Attribuito al maestro un «Compianto», datato 1498, della chiesa di San Bernardino a Verona Sgarbi: «Quella terracotta è sua». Si apre il dibattito tra i critici L'attribuzione ad Andrea Mantegna o, in subordine, alla sua bottega, di un «Compianto sul Cristo morto» composto da sei pezzi di terracotta policroma e custodito nell'oscura; Cappella del sepolcro della chiesa di San Bernardino a Verona offre un'opportunità di dibattito critico in occasione dell'inaugurazione delle mostre per il quinto centenario della morte a Verona, Padova e Mantova, aperte al pubblico dal 16 settembre. Vittorio Sgarbi, presidente del comitato per queste celebrazioni, attribuisce il pezzo ritrovato a Mantegna. E questo «segreto rivelato all'ultimo» appare anche una risposta alla faticosa trattativa che ha portato avanti (con l'appoggio del ministro Rutelli) per ottenere (fino all'8 dicembre) il «vero» «Cristo morto, quello della Pinacoteca di Brera. Sgarbi fissa la possibile datazione della terracotta al 1498, «quando Francesco Morone fu chiamato a dipingere una crocefissione nella chiesa di San Bernardino e Mantegna, con la sua bottega, può aver realizzato lì il "Compianto"». L'attribuzione avviene su base comparativa: questo «Compianto», infatti, è assai simile a quello di Medole già attribuito alla bottega del Mantegna e ne presenta una comune matrice: l'incisione del Mantegna intitolata «Deposizione nel Sepolcro». «Questa incisione - continua Sgarbi - ha generato anche altri gruppi scultorei, come quello del de Fondulis a Milano. Pertanto, dopo il tempistico restauro di Luciano Formica, io espongo il gruppo nella mostra su Mantegna scultore». Oltre alle analogie con la «Deposizione» conservata alla Fondazione Morcelli di Chiari (Brescia), a ulteriore supporto dell'attribuzione sarà esposto un dipinto a grisaglia di mano mantegnesca (da collezione privata) raffigurante un ulteriore «Compianto» pure questo quasi identico (soprattutto nelle Marie dolenti) all'incisione. Il gruppo, costituito da un Cristo morto, Maddalena, San Giovanni e Marie dolenti in dimensioni naturali, era noto, ma non attribuito. A metà degli anni Settanta la cappella dove è custodito era stata restaurata da Pinin Barcilon Brambilla. In quella occasione la storica dell'arte Maria Teresa Cuppini parlò di «autore ignoto» dell'area del Morone, ma aggiunse: «La non praticabilità, l'oscurità dell'interno giustificano il silenzio degli storici sulla cappella. Eppure qui si trova il più importante gruppo scultoreo rinascimentale di Verona». Ne accennano, prima di lei, Amadio nel 1957 e lo storico Simeoni all'inizio del Novecento. L'attribuzione di Sgarbi segue la forte indicazione verso Mantegna suggerita dall'ex sovrintendente reggente ai Beni artistici di Verona Mauro Cova, in occasione della pulitura dei pezzi. Il modellato dei corpi e la rassomiglianza con l'incisione-matrice spingerebbe in questa direzione. E a Sgarbi è stato facile chiedere a Frate Gianpaolo, che presiede la chiesa, e alla sovrintendente di Verona Anna Maria Spiazzi, il prestito. In mostra dovrebbe essere collocato accanto a una bella statua di Sant'Eufemia proveniente dall'altrettanto poco nota cattedrale di Santa Maria Assunta ad Irsina (Matera). Si tratta di una attribuzione verso la quale invita a «qualche cautela supplementare» la direttrice dei Civici Musei di Verona, Paola Marini, che per l'esposizione veronese sul Mantegna è riuscita ad esporre i due pezzi scaligeri più importanti, la «Pala di San Zeno» del 1456-59 e la «Pala Trivulzio», eseguita per la chiesa di Santa Maria in Organo del 1497. L'attribuzione del «Compianto» è da intendersi, comunque (così si lavorava all'epoca), come opera sotto la direzione del maestro, ed è realizzato in un periodo appena precedente al «Cristo morto sorretto da due angeli» conservato a Copenhagen e negli anni di numerosi monocromi a soggetto biblico custoditi al Museo di Cincinnati, alla National Gallery di Dublino, a Vienna, al Louvre e alla National Gallery di Londra. L'aspetto meramente «visibilista» che la vista di questa terracotta - al di là dell'attribuzione - può generare nell'osservatore è l'idea che il «Cristo morto» di Brera sia, di fatto, una scultura come questa dipinta, con l'artista posto dalla parte dei piedi di Cristo. Un aspetto del resto sperimentato dal Mantegna anche nel trasporto del corpo di San Cristoforo nella scena affrescata nella Cappella Ovetari.
Mantegna, c'è anche un Cristo morto scolpito
Il Compianto sul Cristo morto, un'opera in terracotta policroma, è stato attribuito al maestro Andrea Mantegna. Il pezzo è stato scoperto nella chiesa di San Bernardino a Verona e ha generato un dibattito tra i critici. Vittorio Sgarbi, presidente del comitato per le celebrazioni del quinto centenario della morte di Mantegna, ha attribuito l'opera alla bottega del maestro. L'attribuzione è stata basata su una comparazione con un'altra opera attribuita alla bottega di Mantegna, la Deposizione nel Sepolcro. Un dipinto a grisaglia di mano mantegnesca, raffigurante un ulteriore Compianto, sarà esposto per supportare l'attribuzione.
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