Massimiliano Fuksas è tra gli architetti italiani più famosi, ha insegnato alla Columbia University e a Parigi. Fra le sue opere più recenti la nuova Fiera di Milano e il Centro Congressi all'Eur di Roma. E' stato direttore della Biennale di Architettura nel 2000. Nei giorni precedenti l'inaugurazione dell'edizione 2006 ha partecipato a uno dei numerosi workshop che hanno visto conversare, confrontarsi e scontrarsi architetti come Norman Foster, Zaha Adid, Paolo Portoghesi, Rem Koolhaas, Oric Bohigas. Oggi saranno Renzo Piano e Richard Rogers a parlare, coordinati da Bernardo Secchi. Architetto Fuksas, le megalopoli fanno davvero paura? «Non bisogna aver paura della città, è per tradizione il luogo più sicuro, un sistema protettivo, un tempo fuori c'erano i barbari, i pericoli, dentro le mura la sicurezza. Come sosteneva Aristotele, la città è l'aspirazione dell'essere umano a vivere con gli altri, insomma il tentativo di far convivere il maggior numero di persone con il minimo di aggressività e violenza. La città, con i suoi limiti, è il massimo sistema di democrazia o civiltà che si conosca. Il dualismo città-campagna da noi non esiste. Al contrario di Francia e Germania, l'Italia è tutta costruita. Il nostro territorio, da Torino a Trieste, è una sola megalopoli, senza zone prive di edifici antichi o moderni, però con un sistema di autostrade declassate a strade normali. Di recente ho letto un articolo in cui si diceva che si producono al mondo così tante armi che ciascuno di noi potrebbe averne tre leggere e non so quante pesanti. Da queste dobbiamo proteggerci, come dalla dispersione esagerata di energia». Come mai queste megalopoli sono scoppiate all'improvviso? «Prima consideravamo solo Usa e Europa. Ora ci sono modelli diversi. Cina, India, Russia fanno a 3 miliardi di abitanti, quasi la metà del pianeta, e aspirano a uscire dai nostri canoni tradizionali, ma a usare energia e ogni cosa al pari nostro; per questo ci irritano».