La nuova giunta sembra decisa ad affrontare il problema del volto urbano, ossia l'aspetto visibile della città. E avendo constatato chetale aspetto è indegno di una metropoli come Milano, è intenzionata ad avviare con urgenza il processo di abbellimento. Gli assessori Sgarbi e Cadeo hanno esposto il programma dei primi interventi che riguardano l'arco della Pace, le colonne di San Lorenzo, Santa Maria alle Grazie, la fontana nel Parco, progettata da Giorgio D e Chirico, il nuovo monumento ai giudici Borsellino e Falcone, caduti nella lotta contro la mafia e quello al commissario Calabresi, vittima del terrorismo. Entrambi i monumenti saranno commissionati allo scultore Ivan Theimer. Sarà opportuno fare alcune osservazioni al programma esposto. La scelta delle località su cui intervenire appare casuale e gratuita. Non si legge con quale criterio esse siano state individuate, salvo la constatazione, ovvia ma poco illuminante, che sono tutte località di particolare significato urbano. Ma non sono di certo le uniche a Milano, né forse le più significative. Non si legge un tema conduttore che metta in relazione fra di loro le diverse località: né un comune nesso logico, sia esso storico o stilistico o tipologico. Le località non risalgono ad uno stesso periodo, né rappresentano uno stesso stile, né appartengono ad una stessa tipologia urbana o architettonica. Sarebbe stato più razionale e costruttivo affrontare un tema alla volta; svilupparlo dettagliatamente; ed offrirlo ai milanesi come esempio di valorizzazione della città condotta in modo sistematico e programmato. La scelta degli artisti incaricati di progettare i due nuovi monumenti è del tutto antidemocratica, perché procede per incarico diretto e non ricorre ad un concorso pubblico. Si perpetua così la pessima abitudine di invitare i soliti noti, precludendosi la possibilità di interpellare nuovi artisti, e di conoscere nuove idee. La finalità degli interventi ap-pare ambigua. Si vuole forse rendere le località più spettacolari, più appariscenti, più vistose? Oppure le si vuole vedere più frequentate, più animate e rese più vive da presenza di pubblico e da fervore di attività? Se l'obiettivo, come dovrebbe essere, mira ad ottenere entrambi gli effetti, occorre dire subito che esso è già fallito in partenza. L'arco della Pace, oggi tristemente negletto, non migliorerà la sua sorte anche quando sarà illuminato con criteri più scenografici. Il suo punto debole è la mancanza di collegamento con il contesto circostante; collegamento che l'architetto Viganò aveva cercato di ottenere, progettando un viale monumentale di lampioni ed una ampia cavea di disegno classico. Le colonne di San Lorenzo, oggi frequentate da chiassose teppaglie, non sembreranno di certo più attraenti anche quando verranno ripulite dei brutti contenitori floreali. Il loro difetto sta nello scenario incongruo, desolato, incompiuto e ancora segnato dai vuoti dei bombardamenti bellici. Ma nel programma di quest'ultimo grave difetto non si fa cenno; né si ricorda il noto concorso pubblico, bandito per la sistemazione del sagrato di S. Lorenzo una decina d'anni fa. I due esempi sopra citati sono sufficienti a dimostrare la precarietà e la superficialità dell'operazione annunciata con tanta prosopopea. Ci si aspettava una svolta nell'amministrazione di Milano; un nuovo modo di gestire la città. Si è costretti a constatare che niente è cambiato.
Milano. Quando si cambia tutto per non cambiare nulla
La nuova giunta di Milano ha annunciato di voler affrontare il problema del volto urbano, ovvero l'aspetto visibile della città. Gli assessori Sgarbi e Cadeo hanno presentato un programma di interventi per l'arco della Pace, le colonne di San Lorenzo, Santa Maria alle Grazie, la fontana nel Parco, il nuovo monumento ai giudici Borsellino e Falcone e quello al commissario Calabresi. Il programma è stato criticato per la scelta casuale e gratuita delle località e per la mancanza di un tema conduttore logico. Inoltre, la scelta degli artisti incaricati di progettare i due nuovi monumenti è stata criticata per essere antidemocratica e per non aver ricordato un concorso pubblico.
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