VENEZIA. Le città del pianeta crescono a dismisura, esplodono: tanto che - lo si legge ovunque in questa X Biennale Internazionale di Architettura, curata da Richard Burdett - oggi più della metà della popolazione mondiale vive in aggregati urbani, contro il 10 scarso di cent'anni fa; e nel 2050, secondo le minuziose statistiche che corrono lungo le pareti delle Corderie dell'Arsenale, dove è ospitata la rassegna "Città, architettura, società», potrebbe essere il 75 per cento. Megalopoli con i relativi problemi di trasporti, energia, immigrazione, violenza. Ma sarà davvero così? L'edizione 2006, che si apre al pubblico domani (fino al 19 novembre), pone il problema ad architetti e studiosi famosi con workshop quotidiani, dibattiti, conferenze. Lungo le sale delle Corderie le cifre paiono impressionanti per i 16 «pachidermi» presi a modello: Tokyo conta 35 milioni 197.000 abitanti, Città del Messico 19 milioni e mezzo, San Paolo 18,3 milioni, Bombay 18 milioni, Il Cairo più di 11 milioni, New York quasi 19 milioni, Shanghai dicono 14,5 milioni, in realtà risultano circa 20, per scendere a Istanbul con circa 10, Bogotà verso gli 8, Caracas 3. Meglio la vecchia Europa che ha a che fare con monumenti, preesistenze intoccabili, spazi ridotti: Londra 8,5 milioni, Barcellona poco meno di 5, Berlino quasi 3,5; quanto all'Italia siamo fortunati, perché ci vogliono due città e mezza per fare una megalopoli: Milano-Torino, insieme, contano poco più di 4 milioni di abitanti, con Genova e le zone intorno si arriva a 7 (esposto lo splendido «Waterfront» di Renzo Piano che vuole fare del capoluogo ligure il principale porto europeo). Fra le tante novità di questa Biennale con ambizioni, meriti indiscussi, teorie in eccesso, qualche presunzione, è il nuovo Padiglione italiano, curato da Franco Purini, alle ex Tese delle Vergini, semplice, pulito, che azzarda la città italiana «ideale»: Vema, unione di Verona e Mantova, progettata da 20 giovani architetti. "Città di pietra», mostra curata da Claudio d'Amato Guerrieri alle Artiglierie dell'Arsenale, svaria dai marmi dell'antichità, con foto superbe, all'architettura Anni 30, alle attuali tecniche di costruzione con la pietra. D'obbligo un giro ai Giardini alla ricerca delle risposte ideate dai 40 paesi stranieri. Ingegnosa la Spagna tutta al femminile, con installazioni che spiegano lavoro, vita, progetti. L'America presenta i danni a New Orleans dell'uragano Katrina, e soluzioni come case semi-galleggianti. Nel Padiglione Italia suggestive proposte vengono da istituzioni accademiche e organismi professionali. Allegra la Francia con «Metacité»: palloni, magliette gialle, oggetti accatastati come nuovi modi di vita comune; interessante la Germania con «Città convertibile»: lunghi pannelli che riproducono nuovi interventi in edifici del secolo passato. Brasile e Austria sono da visitare, come Israele, che esibisce 15 modelli di monumenti all'olocausto.