Il progetto di legge è lì, praticamente pronto. Dopo l'intervento di Alberto Ronchey ieri sul Corriere, il ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani annuncia: entro un mese presenterò al Consiglio dei ministri il decreto che sancirà la guerra contro il graffito selvaggio. I graffitari prendono di mira anche i monumenti. Per questo il ministero ha deciso di individuare le soluzioni possibili. Il progetto prevede innanzitutto di inasprire le sanzioni per chi si diverte a colorare i muri. Il capitolo più controverso riguarda il giro di vite sulla vendita delle bombolette: «Dobbiamo trovare il modo di renderle meno accessibili, senza complicare la vita di chi le usa per motivi professionali», spiegano al ministero. Altra linea di intervento è quella di incentivare l'uso delle «pellicole» anti-graffiti che proteggono statue e facciate. Si cercherà poi di stimolare le amministrazioni comunali perché prevedano un servizio di pronto intervento per cancellare i graffiti. E si darà il via a una massiccia campagna di sensibilizzazione rivolta ai giovani, per spiegare che imbrattare non è un valore né una forma d'arte. Il caso Milano Proprio ieri il sindaco di Milano, Gabriele Albertini, ha inaugurato la piscina Scarioni, appena ristrutturata: i muri esterni, verniciati di fresco, sono già ricoperti da scritte e disegni. «È una tragedia - ha commentato Alberini -. Ogni volta che restauriamo un monumento lo ritroviamo pieno di scritte nel giro di pochi giorni». Albertini ha lanciato la guerra ai graffiti fin dal '97 e il suo braccio destro, il vicesindaco Riccardo De Corato, è volato a Chicago e New York per vedere le tecniche usate oltreoceano contro i muri imbrattati. Ma il project financing che avrebbe dovuto garantire a enti pubblici e privati di farsi pulire la facciata a un prezzo molto basso è bloccato da quasi tre anni per ricorsi e controricorsi, al Tar e al Consiglio di Stato. Nel frattempo, il Comune ha speso 10 miliardi di vecchie lire (5 milioni di euro) per risistemare circa 250 edifici pubblici, 78 mila metri di superficie. Il caso Roma - Il sindaco Water Veltroni da alcuni mesi ha dato il via a un'operazione di pulizia di tutti gli edifici imbrattati per la quale il Comune ha stanziato un milione e mezzo di euro. Una cifra alla quale si aggiungono i contributi di Camera di Commercio e Ama, la società della nettezza urbana: «Ma avremmo preferito spendere diversamente questi soldi», ammette Veltroni. Testaccio e centro storico le prime zone dove stanno scomparendo frasi e disegni colorati. Squadre di tre persone ciascuna arrivano, ripuliscono e applicano la «pellicola» repellente che renderà più semplice un eventuale secondo intervento. I risultati si vedono, Veltroni è soddisfatto ma si appella ai giovani perché imparino a considerare i muri della città come un bene collettivo. I Graffitari - «I soldi spesi per i viaggi a New York sono stati spesi male, sanzioni e taglie sono solo un invito ad imbrattare palazzi e monumenti: servono spazi dove i ragazzi possano dare libero sfogo alla loro creatività», dice Davide Tinelli, in arte Atomo, 38 anni, «E primo graffitaro d'Italia», aggiunge lui, oggi consigliere di Rifondazione a Palazzo Marino vicino ai giovani dei centri sociali. «A Milano non hanno concesso un muro, tutti conquistati. Vogliamo ridurre gli scarabocchi? Bene. Diamo spazi ai nostri ragazzi, facciamoli sfogare, rendiamoli partecipi della vita della città». Per Atomo la distinzione è d'obbligo: «Un conto sono i graffiti, un conto sono gli scarabocchi, pur sempre da considerare in quanto esprimono la ribellione e insieme la voglia di marcare il territorio dei nostri giovani». Ma avverte: «A Milano non ci sono solo il Duomo, la Scala e i palazzi signorili. La città è terribilmente grigia e per molti giovani impegnare soldi, tempo e fatica per dipingere un muro rappresenta un gesto d'amore verso la città nella quale vivono». I Magnati - Parole che da qualcuno sono già state metabolizzate. Tra i primi magnati del graffito ci sono le amministrazioni penitenziarie. Oggi i cortili delle carceri di San Vittore, Bollate e Opera forse sono meno grigi anche grazie alla firma di giovani writers: «Qualcuno di loro è stato anche chiamato ad insegnare l'arte del graffito ai detenuti», continua Tinelli. Non muri ma saracinesche colorate hanno commissionato i commercianti di Milano, in prima linea quelli di viale Monza, per trasformare il loro quartiere in un Louvre della «aerosol art»; un modo per dare sfogo alla creatività dei graffitari e tenere lontani gli imbrattatori. «I ragazzi guadagnano qualche soldo, i commercianti si fanno pubblicità».
Graffiti selvaggi: più multe, meno spray
Il ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani ha annunciato che presenterà entro un mese al Consiglio dei ministri un decreto che sancirà la guerra contro il graffito selvaggio. Il progetto prevede di inaspire le sanzioni per chi si diverte a colorare i muri, di renderle meno accessibili alle bombolette e di incentivare l'uso delle pellicole anti-graffiti. Il ministero ha anche deciso di stimolare le amministrazioni comunali a prevedere un servizio di pronto intervento per cancellare i graffiti. Il sindaco di Milano, Gabriele Albertini, ha lanciato la guerra ai graffiti fin dal 1997 e ha speso 10 miliardi di vecchie lire per risistemare edifici pubblici.
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