«Lo Stato spende moltissimo per gli impiegati: questa è la verità. Ma, se è vero che lo Stato paga molto salata la sua amministrazione, non è men vero che gli impiegati sono mal pagati». Questa opinione, apparsa nel 1910 sulle colonne della "Critica sociale", delinea bene i problemi e i paradossi dell'impiego pubblico nel nostro Paese. Le cifre sul costo degli impiegati dello Stato, che si ricavano dai dati della Ragioneria generale dello Stato (riportati in questa pagina), fanno, infatti, emergere alcune costanti del fenomeno e ne indicano, nel contempo, le linee di tendenza. In primo luogo colpisce, anche se non stupisce, l'incidenza assai elevata del costo del personale rispetto alle spese complessive. Dalle cifre della Ragioneria generale esce confermata una stortura strutturale del nostro sistema pubblico: le amministrazioni impiegano buona parte delle risorse per sostenere se stesse. È un meccanismo che si autoalimenta, producendo la tendenza a conservare strutture sovradimensionate (se non addirittura inutili). Il costo di quello che una volta si chiamava "capitale variabile" è influenzato da molti fattori. In alcuni casi l'esigenza di una quota elevata di personale è giustificata dal tipo di servizio da svolgere. Si tratta di segmenti che gli economisti definiscono labour intensive e che esistono tanto nel settore pubblico quanto nelle aziende private. Altre volte, però, l'elevato numero del personale non ha motivazioni razionali ed è giustificato soltanto da altri fattori. Sotto tale profilo la nostra amministrazione ha avuto, per lunghissimo periodo, il ruolo di "ammortizzatore sociale", assorbendo personale in quantità largamente superiore alle effettive esigenze. Ovviamente, l'eccessivo numero degli addetti si è tradotto in un onere molto gravoso per le finanze pubbliche e, in definitiva, per la collettività. La sensibile divaricazione nei trattamenti economici è un altro elemento peculiare che emerge dalle stime sul costo degli impiegati statali. Le differenze non sono soltanto, come è avvio, verticali - un commesso non può guadagnare come un capo dipartimento - ma anche orizzontali. Tra amministrazione e amministrazione. Guardando alle "verticali", ci si accorge che le fasce più compresse sono quelle intermedie (i funzionali "apicali" e i dirigenti di livello meno elevato). È una circostanza che crea, non da oggi, una forte "sofferenza" negli apparati. Anche le marcate differenze di retribuzione media tra i dipendenti dei diversi ministeri contribuiscono a rendere opaco il quadro dei trattamenti economici nelle amministrazioni dello Stato. Nessun dubbio sul fatto che l'appiattimento retributivo vada combattuto e che - se si vogliono coltivare, dentro le amministrazioni, delle élite - è indispensabile pagarle adeguatamente. Occorre, però, verificare se a trattamenti economici elevati corrispondano realmente alti livelli di responsabilità, nonché compiti di particolare rilevanza e delicatezza. Altrimenti si finisce soltanto per alimentare sacche di privilegio. L'aspetto critico riguarda la tendenza all'aumento complessivo della spesa per gli impiegati. Nell'arco di un anno essa ha subito un incremento di quasi tre punti percentuali. Non è un dato deflagrante, ma da valutare con estrema attenzione. Un andamento siffatto può diventare preoccupante in rapporto alle prossime tornate contrattuali. L'esigenza di risparmiare risorse nel settore pubblico è fuori discussione. Ciò non può essere, ovviamente, fatto limando in maniera indifferenziata le retribuzioni. Si otterrebbe soltanto l'effetto di demotivare i dipendenti e di scoraggiare i giovani migliori a intraprendere la camera nelle amministrazioni pubbliche. È necessario operare saggiamente, per contenere i costi, cercando nel contempo di migliorare le performance delle amministrazioni. Le ricette non sono nuove, ma tardano a essere applicate con costanza e con risultati efficaci: occorre valorizzare il merito e incrementare la parte variabile delle retribuzioni, collegandole ai risultati. Non è il costo in sé che deve essere tenuto presente, quanto, piuttosto, il rapporto tra costi e rendimenti.
Prezzo troppo salato rispetto alla qualità
Lo Stato spende molto per gli impiegati, ma gli impiegati stessi sono spesso mal pagati. Le cifre sulla spesa per il personale statuale mostrano una tendenza a conservare strutture sovradimensionate e a mantenere un costo elevato per il personale. Il costo del personale è influenzato da fattori come il tipo di servizio e la necessità di un personale elevato. La sensibile divaricazione nei trattamenti economici tra amministrazioni e tra funzionali è un problema. L'aumento complessivo della spesa per il personale è preoccupante e potrebbe avere conseguenze negative per le prossime tornate contrattuali.
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