Il suo «Italia S.p.A.» (Einaudi 2002) aveva colpito come un fulmine a ciel sereno. Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, oggi anche coordinatore del comitato scientifico del Mart di Rovereto nonché neo-presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, aveva abbandonato la Colonna Traiana e Giorgione per indossare i panni dell'indignazione civile contro l'«assalto al patrimonio culturale» (il sottotitolo del libro) e in particolare la «legge Tremonti» del 2002 che rendeva possibile l'alienazione del patrimonio dello Stato attraverso le due società ad hoc «Patrimonio S.p.A.» e «Infrastrutture S.p.A.». «Battaglie senza eroi. I beni culturali tra istituzioni e profitto», edito sempre dalla casa editrice torinese, è il seguito di quella prima irruzione. Una sorta di cronaca dal fronte fatta di articoli e appelli nelle commissioni ministeriali, doppiamente involontaria perché, come dichiara l'autore nella premessa, «avrei di gran lunga preferito non dover scrivere nemmeno un rigo per richiamare al rispetto della Costituzione e alla tutela del patrimonio, o per protestare contro la devastazione del paesaggio e il tentativo di depenalizzare la ricettazione di opere d'arte». Cos'è accaduto dal 2002 ai 2005? Gli interventi di Settis ruotano attorno a tre gangli centrali: l'approvazione del nuovo Codice Urbani per i Beni culturali e paesaggistici (16 gennaio 2004), i vari tentativi di smantellare il sistema della tutela, quindi la crisi della pubblica amministrazione in questo settore. Nella seconda parte «Passato e futuro» - non mancano le riflessioni di carattere storico. Professore di Storia dell'arte e dell'archeologia classica, Settis ci porta al cuore del problema tenendo la bussola sempre puntata sull'articolo 9 della Carta costituzionale: «la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». La crisi del «modello italiano» della conservazione, fatto relativamente recente, ha responsabilità politiche a destra come a sinistra. L'arte, nonstante certe formule da «aziendalismo straccione» non è merce. Il reddito deve produrlo l'indotto. I beni culturali, nella loro straordinaria connessione con il territorio, sono al contrario uno dei fondamenti della nostra coscienza civile. L'intervista Tutela e valorizzazione dei beni culturali: una distinzione scellerata. È solo una delle più note tesi di Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, questa sera alla Sala Filarmonica di Rovereto per presentare il suo libro «Battaglie senza eroi. I beni culturali tra istituzioni e profitto», durante l'incontro organizzato dall'Accademia Roveretana degli Agiati e dalla sezione trentina di Italia Nostra. Del contenuto del libro, a partire dalle 18, discuteranno con l'autore l'avvocato Gianluigi Ceniti, «padre» della legge nazionale sui parchi e sulle aree protette del 1991 e Franco Marzatico, archeologo, direttore del Museo Castello del Buonconsiglio di Trento. Professor Settis, facciamo il punto della situazione, «Battaglie senza eroi» raccoglie i suoi articoli dal 2002 al 2005. È cambiato qualcosa sul fronte dei beni culturali? «È troppo presto per dirlo. È cambiato il governo. C'è un nuovo ministro che ha dato qualche segnale di buona volontà, preannunciando che vorrà riprendere una politica di assunzione di giovani nell'amministrazione pubblica dei beni culturali. Rutelli ha anche dichiarato di voler studiare per l'anno prossimo una politica di vantaggi fiscali per le donazioni ai musei». Se dovessimo ridisegnare il Ministero dei Beni culturali? «La riforma del ministro Urbani ha gonfiato il centro, cioè il Ministero, e ha impoverito le Soprintendenze. Ma la tutela si fa sui territorio. Attualmente abbiamo una specie di essere deforme con una testa mostruosamente grande. Dobbiamo muoverci nella direzione esattamente contraria». Una proposta per questo governo. Cosa si aspetta realisticamente dalla prossima Finanziaria? «L'urgenza maggiore è quella di riattivare il livello di finanziamento per i beni culturali che c'era fino a qualche anno fa. In questa direzione il Fai (Fondo per l'Ambiente Italiano, ndr) nell'ultima campagna elettorale aveva rivolto un appello a chiunque avesse vinto le elezioni. Prodi rispose positivamente sul Corriere della Sera impegnandosi a riportare il livello del finanziamento all'1 del Pil. Nutro la speranza che questo obiettivo venga realizzato». Uno dei punti critici della situazione normativa attuale è costituito dalla separazione delle attività di tutela e di valorizzazione dei beni culturali. Il peccato originale è nella riforma del Titolo V della Costituzione. Nel generale livellamento delle competenze tra Regioni a statuto ordinario e Regioni a statuto speciale, quale futuro si può intravedere per queste ultime? Possono fungere da modello? «Acquisito il fatto che le Regioni, come le Province, devono avere un ruolo nella tutela a fianco dello Stato, deve essere ribadita la necessità un continuum fra tutela e valorizzazione. Con la normativa vigente questo continuum è spezzato. Bisogna ripensare una ingegneria istituzionale senza sovrapposizioni e senza separazioni artificiose. La questione delle Regioni a statuto speciale è assai delicata. A tutt'oggi purtroppo manca, che io sappia, uno studio di quello che è accaduto in queste regioni. Quello che in generale attualmente si evince è il fatto negativo della perdita di unità nell'azione di tutela». Non le sembra che paradossalmente intorno ai beni culturali ci sia un assordante cicaleccio, dannoso alla stessa causa della tutela, e troppo spesso veicolato dai vocabolari settoriali degli storici dell'arte, dei giuristi, dei «tecnici»? Nel discorso sui beni culturali sembra sempre più venir meno la dimensione «affettiva» o «sentimentale» per ciò che in fondo è uno dei cardini della nostra coscienza civile. «Su questo ha perfettamente ragione. Si sono inventati linguaggi tanto criptici quanto lontani dal reale senso delle cose. Con un impoverimento della discussione sulle meraviglie del nostro Paese».
La battaglia di Settis per difendere l'Italia
Il libro "Battaglie senza eroi. I beni culturali tra istituzioni e profitto" di Salvatore Settis esplora le battaglie contro l'alienazione del patrimonio culturale in Italia. Settis, direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, ha scritto il libro in risposta alla legge Tremonti del 2002 che ha permesso l'alienazione del patrimonio dello Stato attraverso le società ad hoc Patrimonio S.p.A. e Infrastrutture S.p.A. Il libro racchiude gli articoli di Settis dal 2002 al 2005 e affronta temi come la tutela dei beni culturali, la crisi della pubblica amministrazione e la necessità di una politica di valorizzazione dei beni culturali.
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