Tecnica restauro realizzata in Università Milano e Molise i microrganismi salvano l'arte: orde di famelici batteri, ghiotti di sostanze organiche, sono stati fatti banchettare per 12 ore con la colla animale che a causa di un restauro sbagliato degli anni cinquanta sembrava aver oscurato per sempre gli affreschi di Spinello Aretino nel camposanto monumentale di Pisa, ora nuovamente visibili. L'innovativa tecnica di restauro, messa a punto dai Dipartimenti di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche delle facoltà di Agraria di Milano e del Molise, insieme all'Opera Primaziale Pisana, e utilizzata per la prima volta al mondo in un'opera del genere è stata illustrata stamani a Milano da una delle sue principali artefici, la professoressa Claudia Sorlini (Università di Milano). Una tecnica suggestiva, che è stata felicemente applicata a un complesso artistico di 1500 metri quadrati di superficie dipinta a fresco nel Trecento e nel Quattrocento dalle abili mani di insigni maestri, tra cui Buonamico Buffalmacco, Andrea Buonaiuti, Spinello Aretino e Benozzo Gozzoli. Una mirabile opera artistica, danneggiata dalle ingiurie del tempo fattesi via via sempre più evidenti, tanto che già nell'800 - come ha detto Clara Baracchini, della Sovrintendenza di Pisa - "quotidianamente cadevano a terra intere porzioni di scene". Per tutto quel secolo e poi anche nel '900 si sono susseguite analisi e sperimentazioni all'avanguardia, per tenere il colore incollato al supporto murario. Il colpo di grazie venne alla fine della guerra mondiale, quando una granata americana, dopo aver distrutto il tetto del Camposanto, estese ovunque, anche sui dipinti, uno strato di piombo fuso. Negli anni Cinquanta si mise mano ai restauri e la prima cosa da fare sembrò essere l'asportazione con tecnica 'a strappo' degli affreschi e la loro provvisoria collocazione su supporti di eternit. La tecnica prevedeva la ricopertura del colore con una tela imbevuta di colla animale. Staccando 'a strappo' la tela è stato staccato dal muro così anche l'affresco, ma le condizioni del colore erano ormai tali che per rimuovere da esso la tela incollata, si rischiava di distruggere tutto. In quelle condizioni però l'opera era comunque perduta perché oscurata dallo strato di colla, mentre vi era la necessità di staccare l'affresco dal supporto di eternit che dava anch'esso problemi (umidità, muffe). Sembrava un problema irrisolvibile. Ma l'esperienza accumulata alla facoltà di agraria di Milano - che ha messo a punto metodi di pulizia con batteri anche per eliminare le croste nere dell'inquinamento da idrocarburi dai monumenti lapidei (di pietra, marmo, cotto) nei centri storici delle città - ha offerto la soluzione, utilizzata per ora, solo nell'affresco di Spinello Aretino, raffigurante la 'Conversione di S. Efisio e battaglia'. "Si trattava - ha spiegato Claudia Sorlini - di individuare il ceppo batterico piu' efficiente nell'utilizzare come cibo la stessa colla animale che teneva attaccato l'ingombrante intelaggio all'affresco". Dopo un'approfondita selezione, l'attenzione è caduta sui batteri del genere Pseudomonas, Gram negativi, che non producono spore. Ubiquitari in natura, sono capaci di utilizzare oltre 100 composti organici. Il ceppo A29, in particolare, ha dimostrato di scindere meglio e più rapidamente di altri la colla animale in parti più piccole, per trarre energia e biomassa per la sua moltiplicazione. Una volta individuati i microrganismi più adatti, essi sono stati riprodotti in grande quantità. Quindi, un'abbondante biomassa affamata, in concentrazione elevata pari a 100 milioni di cellule vive per millilitro, è stata messa direttamente a contatto con la superficie della colla, sulla quale sono stati stesi strati di cotone ulteriormente bagnati di batteri. E, a una temperatura di 28-30 gradi centigradi, nell'arco di 10-12 ore si è compiuta una sorta di miracolo: i batteri si sono mangiati tutta la colla, e la tela che ricopriva il dipinto è stata facilmente rimossa. Ma il metodo ha un'efficienza del 75-80, e qua e là restavano ancora tracce di colla. Non poteva essere ripetuto senza correre il rischio che una seconda bagnatura prolungata rovinasse il colore. Così l'opera è stata conclusa con l'pplicazione di un enzima, la Proteasi Type XIX, che opportunamente diluito in acqua, è stato applicato più volte dove occorreva, manualmente e ha degradato completamente i residui di colla. Dopo anni, dunque, le scene e le fattezze dei personaggi rappresentate nell'affresco di Spinello Aretino sono tornate pienamente visibili e godibili. Grazie ai batteri.