«Essere a Rovereto è un piacere, non soltanto per il mio legame con il MART e per il corso di orientamento che la Scuola Normale organizza in città. Io faccio l'archeologo perché nel mio paese, in Calabria, ha scavato Paolo Orsi: sono molto grato a questo grande roveretano. Negli anni ho cercato spesso di vedere la sua collezione al Museo Civico di Rovereto, ma l'ho trovato sempre chiuso. In un'altra occasione vi ho trovato invece una mostra sugli extraterrestri...» Ieri sera Salvatore Settis ha catturato l'attenzione del pubblico numeroso riunito nella Sala della Filarmonica - studiosi, funzionari della tutela e giovani ricercatori accanto ai tanti "semplici" cittadini che hanno a cuore il futuro del patrimonio culturale e del paesaggio - con un calibrato mix di ironia e di appassionato impegno civile. Il professore, nel dialogo intrecciato con Gianluigi Ceruti, Franco Marzatico e Salvatore Ferrari, ha toccato molti dei suoi cavalli di battaglia, tornando a puntare il dito contro l'assalto subito negli anni recenti da un sistema di tutela unico al mondo, «che è stato spesso imitato, mai raggiunto». Così la denuncia dell'attacco forte subito dalle Soprintendenze ha incrociato la riflessione sull'istituzione dei grandi poli museali di Roma, Firenze, Napoli e Venezia, che ha stravolto il legame stretto con il territorio dell'amministrazione della tutela; il j'accuse contro la messa in vendita (o piuttosto la svendita) del patrimonio immobiliare pubblico ha risollevato il problema annoso della mancanza di un inventano generale dei beni culturali; la stoccata contro la «congiura del silenzio» che ha oscurato le battaglie del fronte della conservazione, infine, ha fornito lo spunto per richiamare gli intellettuali al loro dovere e per constatare, ancora una volta, che nessun partito, a sinistra come a destra, ne ha fatto la propria bandiera.
Storia o extraterrestri?
Il professore Salvatore Settis ha tenuto un discorso a Rovereto, in cui ha denunciato l'attacco subito dalle Soprintendenze e ha criticato la messa in vendita del patrimonio immobiliare pubblico. Ha anche parlato della mancanza di un inventario generale dei beni culturali e ha richiamato gli intellettuali al loro dovere. Il discorso è stato accolto con interesse da un pubblico numeroso, compresi studiosi, funzionari della tutela e giovani ricercatori. Settis ha anche toccato il tema dell'istituzione dei grandi poli museali di Roma, Firenze, Napoli e Venezia, che ha stravolto il legame stretto con il territorio dell'amministrazione della tutela.
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