Salvatore Settis, consulente dei Beni culturali, critica il disegno di legge del ministro delle Riforme Sotto il governo Berlusconi lo schema, agli occhi del centrosinistra, era fin troppo semplice. Da una parte il centrodestra favorevole al principio del silenzio-assenso anche in materia di beni culturali. Dall'altra l'opposizione schierata in strenua difesa del paesaggio e del patrimonio culturale. Stavolta, invece, le carte sono molto più confuse. Il contrasto è tutto interno all'Unione approdata al potere dopo una legislatura trascorsa ad accusare i berlusconiani di aver legalizzato la sistematica rapina del territorio. Invece ora c'è un vicepresidente del Consiglio della Margherita, Francesco Rutelli, che «garbatamente» contesta una scelta del collega Luigi Nicolais, Ds, responsabile delle Riforme. Ed ecco i fatti. A metà settimana scorsa circola, in vista del Consiglio dei ministri del 22 settembre, una bozza del «pacchetto Nicolais», ovvero un elenco schematico di snellimenti amministrativi approntati dal ministro, uomo ds vicino a Bassolino, ingegnere chimico, un master in scienza dei materiali negli Usa. In un punto (citato rapidamente anche dalle agenzie di stampa l'8 settembre) si legge quanto segue: dopo una richiesta di provvedimento amministrativo, trascorsi novanta giorni di silenzio arriva l'assenso automatico. Se, mettiamo, un costruttore autocertifica all'amministrazione statale l'assenza di interesse archeologico di un'area sulla quale intende edificare, dopo tre mesi ecco il via libera. Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa e autore del libro-invettiva Italia spa (Einaudi) che nel 2002 fu la spina nel fianco dei ministri Urbani e Tremonti, non perde tempo e pubblica una durissima invettiva sulla prima pagina de la Repubblica. Per lui il meccanismo è identico a quello messo a punto da Mario Baccini, uomo udc, ministro berlusconiano della Funzione pubblica. Scrive il professore: «La richiesta si intende accolta anche se comporta la distruzione di un'area archeologica, di un paesaggio, lo sventramento di un palazzo barocco, la riconversione di una chiesa medioevale in discoteca». Seguono altre tremende futurologie: «Diventerà di sinistra vendere i beni del demanio, cosa orripilante quando volevano farlo a destra? Ci convinceremo che i musei di Stato vanno privatizzati, purché sia la sinistra a farlo o che il saccheggio del patrimonio è diventato "di sinistra"?». E Settis ricorda che nessuna delle soprintendenze italiane, con gli organici allo stremo, potrebbe rispondere in tempo utile. La firma, agli occhi di quella stessa sinistra, è al di sopra di ogni sospetto. Settis è ascoltatissimo consigliere ufficioso del vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli che lo ha designato nuovo presidente del Consiglio nazionale dei Beni culturali. Possibile che il ministro titolare non sapesse nulla dello scritto di Settis? L'unica, diplomatica ma eloquente risposta di ieri a mezzogiorno è una nota di Rutelli in cui si definiscono garbatamente «premature» le preoccupazioni dello storico dell'arte ma si annuncia che il ministro ha inviato a Nicolais una memoria contraria al silenzio-assenso firmata già venerdì 8 dal proprio capo dell'ufficio legislativo, Francesca Quadri: «Alla luce della consolidata giurisprudenza della Corte costituzionale, la tutela dell'interesse culturale ha come regola l'intangibilità del bene, mentre la deroga degli interventi di modifica è consentita solo attraverso un preventivo consenso degli organi di tutela». Quattro pagine fitte, sorrette dal passaggio della sentenza 404 del 17 dicembre 1994 («il silenzio dell'amministrazione preposta a vincolo ambientale non può avere valore di assenso») figlia dell'articolo 9 della Costituzione, l'obbligo della tutela del patrimonio storico-artistico, e con una conclusione che smentisce in pieno Nicolais: occorre mantenere il principio per cui, nei beni culturali, il silenzio costituisce comunque e sempre un diniego, certamente mai un assenso. Come ai bei tempi dell'opposizione, tutto il fronte ambientalista (e progressista) si schiera contro Nicolais e a favore di Settis: Roberto della Seta, presidente di Legambiente («così ci esponiamo a nuovi scempi ambientali»), il segretario generale di Italia Nostra, Giuseppe Giliberti («non si può permettere che l'interesse privato prevalga su quello pubblico») e poi Rifondazione comunista, ambientalisti ora nella stanza dei bottoni come Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente alla Camera, e Paolo Cento, sottosegretario all'Economia: tutti ostili, con toni quasi da barricata («intollerabile che il centrosinistra possa anche solo immaginare di proporre delle leggi inaccettabili e anticostituzionali», protesta Realacci). Nel pomeriggio arriva quella che sembra la marcia indietro di Nicolais: «Nell'ambito di una filosofia di fondo che punta a semplificare e a velocizzare la procedure amministrative a carico delle imprese si era previsto di demandare le scelte relative al campo di applicazione del silenzio assenso e della denuncia di inizio attività alle amministrazioni di settore» perché, dice il ministro, è difficile individuare una norma di indirizzo generale. Ma comunque, precisa Nicolais, «ho deciso già dalla scorsa settimana di rinviare questo tema a un ulteriore approfondimento con gli altri ministri, prevedendo il massimo livello possibile di coinvolgimento del Parlamento e delle varie amministrazioni locali». I collaboratori del responsabile delle Riforme assicurano che la norma, dopo il pre-Consigho dei ministri del 5 settembre, era già sparita. Ed ecco il giallo: perché l'8 settembre le agenzie di stampa continuavano a inserirla nelle pieghe del «pacchetto»? E perché, sempre quel giorno, è partita la nota dell'ufficio legislativo di Rutelli? Settis è soddisfatto, ha incassato un'altra vittoria. Centrodestra, centrosinistra: possibile che non ci sia differenza rispetto al patrimonio da tutelare? «Esistono gruppi di pressione che vogliono sempre le stesse cose, penso ai costruttori. E insieme esistono alcuni alti funzionari che restano al loro posto nonostante il succedersi dei ministri e delle maggioranze politiche. Per questo il principio del silenzio-assenso continua a spuntare sia sotto i governi di centrodestra che oggi col centrosinistra al potere». È insomma la tesi di molti: il partito degli affaristi è trasversale. Lo diceva un tempo Antonio Cederna. Ora lo dice Settis, un consigliere di Rutelli che protesta col governo dell'Unione.
Il silenzio-assenso divide il governo, Rutelli affonda il pacchetto Nicolais
Il ministro delle Riforme, Luigi Nicolais, ha proposto un disegno di legge che prevede il silenzio-assenso automatico per le richieste di provvedimento amministrativo, a partire da un'area archeologica. Salvatore Settis, consulente dei Beni culturali, ha criticato il disegno, affermando che il silenzio costituisce comunque un diniego, non un assenso, e che la distruzione di un'area archeologica è illegale. Settis ha anche affermato che il disegno è simile a quello proposto da Mario Baccini, ministro berlusconiano della Funzione pubblica.
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