«Voglio recitare una orazione funebre per le glorie cittadine, recenti e lontane della città: a Milano si distruggono i ricordi del passato, prossimo e remoto. Mentre ancora incombe sul Castello Sforzesco la minaccia di smantellare il progetto degli architetti Belgiojoso-Peressuti-Rogers, si è assistito questa estate, nella più generale indifferenza, alla profanazione dell'austero luogo in cui sorge l'Arco della Pace. Concepito come monumento di alto valore civico, l'Arco della Pace, per improvvisa decisione dei nostri amministratori, è stato brutalmente declassato a centro di ricreazione balneare. Non che fosse sbagliato offrire una piscina gratuita a quei milanesi che non potevano andare al mare; ma è scandaloso che, avendo l'intero parco a disposizione, si sia voluto installare quella piscina proprio ai piedi del trionfale Arco napoleonico. Del resto il processo di avvilimento e di svalutazione del luogo in cui sorge l'Arco era già cominciato tempo fa, quando, senza dibattito democratico né pubblica consultazione, venne drasticamente condannata la interessante sistemazione paesaggistica che della intera zona aveva fatto l'architetto Vittoriano Viganò. Questi, allo scopo di esaltarne l'elevato significato storico, aveva racchiuso l'Arco al centro di una cavea semicircolare, simile ad un teatro greco, e lo aveva inquadrato entro un doppio filare di lampioni, per accentuarne la funzione di fondale prospettico alla estremità del grandioso Corso Sempione. Aveva cioè capito l'importanza urbanistica che un monumento come l'Arco della Pace rappresentava per Milano e ne aveva studiata la adeguata valorizzazione spaziale. Una sola critica forse gli si poteva fare: quella di aver avvicinato, con audace dissonanza, le forme espressioniste dei lampioni, dal profilo tagliente ed aggressivo, alle forme neoclassiche dell'Arco, dalla composizione solenne e pacata. Ma è una critica che oggi suona tardiva e vana, perché ormai superata dagli eventi: la cavea infatti è stata demolita, i lampioni abbattuti, l'austero paesaggio urbano (ideato con passione da Viganò) completamente distrutto. A dare il colpo di grazia è arrivata infine la piscina estiva che ha profanato la sacralità laica del luogo, e lo ha declassato da monumentale testimonianza di eventi patriottici a frivolo parco di divertimenti estivi.» di