L'intervento del vicepresidente del Consiglio, Rutelli, che ha auspicato interventi sul calendario scolastico per ridurre la stagionalità turistica, tocca un tema avvertito dagli operatori del settore: l'Italia è il paese europeo con la maggiore concentrazione dei flussi turistici nei mesi estivi, la Gran Bretagna quello che ne risente di meno. Non è evidentemente solo un problema di vacanze scolastiche; molto di più pesano le caratteristiche climatiche e la tipologia dell'offerta (a visitare un museo ci si può andare anche d'inverno, a prendere il sole in spiaggia no), ma non vi è dubbio che avviare qualche iniziativa concreta per ridurre questa stagionalità così marcata sia un fatto positivo per l'intero sistema turistico, per almeno tre ragioni: una stagione più ampia favorirebbe nelle imprese ricettive la riduzione dell'incidenza dei costi fisi (che nelle piccole imprese, quali le nostre, sono particolarmente gravosi) con benefici effetti sulla loro competitività; le presenze turistiche fuori stagione contribuirebbero a sostenere le attività commerciali e complementari alla ricettività, con conseguente qualificazione delle destinazioni, molte delle quali sono "vive" solo un paio di mesi all'anno; l'ampliamento stagionale garantirebbe continuità alla manodopera favorendo una maggiore stabilità e affezione al settore, con evidenti benefici in termini di qualità di offerta. Le librerie di Bolzano. La domanda interna, che potrebbe esere influenzata da una diversa distribuzione delle vacanze scolastiche, si concentra per il 63,6 nei quattro mesi estivi (contro il 56,8 degli stranieri in italia) e per ben il 43,2 nei soli mesi di luglio e agosto (contro il 31, 9, degli stranieri), con una prevalenza di domanda interna in agosto, di stranieri in luglio. Per averne la conferma, bata guardare le vetrine delle librerie di Bolzano o di Merano e dalla lingua dei libri esposti ci si può rendere facilmente conto di quale sia il mercato turistico del periodo. La vera anomalia italiana dunque è quella di agosto, che da solo assorbe oltre il 25 delle presenze turistiche italiane (contro il 15,5 di quelle straniere). Temiamo però che gli effetti di una modifica del calendario scolastico (peraltro già di competenza delle regioni) sulla propensione degli italiani a scegliere agosto come mese per le vacanze sarebbero modesti. Come in Europa. La propensione infatti non è legata tanto al calendario scolastico, quanto alla chiusura delle aziende e alla riduzione delle attività economiche, che costituiscono il vero problema della concentrazione stagionale delle ferie estive, fattori climatici a parte. La forte interdipendenza delle attività economiche comporta un effetto traino derivante dalla chiuura delle maggiori aziende che non ha alternative, e non quello di rinunciare alla chiusura aziendale a favore di una più ampia distribuzione delle ferie per i dipendenti. Se osserviamo chi oggi opta per ferie in periodi non di punta, scopriremo facilmente che si tratta di dipendenti di enti pubblici o di istituti bancari (a parte gli stessi operatori del turismo), ovvero di organizzazioni che non chiudono per ferie. Tuttavia la modifica del calendario scolastico potrebbe avere qualche efficacia nel favorire una maggiore mobilità delle famiglie nell'arco dell'anno in particolare attraverso due interventi: la chiusura delle scuole al sabato, che potrebbe favorire gli spostamenti dei fine settimana, e l'introduzione di alcuni periodi prolungati di vacanza nel corso dell'anno, come avviene nella maggior parte dei paesi europei, che potrebbe stimolare la distribuzione del periodo di ferie nell'arco dell'anno, più difficile data la scarsa diponibilità dei genitori.
Al turismo gioverebbe la chiusura di sabato e ferie meglio distribuite
Il vicepresidente del Consiglio, Rutelli, ha auspicato interventi sul calendario scolastico per ridurre la stagionalità turistica in Italia. L'Italia è il paese europeo con la maggiore concentrazione dei flussi turistici nei mesi estivi. La stagionalità turistica è un problema che pesa anche sulle attività commerciali e complementari alla ricettività. Una stagione più ampia favorirebbe le imprese ricettive riducendo i costi fisi e aumentando la competitività. Le presenze turistiche fuori stagione contribuirebbero a sostenere le attività commerciali e contribuirebbero a qualificare le destinazioni.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo