Se c'è un modo sicuro per screditare le istituzioni, è quello di considerare carta straccia gli atti dello Stato. E al ministero dei Beni culturali ci stanno provando in tutti i modi. Alcuni mesi fa è stato bandito un concorso, come previsto dalla legge, per 11 posti di sovrintendente: si sono presentati 450 candidati e soltanto 48 sono stati ammessi all'orale. Una buona selezione, garantita da una commissione presieduta da un personaggio autorevole quanto esperto come il sovrintendente Antonio Paolucci, ex ministro dei Beni culturali. Ma in Italia, purtroppo, i concorsi anche quando sono rigorosi, possono trasformarsi in una farsa, come in questo caso. Nell'elenco dei bocciati eccellenti, infatti, è comparso anche il nome di Vittoria Garibaldi, vicina alla Margherita: decisione sgradita al ministro, che ha pensato bene di firmare d'ufficio la promozione della candidata esclusa dalla commissione. In pratica, Rutelli ha dimostrato che il concorso non serve a nulla, e quello che conta è soltanto la parola del ministro. La seconda mossa è stata ancora più clamorosa: con una semplice lettera raccomandata, i candidati ammessi alla prova orale sono stati avvertiti dai funzionari del ministero che il concorso è rinviato sine die. Tutti a casa, quindi, in attesa di nuove nomine firmate direttamente da Rutelli. E' chiaro che, a questo punto, la vicenda finirà all'attenzione del Tar con un ulteriore prova di discredito per l'imparzialità della pubblica amministrazioni e con importanti uffici dei beni culturali che resteranno sguarniti in attesa di una decisione definitiva. Intanto, il ministro, tra una firma e l'altra, avrà sicuramente il tempo per raccontarci le sue ipotesi virtuali di modernizzazione dello Stato. A partire dalla brillante idea di non concentrare le vacanze degli italiani ad agosto: un tema, ovviamente, di stretta competenza del ministero dei Beni culturali.