"I tapis roulant come i bombardamenti del '43". Castello, affollata assemblea per dire "no" all'intervento di meccanizzazione del quartiere. CAGLIARI. La frase di maggior impatto l'ha pronunciata Franco Mannoni ("i tapis roulant sono come i bombardamenti del 1943"), quella più condivisa Graziano Milia ("il centro storico e Castello sono di tutti"). Piccolo-grande officiante dell'assemblea sulla meccanizzazione dell'antico rione è stato Gian Franco Carboni, il presidente della circoscrizione, che alle scale mobili ha affermato di preferire i bus elettrici. Il parlamentino del centro storico ha aperto alla città il dibattito sul Castello e sull'argomento che segna la fine della passata consiliatura comunale (è stata l'ultima delibera approvata) e l'inizio della nuova: il progetto di maeccanizzazione dell'antico quartiere. Sullo sfondo la necessità di rivitalizzare un rione che ha oggi solo milleseicento abitanti e un'attività commerciale ridottissima (come ricordato da Carboni). A confronto, in definitiva, due modi di intendere il rapporto tra storia e innovazione, tra tradizione e modernità. Per Raffaele Puddu (abitante di Castello e docente di storia) l'aspetto antico e monumentale va rispettato con rigore, a partire dal paesaggio che significa anche attenzione alle luci nei suoi chiari e scuri. In tutte le città europee, ha spiegato Puddu, i quartieri storici restano con le loro caratteristiche (anche arroccate) e questo le valorizza. Di parere opposto Ada Lai (fondatore del movimento femminile "A.Cagliari") che ha difeso la scelta del progetto, avvertendo che è necessario che i luoghi più belli di una città possano essere raggiunti da tutti. Da qui l'ipotesi di cui si discute: forse da rivedere, ma non da scartare in quanto i quartieri vanno vissuti e occorrono i mezzi per farlo. Mannoni (abitante del rione e già assessore regionale alla Programmazione) è andato contro corrente e ha sottolineato che Castello non è poi così irraggiungibile: semmai occorre qualche perfezionamento. Che il traffico auto debba essere eliminato dalle vie del quartiere l'ha detto chiaro il consigliere di circoscrizione Diego Belfiori. Mentre la castellana Claudia Sini ha invitato a non fare contrapposizione, a guardare al futuro e a tener presente che la soluzione sta nel mezzo. Un quartiere che si interroga e che apre alle forze sociali. Un fatto di democrazia partecipata che va a merito di Gian Franco Carboni, che ha voluto l'assemblea pubblica. Ma, come ha lamentato Claudia Zuncheddu (altra castellana e consigliere comunale del Psd'az), sarebbe stato meglio avere una presenza più ampia di chi è favorevole a questo progetto, se non altro perchè ascoltando le ragioni degli altri, si può riflettere e scegliere meglio. Difficilmente, però, si riuscirà a uscire dall'impasse del "che fare ?" se non si supererà l'equivoco di vedere il quartiere solo da parte di chi vi abita o da quella dei turisti, ha fatto presente Milia (presidente della Provincia, la sede è nel Palazzo Regio di Castello). Bisogna, in pratica, considerarlo come un patrimonio di tutti, di Cagliari e della Sardegna. E in questa prospettiva di apertura si inserisce anche l'ipotesi di valorizzazione dell'antico rione come casa dello studente diffusa, come ha implicitamente avanzato Carboni. In molti hanno informato sulle tante lacune che tutt'ora sopportano gli abitanti di tutto il centro storico, a cui sarebbe bene - è stato detto - finalizzare lo stanziamento previsto per la meccanizzazione. L'importante non sono, però, gli interventi "muscolosi", ha precisato il consigliere comunale di Progetto Sardegna Andrea Scano, bensì quelli che si vedono meno ma che sono più in armonia con la storia e l'ambiente circostante. Infine: questo progetto sarà probabilmente bloccato dal nuovo piano paesistico regionale, ha affermato Claudio Cugusi (consigliere comunale di Rifondazione). Ora l'importante è stabilire il principio che è determinante non solo lo studio di fattibilità ambientale, ma anche quello sociale, ottenibile solo con la democrazia partecipata. La scheda. Radiografia di un progetto contestato. Otto tappeti mobili per collegare via Cammino Nuovo col borgo, due ristoranti e tre ascensori. CAGLIARI. Il primo "sì" del consiglio comunale venne dato, all'unanimità, il 9 novembre del 2004: trentadue voti favorevoli su altrettante presenze. Contrari Radhouan Ben Amara (Comunisti italiani) e Gianni Loy (gruppo misto) che, però, erano assenti. Il progetto prevede un parcheggio interrato di tre piani (al di sotto di quello di superficie di via Cammino Nuovo), quattro tapis roulant tra via Cammino Nuovo e via dei Genovesi, una scala mobile tra via Santa Margherita e via Cammino Nuovo, due scale mobili tra via San Giorgio e via Cammino Nuovo, tre tapis roulant tra via Cammino Nuovo e la base della Torre dell'Elefante, una tapis roulant e una scala mobile tra piazza Dettori e via Manno, e infine tre ascensori che dal parcheggio sotterraneo conducono a via Santa Croce. Dopo l'approvazione e un periodo di relativa calma, c'è stata la rivolta degli ambientalisti e del comitato spontaneo di Castello. Quest'ultimo più il Gruppo di intervento giuridico, la Legambiente e il Wwf chiesero innanzi tutto uno studio d'impatto ambientale e la difesa paesaggistica. A fine consiliatura, nel 2006, l'approvazione definitiva. La maggioranza votò "sì", mentre due dei tre consiglieri presenti dell'opposizione (dei Ds) si astennero. Mentre Piero Comandini (Socialista) fu l'unico a opporsi con un "no".