E' in progetto un parcheggio con 522 posti auto. E invece il sottosuolo di Milano, in piazza Meda, ha restituito una vasca con frammenti di intonaco e dipinti. Le mura che delimitavano un edificio di industria leggera, probabilmente una conceria. E poi il selciato di una strada, con sotto rimpianto della fognatura. Resti della Mediolanum romana. Buona parte del cantiere, tra il 70 e l'8O per cento, è ancora da scavare, a testimonianza che sotto Milano c'è una sorta di «gigantesco archivio che conserva la memoria del passato», spiega Anna Ceresa Mori, ispettrice della Soprintendenza per i Beni archeologici della Lombardia. Che poi aggiunge: «Una città che vuolesfruttare il proprio sottosuolo senza tenere conto di quel patrimonio è come un uomo che voglia cancellare la propria memoria e la propria identità». Per questo la Soprintendenza, già nel 2000, ha consegnato al Comune una mappa del rischio archeologico in città. La «zona rossa» è quella più centrale, secondo l'antico perimetro dalle mura di epoca repubblicana poi ampliate da Massimiano (per localizzarle nella città di oggi: tra il Carrobbio, Foro Buonaparte, via Montenapoleone e piazza Fontana). Altra fascia, comunque allo stesso livello di «alto rischio», è quella delimitata dalla cerchia dei Navigli, che era occupata da strutture residenziali, produttive e necropoli. La terza fascia, fino alle mura spagnole, è considerata a rischio medio-basso. «Per questo continua Anna Ceresa Mori non ci si deve stupire quando riaffiorano dei resti durante le verifiche Drima dell'aoertu-ra dei cantieri». Oltre a piazza Meda, un'altra zona sotto osservazione è quella di via della Zecca Vecchia (nei pressi della Pinacoteca Ambrosiana). Lì è in progetto un parcheggio, proprio sull'area che duemila anni fa era occupata dal Foro Romano. E così in piazza Fontana, dove secondo la topografia dell'antica Medio-lanum si dovrebbero trovare i resti delle mura repubblicane. Il binomio tra cantieri per la costruzione di box o palazzi e ritrovamento di resti archeologici sembra indissolubile: «In realtà a Milano gli scavi non sono quasi mai dettati da esigenze di ricerca e conoscenza spiega Dominic Salsarola, responsabile della Società lombarda di archeologia , ma piuttosto dalle bonifiche preventive per la nuova edilizia». Un progetto per costruire palazzine è pronto anche in un'altra zona del centro, tra le vie Gorani e Santa Maria alla Porta. In quell'area, probabilmente fino a via San-t'Orsola, sorgeva il palazzo imperiale risalente all'epoca in cui Mediolanum divenne la capitale dell'Impero Romano d'Occidente, tra il 286 e il 402 dopo Cristo. «Il patrimonio archeologico conclude Anna Ceresa Mori è una ricchezza che appartiene a tutti i cittadini. Le amministrazioni comunali dovrebbero farsi carico della sua tutela». In altri casi ci sarebbe bisogno di più fondi per la promozione e valorizzazione. La soprintendenza cita il parco dell'anfiteatro romano e l'Antiquarium «Alda Levi». L'area comprende i resti dell'anfiteatro, conservati a livello delle fondazioni, e il museo, «aperto però solo tre giorni a settimana, per cinque ore al giorno, nonostante il successo di pubblico».