MANTOVA Dramma in più tempi dalle nove di ieri alle nove di oggi. Personaggi e interpreti. Guest Star: «Cristo morto» di Andrea Mantegna. Enrico Voceri: presidente del Centro Internazionale di Arte e Cultura di Palazzo Te. Augusto Morari: «controllore» dello stato delle opere, dal loro arrivo alla loro partenza. Gilberto Algranti: direttore di Teknè e, insieme al «centro» di Palazzo Te, organizzatore della mostra. Danilo Maitti: direttore generale di Arteria, che si occupa di trasporti e imballaggi di opere. Mauro Lucco, curatore della mostra. Ambiente: salone delle Fruttiere di Palazzo Te. Ultimo spazio del percorso della mostra, e il più clamoroso: 20 Mantegna provenienti dai più importanti musei del mondo. La maggior parte, già appesi in teche di plexiglas ricoperti da teli bianchi. Temperatura, 20-22 gradi. Umidità, 60. Tranne alcune luci sparse sulle pareti, buio pesto. Attraverso cellulari, parole e parolacce in crescendo. Algranti, un tizzone minuto e muscoloso: «Sono qui, fra le fogne e il paradiso di Mantegna». Voce fuori dal coro: «Speriamo che non arrivi Sgarbi: per fare polemiche è maestro; e se non ci sono, se le inventa» . Voceri: «Noi, non usiamo fare polemica, invece ci siamo in mezzo». Ore 9. Il Cristo, prestato dall'Accademia di Brera di Milano «già nella cassa» come dicono qui, sta per partire. Arrivo previsto, mezzogiorno. Ore 11 e 45. Maitti, pallidissimo: «Chiamano da Brera. Dicono che non si parte se non spieghiamo esattamente dove e come appenderemo il Cristo». Algranti, piccato: «Nessuno ci può impedire di mettere il Cristo dove vogliamo. Abbiamo fatto il contratto, e pagato l'assicurazione». Voceri, pacato: «Assicurato per cinquanta milioni di euro. La cifra più alta, comunque, l'abbiamo pagata al Louvre per "Minerva che caccia i vizi": cento milioni». Ore 12. Maitti, costernato : «Vogliono che gli mandiamo il disegno dell'Esecutivo. In pratica, come sarà fissato alla parete. Solitamente, sotto il quadro applichiamo le "attaccaglie", sorta di staffe che ne sostengono il peso. In quadri più pesanti, occorre fare un piedistallo da terra. Il "Cristo morto" pesa, con la sua teca, ottanta chili. Gli abbiamo preparato il parallelepipedo rosso, come la parete». Voceri, senza più voce: «Prendete esattamente le misure del piedestallo e la tenuta della parete». Algranti,un aquilotto cui la madre ha sottratto il cibo:« È una provocazione. Sembra che facciano di tutto per trovare un appiglio e non mandarcelo. E allora, che se lo tengano». Gli altri, stupefatti: «Ha settantatré anni, è tornato ieri dalla Cina, lavora qui da stanotte, e non si spegne mai». Maitti: «È inutile litigare: tanto, prima o poi, ci ritroviamo a dover lavorare insieme. Più si urla, più si tira la corda; e se ci prendono in parola, e non ce lo mandano? Dovrebbero lasciar fare a Voceri: il più calmo e conciliante di tutti». Voce fuori dal coro: «Ci stanno facendo pagare il "modus" con cui il Cristo è stato chiesto e ottenuto». (Con minacce e ricatti alla sovrintendente di Brera da parte di Sgarbi, presidente del comitato nazionale per la mostra). Maitti: «Mai visto tante sceneggiate. Nel 2002, il "Cristo" è arrivato qui senza problemi. Come, senza problemi, abbiamo spostato la "pala" di san Zeno a Verona: faccenda ben più macchinosa e delicata di questa. E così è stato per le opere provenienti da Tokyo, da Berlino, da Dresda». Maitti: «Sta arrivando Sgarbi». Voci stravolte: «Nooooo! Non ci voleva. Non ci sono abbastanza casini?» Sgarbi arriva, spara un rosario di invettive, riparte subito. Ma adesso il gioco dei potenti è chiaro: un'esibizione, un'esaltazione di quanto ciascuno valga, o creda di valere. Voceri, sfinito: «Non ne posso più, di tutte queste primedonne». Ore 16,20. Sullo spiazzo aperto davanti all'ultima sala, seguito da una macchina con scorta armata e l'accompagnatore di Brera Ceriani, preceduto da un'altra con vigilanza urbana andata ad accoglierlo all'uscita dell'autostrada, si materializza un furgone bianco ermeticamente chiuso e, come tutto il resto, rigorosamente anonimo. Nel più profondo silenzio, si spalanca un portellone, appare una cassa di dimensioni modeste di legno blu, con su scritto "fragile" e l'ombrellino aperto per mostrare il verso. Il Cristo Morto di Andrea Mantegna è qui, urlerebbe Raffaella Carrà. Lo portano dentro sulle spalle mentre Morari sussurra sornione «Sembra un funerale». È in camice e guanti bianchi: «Io sono il dottore dei matti», precisa. Ma invano si aspetterà la funzione solenne dello spacchettamento, con Morari armato di lampada e lente, che andando avanti e indietro e dall'alto in basso «legge» e registra le pecche, le crepe, ogni più piccolo indizio di malattia della tela e del colore del Cristo. «Bisogna aspettare che allunghino quel buco», sussurra Voceri, sul punto di svenire, indicando un vano tagliato nella parete sulle misure di altro dipinto, e dopo tanto discutere destinato al nuovo arrivato. Lavorio di falegnami e pittori, compensato segato, stuccatura delle giunte, pennellate di pittura scarlatta . Annuncia Algranti: «Mezz'ora ancora, e lo tiriamo su» e il tono è quello di uno che, invece, vorrebbe crocefiggerlo. Maitti perplesso: «Perché Cerini dia il suo consenso, ci vorranno tre ora prima che il colore sia perfettamente asciugato. Verrà mezzanotte, mi sa che passerò qui il mio compleanno». Ore 19. Consulto collettivo: tutti a casa. Visto che non può tornare a Milano senza il «referto» di Morari, Ceriani dormirà qui. E se tutto andrà bene, «il dottore dei matti» adesso sta minuziosamente scrutando le carni sublimi e livide del più atteso e conteso dei capolavori di questa mostra grandiosa.
Sgarbi, dispetti, ansie e imprevisti. L'avventuroso viaggio del Mantegna
La mostra "Dramma in più tempi" si svolge a Palazzo Te a Mantova. Il Cristo morto di Andrea Mantegna è stato prestato dall'Accademia di Brera di Milano e sta per partire. Il controllore dello stato delle opere, Augusto Morari, sta esaminando la tela con attenzione. Il direttore di Teknè, Gilberto Algranti, è arrabbiato e afferma che non ci sono problemi con l'esposizione. Il direttore generale di Arteria, Danilo Maitti, è preoccupato per la sicurezza del dipinto e chiede di spiegare come sarà esposto. La mostra è stata organizzata con grande cura e molti dipinti provenienti da musei di tutto il mondo.
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