SONO un turista "sventurato": venuto a Roma, dal Nord, anche e soprattutto per visitare la Galleria Borghese con i dipinti di Raffaello. Previa obbligata prenotazione, mi presento all'appuntamento (ore 17 sino alle 19: non un minuto di più!). Mi presento al guardaroba, ho una piccola borsa. La coda è molto lunga, a cinquanta smetto di contare. Mi prende il panico: 12,50 euro per un'occhiata di due ore ad una simile Galleria con mostra inclusa! Che fare? Attendo pazientemente. Alle 17,10 comincio a "sclerare": mi rendo conto che la coda si muove troppo lentamente, altro che due ore! Protesto con il guardaroba, con l'addetto all'entrata, voglio fare un esposto, parlare con i funzionari addetti all'organizzazione. Mi fanno attendere. L'addetto all'ingresso è sparito, parlotta in un ufficio, fuoriesce contrito dicendo: «Mi dispiace, al momento non ci sono funzionari più indicati di me, per grado, a raccogliere le sue istanze. Venga dunque a riprendersi i soldi». Infine chiedo l'intervento delle forze dell'ordine. Ma si rivelerà inutile. Ho di fronte un muro di gomma. Me ne vado con l'indirizzo e il telefono del museo ed un nominativo. Mi si preavvisa, comunque che quando telefonerò sarò invitato a chiedere un appuntamento per lettera. Questa è la procedura! Comincio a sentirmi un turista "matto". Scrivo al giornale nella speranza che questa lettera possa servire a migliorare le condizioni del turismo culturale. Grazie. LEI detesta fare la coda e non posso darle torto perché anche per me fare la coda è una prova dì forza a cui sottopongo la mìa pazienza, pur sapendo che adattarsi a fare la coda è civiltà. Siamo tanti, siamo troppi, signor Delfino, e temo che le code siano destinate a moltiplicarsi e allungarsi. D'altra parte, non possono moltiplicarsi le Gallerie Borghese né i dipinti di Raffaello, così come non possono moltiplicarsi tutte le mete turistiche, culturali che esigono dai loro visitatori il fastidio dì far la coda. Mi si riaffaccia nella memoria il ricordo delle code per il pane, durante la guerra. Code che ci facevano fare anche a noi ra-gazzini, mentre le madri ne facevano altre per altri generi di prima necessità, come lo zucchero, il sapone, o il sale. Allora si facevano le code per le esigenze quotidiane, oggi per la curiosità, la cultura e il divertimento. Vediamo lunghe code anche davanti ai negozi di lusso, al momento delle liquidazioni e sono segni di benessere che le nuove generazioni non possono riconoscere, mentre le vecchie non possono che rallegrarsene.