Anche la vendita all'asta di un dipinto attribuito ad Antonello di Messina può contribuire ad aprire un dibattito sulle prospettive della nostra città. Quello che viviamo è un momento delicato sul piano politico-istituzionale, all'indomani di consultazioni elettorali che hanno fornito un responso chiaro ma alle quali non hanno ancora fatto seguito atti e decisioni concreti, a partire dalla nomina delle due amministrazioni comunale e provinciale Non si conoscono i programmi, in particolare non si sa quale sia il progetto di rilancio culturale e turistico di Messina, verso il quale indirizzare sforzi, energie, creatività e risorse finanziarie (non "effimere"). Non si tratta di elementi trascurabili perché se è vero che in una città come la nostra manca "dall'acqua al sale", e restano irrisolti problemi quasi "primordiali" (il lavoro, il diritto alla casa e a una vita quanto meno decorosa, la servitù dei tir), è anche vero che il binomio cultura-turismo è una delle principali fonti di ricchezza in realtà che sanno valorizzare i propri beni paesaggistici, ambientali, storici, architettonici, artistici. Ci sembra doveroso questo lungo preambolo per annunciare quello che si annuncia come uno degli "eventi" dell'estate londinese: il 9 luglio, nel tempio del mercato dell'arte, da "Christie's", sarà battuto all'asta il dipinto devozionale della Madonna e il Bambino con monaco francescano in adorazione (e sul retro l'Ecce Homo, il Cristo coronato di spine), che proviene da una collezione privata tedesca e che parecchi critici e storici dell'arte (Everett Fahy, Joanne Wright, Mauro Lucco, Andrea De Marchi) hanno attribuito al "nostro" Antonello. La paternità, in verità, è stata contestata da altri esperti ma, al momento, i più ritengono che l'opera messa in vendita al miglior offerente sia tra i capolavori giovanili del geniale pittore messinese. Il prezzo a base d'asta si aggira sul miliardo di vecchie lire (200-300 mila sterline). L'evento riguarda direttamente la nostra città. Appena, infatti, qualche mese addietro, si sparse la voce che un dipinto di Antonello sarebbe andato all'asta, c'è chi chiese - tra cittadini e operatori culturali - agli enti e alle istituzioni locali di valutare l'eventualità di una partecipazione diretta all'acquisto dell'opera, che potrebbe arricchire la dotazione del Museo regionale e che, comunque, potrebbe diventare l'occasione per far sì che torni a parlare la Cultura (con la C maiuscola) in una città abituata, purtroppo, ai lunghi "silenzi" o alle chiassose sagre paesane. Difficile pronunciarsi sull'opportunità o meno che qualche soggetto pubblico o privato faccia un passo avanti per portare a Messina una delle opere del suo figlio forse più noto in tutto il mondo. Ci vorrebbero garanzie certe sul valore o sull'attribuzione del dipinto, si dovrebbe (o meglio, si sarebbe dovuto) aprire un confronto serrato tra amministrazioni, istituzioni, studiosi, critici ed esperti. Il tempo è troppo esiguo. Mancano 17 giorni all'asta londinese e queste sono iniziative che vanno programmate con largo anticipo, all'interno di un progetto culturale di vasto e ambizioso respiro. La netta sensazione - confermata anche dalla vicenda, di cui riferiamo in questa stessa pagina, relativa al trasloco di una delle tele caravaggesche dal Museo regionale a Palazzo Bellomo di Siracusa - è che Messina sia una città in stato quasi di "liquidazione". E che non sono molti coloro che guardino con amore alle sue sorti. Figuriamoci a chi possa interessare di un dipinto devozionale realizzato, a quanto pare, dal giovane Antonello...