Il Ministro per le riforme nella pubblica amministrazione, Nicolais, tenta un colpo di mano e presenta un disegno di legge con la norma cara al Polo. La denuncia di Settis su "Repubblica" e la smentita di Rutelli, che però minimizza. Dal salto sulla sedia, come ha scritto ieri su Repubblica Salvatore Settis, al respiro di sollievo per la doverosa smentita del ministero dei Beni culturali, ma la preoccupazione resta. Stiamo parlando della famigerata proposta del ministro diessino per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica amministrazione Luigi Nicolais che il 5 settembre scorso aveva presentato un disegno di legge il quale, con la scusa di snellire le procedure amministrative, prevedeva l'introduzione del silenzio-assenso in materia di beni culturali. Un tentativo che, è utile ricordarlo, era stato già fatto nel 2004 all' epoca di Berlusconi e Tremonti, quando quest'ultimo inserì nella finanziaria appunto il silenzio assenso nella vendita dei beni pubblici, in contrasto con il dettato costituzionale e la volontà delle stesse commissioni cultura di Camera e Senato, le quali invece avevano optato per l'accertamento dell'interesse culturale degli stessi beni senza alcun limite di tempo come condizione imprescindibile per la vendita. La pressione dell'opposizione costrinse però Palazzo Chigi ad annullare il provvedimento tramite un'apposita commissione insediata dal ministro Buttiglione. Si tentò allora di introdurre una sorta di autocertificazione in sostituzione del nulla-osta amministrativo, a beneficio unicamente di chi, interessato a costruire o vendere, era pronto a dichiarare che quello stabile, tanto per fare un esempio, non aveva alcun valore culturale. Anche allora, come ricorda sempre Settis, la sinistra e le associazione impegnate nella salvaguardia dei beni culturali e ambientali si erano battute contro un'idea sponsorizzata del ministro della Funzione pubblica Baccini e anche allora si vinse costringendo la destra a fare marcia indietro. Desta dunque sconcerto che, seppur con le doverose smentite, un esecutivo di centro-sinistra possa comunque partorire un'idea sostanzialmente identica. «Confermo nel modo più assoluto - dice Vezio De Lucia, noto urbanista e consigliere nazionale di Italia Nostra - tutto quello che ha detto Settis con la stessa determinazione e con la stessa precisa critica al governo di centro-sinistra ove imboccasse la stessa strada del precedente esecutivo. Su questo non si possono fare sconti a nessuno. E' sbalorditivo - ammonisce De Lucia - che non si sia ancora capito come la tutela è una condizione per lo sviluppo in un paese come l'Italia caratterizzato da una grande ricchezza culturale. Questa filosofia dovrebbe essere l'abc del nuovo governo.» E invece a quanto pare si fa fatica a capirlo. E se è vero che la replica di Francesco Rutelli è arrivata è altrettanto vero che definire "premature", come ha fatto il ministero, le preoccupazioni di Settis, è segno evidente che non c'è ancora quella sensibilità nell'esecutivo presieduto da Prodi e che ieri come oggi è indispensabile non abbassare la guardia. Numerose sono state ieri le prese di posizioni contrarie alla proposta di Nicolais. «Il ministro ripensi radicalmente la proposta sul silenzio assenso - ha chiesto Gennaro Migliore, presidente del gruppo di Rifondazione alla Camera - il governo dell'Unione, che ha fatto della discontinuità con le politiche di Berlusconi la sua ispirazione principale, non può pensare di proporre una delle più odiose vessazioni del territorio e del patrimonio culturale italiano come quella contenuta nella norma del silenzio assenso.» «Siamo sollevati - hanno detto dal canto loro Tommaso Sodano e Rina Gagliardi, anche loro deputati del Prc - per le precisazioni per quanto riguarda il silenzioassenso applicato ad interventi sui beni culturali. Ci auspichiamo dunque che tali precisazioni corrispondano alle reali intenzioni del ministro.» Dissenso dall'iniziativa di Nicolais è stato espresso anche da altri rappresentanti dell'Unione. Ermete Realacci, deputato della Margherita già presidente di Legambiente, si è felicitato per la marcia indietro di Nicolais, peraltro goffa e argomentata con dettagli burocratici e relativi all'iter amministrativo della proposta. Più netta la posizione dei Verdi: «Il chiarimento del ministro non è affatto rassicurante - ha detto la senatrice Loredana De Petris - siamo confortati dal parere contrario reso noto oggi (ieri per chi legge ndr) dal ministero, ma chiediamo con forza a Nicolais di abbandonare definitivamente l'idea scellerata di introdurre questa norma sui beni culturali.» Per finire vale la pena ricordare un comunicato clamoroso della Uil-beni culturali che ricorda la carenza di quasi ottomila unità tra tecnici, amministrativi e vigilanza nell'organico del ministero. «Chiara dimostrazione - dice ancora De Lucia - della mancanza di interesse da parte di chi ha governato questo paese.»