ai Comuni di condividere sempre di più un sistema partecipato di responsabilità», dice il presidente toscano. Che invita comunque «a prendere il buono» dalle denunce degli ambientalisti: «Bene questa preoccupazione per gli interventi non qualificati, aiuta ad aumentare l'attenzione sul nostro paesaggio». Ma perché non intervenire a bloccare allora gli insediamenti «non qualificati» di Monticchiello, di Bagnaia o Castagneto? «Nel 1990 la quasi totalità dei Comuni toscani aveva un piano regolatore sostiene l'assessore regionale all'urbanistica Riccardo Conti ma la somma delle previsioni di sviluppo di questi piani dava una stima di 8 milioni di abitanti in Toscana». Ovvero, più del doppio degli abitanti esistenti. Una crescita abnorme: «Era l'idea della via edilizia allo sviluppo e a metà degli anni Novanta la legge di riforma che cambia tutto, tanto che oggi i piani strutturali prevedono uno sviluppo a poco meno di 5 milioni di abitanti», aggiunge Conti. E allora i casi degli insediamenti «impattanti» che oggi emergono? «Le previsioni del 1990 sono state in gran parte cancellate, ma alcuni casi sono rimasti e questi casi vengono al pettine ora». Perché non fermarli? Perché, come suggerisce Italia Nostra, non approfittare del Codice di tutela paesaggistica e bloccare tutto? L'assessore all'urbanistica è scettico su questa possibilità e conferma quanto già detto nei giorni scorsi: «E' difficile fermare un intervento già convenzionato». Quando cioè i privati richiedenti possiedono già la convenzione con l'amministrazione locale: fermare tutto significa esporsi poi ai contenziosi, come insegna Fiesole, dove il Comune rischia ora la bancarotta per un no pronunciato negli anni Settanta. Oltre a Monticchiello dunque arriverà anche Bagnaia? Conti non aggiunge niente rispetto a quanto già detto. E cioè: «Non autorizzeremo villette estranee al progetto, ma deve ricevere attenzione la richiesta dell'imprenditore di realizzare forme residenziali turistico-alberghiere, anche alienabili, purché si integrino con il progetto e con il campo da golf». Del resto, insiste l'assessore, la tutela non può significare immobilismo. «Quando si può, si fa», è la massima dell'assessore. Uno slogan che troverà applicazione, dice Conti, nel Pit, il Piano d'indirizzo territoriale che, secondo l'assessore, sarà la nuova riforma in tema di governo di tutela e governo del territorio. «Sarà pronta entro l'anno e rappresenterà la nuova stagione di governo del territorio di cui abbiamo bisogno: tenere insieme la tutela con lo sviluppo: siamo una regione in difficoltà e le due cose devono andare di pari passo. A patto che si tratti di uno sviluppo che premi la produzione però e non la rendita», dice il responsabile urbanistica. Tradotto in norme, significherà norme di tutela per le colline e proibizione per gli insediamenti urbani in territorio aperto come è il caso di Monticchiello. E significherà che le seconde case verranno giudicate come occasione di rendita, più che di produzione. In futuro almeno. Perché Monticchiello e Bagnaia, che pure prefigurano interventi su pendii collinari, ci saranno comunque.
"Non chiamiamoli ecomostri"
Il sistema di tutela funziona, ma ci sono casi discutibili. Il presidente della giunta regionale Claudio Martini sostiene che i termini "ecomostri" sono fuori luogo e che il sistema di tutela funziona, anche se ci sono casi discutibili. Martini sostiene che il sistema di tutela funziona, ma ci sono casi discutibili. Il presidente della giunta regionale Claudio Martini sostiene che i termini "ecomostri" sono fuori luogo e che il sistema di tutela funziona, anche se ci sono casi discutibili. Martini sostiene che il sistema di tutela funziona, ma ci sono casi discutibili.
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